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giovedì, gennaio 26, 2012

I viaggi di Luca Cavalli Sforza

Luca Cavalli Sforza è il più grande genetista italiano di fama mondiale che ha passato la sua vita a inseguire i grandi misteri umani mettendo insieme pezzi di DNA. Ha sempre sostenuto che la genetica è fondamentale per capire il presente e il futuro delle malattie, ma anche per capire la nostra storia, capire noi stessi, la genetica ci dice come siamo fatti.

Quasi tutte le sue scoperte genetiche nel campo dell’antropologia le ha fatte girando il mondo e il Comune di Milano ieri nel giorno del suo compleanno gli ha regalato una mostra dal titolo “I viaggi di Luca Cavalli Sforza. Ancora una volta ero io il curioso” che sarà aperta fino al 1 aprile 2012 presso l'Atrio dell'Aula Magna del Museo di Storia Naturale.

Fotografie e immagini raccontano non uno scienziato in camice ma un ricercatore avventuriero in divisa da esploratore con l’unico obiettivo di trovare le tracce delle migrazioni umane avvenute secoli fa e che gli hanno permesso di recuperare informazioni necessarie per ricostruire il passato dell’evoluzione umana.

Da dove veniamo? Perché siamo tutti africani? Davvero nelle nostre cellule ci sono ancora le tracce della prima donna che ci ha lasciato il suo Dna mitocondriale e del primo uomo che ci ha lasciato il suo cromosoma Y?

Queste sono le domande che invece si pongono a Roma dove è stata allestita un’altra mostra multimediale al Palazzo delle Esposizioni fino al 9 aprile dal titolo Homo Sapiens. 

Luca Cavalli Sforza ha elaborato il concetto di “geografia genetica” e tramite l’analisi del DNA ha delineato la storia dell’uomo e i suoi spostamenti dall’Africa fino alla colonizzazione del pianeta.

Per lui il concetto di “razze” non ha senso dato che i suoi studi stabiliscono che apparteniamo tutti ad un unico ceppo genetico, nel 1999 ha ricevuto il premio Balzan per le ricerche sulle origini dell’uomo.

Per approfondire
Il caso e la necessità
Ragioni e limiti della diversità genetica

giovedì, ottobre 21, 2010

Arte rupestre delle Alpi

Si terrà dal 21 al 24 ottobre 2010 a Capo di Ponte il convegno "Arte rupestre delle Alpi", organizzato dal Centro Camuno di Studi Preistorici per presentare un quadro aggiornato delle scoperte e dello stato della ricerca sull'arte rupestre alpina, con una sessione speciale dedicata ai confronti con le altre grandi aree rupestri europee. Il Convegno vedrà la partecipazione di ricercatori del campo nelle varie regioni alpine italiane, della Svizzera, della Francia, della Baviera e dell'Austria, cui si aggiungeranno contributi delle aree scandinava, iberica, britannica, armena e siberiana.

In concomitanza al convegno, che si svolge nell'ambito del programma "Archeoweek - Settimana dell'archeologia", vi sarà la presenza di alcuni importanti studiosi fra cui Luca Cavalli Sforza il quale, terrà la sua comunicazione con Emmanuel Anati e Pier Luigi Bolmida nel pomeriggio di venerdì 22 ottobre.

Il Convegno “Arte rupestre delle Alpi”, ha il patrocinio dell’UNESCO e si sviluppa all’interno del Progetto FORUM del Dipartimento Valcamonica del Centro Camuno di Studi Preistorici (sostenuto dal Distretto Culturale della Valle Camonica, dal Consorzio Comuni BIM e dalla Comunità Montana della Valle Camonica, con il contributo della Fondazione Cariplo).

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Centro Camuno di Studi Preistorici al numero di telefono 0364.42091.

martedì, settembre 07, 2010

La deriva genetica

Più di trenta anni fa è comparso un bellissimo libro con questo titolo. Lo scrisse Jacques Monod, uno straordinario scienziato francese dell’Istituto Pasteur, premio Nobel nel 1965 per le sue scoperte su come gli organismi possono adattarsi in modo rapido ed economico al loro ambiente di vita, mettendosi a produrre le sostanze necessarie per digerire un alimento solo quando esso è disponibile. A differenza dei batteriologi del suo tempo, Monod aveva capito la genetica e la teoria darwiniana dell’evoluzione, e il suo libro “Le Hasard et la Necessité" non ha a che vedere direttamente con le sue scoperte, ma parla dei due meccanismi fondamentali dell’evoluzione: la mutazione e la selezione naturale. La parola Hasard, il caso, descrive la mutazione, cioè i cambiamenti ereditari, che sono rari e spontanei, e non sono diretti a risolvere in modo specifico i mille problemi che si presentano ad ogni specie di organismi viventi nel corso della loro vita, ma offrono delle novità che potrebbero essere utili, pur se non lo sono necessariamente. È la selezione naturale, che sceglie quale di queste novità viene adottata. Essa infatti promuove solo quelle mutazioni che aumentano la probabilità di un individuo di sopravvivere fino a potersi riprodurre, e quella di generare più figli meglio provveduti della media di tutti i viventi della stessa generazione. La Necessité è quindi la selezione naturale, che favorisce in modo interamente automatico chi è più in grado di continuare la specie, producendo figli che hanno maggior successo riproduttivo della media della popolazione di fronte alle difficoltà e ai pericoli che ogni specie incontra nell’ambiente in cui vive.

Questo titolo è una descrizione estremamente succinta ed elegante, quasi poetica, della vita. La ragione per usare di nuovo lo stesso titolo è che il libro di Monod ha un grave difetto: sottovaluta molto l’importanza del caso nell’evoluzione, che oggi sappiamo è molto più grande, e non viene solo dal fatto che la mutazione è un fenomeno casuale. Oltre ai due classici fattori di evoluzione descritti da Darwin esistono altri due molto importanti: uno si chiama “deriva genetica”, l’altro migrazione. Il primo di questi due è puro “caso” nel senso più stretto della parola, come la si usa nel calcolo della probabilità e dei giochi d’azzardo, come roulette, dadi e così via. Ai tempi in cui Monod scrisse il suo libro, i genetisti avevano definito la deriva genetica, ma non le davano ancora l’importanza che meritava. La mia prima ricerca di genetica umana fu proprio dedicata a valutare quantitativamente l’importanza di questo fattore evolutivo, e molto altro lavoro che feci poi, compreso quello relativo a uno degli ultimi articoli pubblicato circa un anno fa, cominciò a riconoscerne il giusto valore, che è almeno altrettanto grande quanto quello della selezione naturale. Per questo penso valga la pena di fare questa tardiva correzione a un bel libro, un classico, riutilizzandone l’eccellente titolo. Monod era una persona di grande valore umano oltre che ottimo scienziato, e avrebbe capito benissimo se avessi avuto occasione di parlargliene. Purtroppo morì presto.

Luigi Luca Cavalli Sforza - Il caso e la necessità - Di Renzo Editore

venerdì, maggio 28, 2010

Ricerca antropologica

Oggi 28 maggio 2010, presso il dipartimento di Biologia animale e dell’uomo dell'università la Sapienza, Luigi Luca Cavalli Sforza, docente emerito di Genetica all’Università di Stanford, sta tenendo una lezione tesa ad analizzare gli aspetti che rendono ancora oggi le popolazioni pigmee dell’Africa centrale uno dei gruppi di maggiore interesse per la ricerca antropologica.

Le possibili interpretazioni riguardo a caratteri antropometrici così particolari saranno discusse con antropologi, genetisti e linguisti, autori dei più recenti studi sull’argomento.

martedì, maggio 18, 2010

Il caso e la necessità

di: Mauro Mandrioli - da La mucca di Schrödinger - Facebook
Ci sono alcuni libri che più di altri influenzano le nostre vite ed “Il caso e la necessità” di Jacques Monod è per me uno dei più importanti. E’ stato quindi con grande curiosità che mi sono avvicinato all’ultimo libro di Luca Luigi Cavalli Sforza che riprende lo stesso titolo di Monod. La scelta di Cavalli Sforza è spiegata immediatamente all’inizio del libro ed è legata al fatto di voler dare al caso una valenza ed una importanza ancora maggiore rispetto a quella che Monod gli attribuiva nel 1970. Non sono certo che il libro si efficace in questo risultato, sebbene ampio spazio sia dato alla deriva genetica ed alle migrazioni ed alla loro importanza nell’evoluzione, rimane però che la versione de “Il caso e la necessità” di Cavalli Sforza è un efficace excursus sull’evoluzione umana e sui diversi contributi (biologici e culturali) di cui dobbiamo tenere conto per capirne pienamente le basi. Il libro è quindi un buon testo per avvicinarsi all’evoluzione umana senza tecnicismi e con la chiarezza e la semplicità che caratterizzano tutti i libri di Cavalli Sforza.

Il libro inizia ripercorrendo velocemente la vita e la carriera di Cavalli Sforza e certamente non passano inosservati i nomi di alcuni degli scienziati con cui Cavalli Sforza ha interagito: basti pensare, per citarne solo alcuni, ad Adriano Buzzati-Traverso, Ronald Fischer, Joshua Lederberg e James Watson. Così come colpisce vedere l’energia con cui Cavalli Sforza si dedica alla ricerca scientifica ed alla comunicazione della scienza: “..qualche volta mi stupisco di quanto insaziabile continui ad essere la molla che ha sempre mantenuto la mia ricerca, la curiosità”.

Nella prima parte del libro Cavalli Sforza parla del progetto “Human Genome Diversity Project” (HGDP), da lui intensamente voluto per capire l’origine della diversità delle popolazioni umane e l’evoluzione della nostra specie. “Vale la pena accennare - scrive Cavalli Sforza - agli ostacoli di natura etica e politica che abbiamo dovuto fronteggiare. Siamo stati accusati di rinforzare con le nostre ricerche il concetto di razza, proprio l’opposto delle nostre persuasioni. Ci hanno chiamato biocolonialisti, ritenendo immorale prelevare sangue a gente inerme come gli indigeni; come se noi intendessimo prelevarlo con la violenza. Ci hanno tacciato di sfruttarli e di volerci arricchire procacciandoci brevetti sul DNA delle popolazioni indigene, di violare le loro identità politiche perché il nostro metodo scientifico avrebbe avuto l’egemonia sulla costruzione dell’identità umana, di andare contro i miti di origine delle popolazioni aborigene e così via”. Nonostante numerose opposizioni e scarsi fondi il progetto è proseguito ed anche la rivista Nature Genetics ha dedicato a questo progetto ampio spazio mostrando le numerose potenzialità di un simile approccio allo studio della diversità umana.

L’altro aspetto che emerge prepotentemente dal libro di Cavalli Sforza è l’importanza degli studi multidisciplinari per comprendere pienamente l’evoluzione umana, perché “l’evoluzione umana non è una questione meramente genetica, ma anche culturale. Noi esseri umani abbiamo fatto della trasmissibilità delle nozioni culturali da una generazione all’altra il primo meccanismo adattativo della specie. Vi deve essere dunque una stretta correlazione tra la capacità umana di fare cultura e la selezione naturale. (…). L’esempio più immediato è quello del linguaggio: è infatti molto probabile che lo sviluppo del linguaggio sia legato all’aumento delle dimensioni del cervello umano, anche se è difficile dire esattamente come e perché. Ecco dunque che l’intervento di altre discipline – l’antropologia e la linguistica in questo caso – può risultare di aiuto al genetista”.

Cavalli Sforza ripercorre quindi gli studi condotti sul parallelismo tra l’evoluzione delle lingue e quella delle popolazioni umane, perché “ci sono infatti chiare analogie – sottolinea Cavalli Sforza – tra l’evoluzione genetica e quella linguistica”, sebbene “non ci si aspetti un correlazione perfetta, dato che il linguaggio (in quanto fenomeno culturale) tende a mutare e quindi anche evolvere in tempi molto più rapidi dei geni”. Altro aspetto importante dell’evoluzione umana è dato dalla cultura in genere, di cui il linguaggio è parte, ma che consiste di “quel patrimonio di conoscenze accumulato nel corso di generazioni (…) e che modella il nostro comportamento”. L’importanza della cultura nel suo complesso non può essere sottovalutata, poiché ci sono cambiamenti culturali che sono equivalenti alle mutazioni, come le invenzioni o le innovazioni, anche se si tratta di variazioni meno casuali rispetto alle mutazioni biologiche. La crescita demografica umana, ad esempio, è provato che sia stata influenzata “da innovazioni tecnologiche riguardanti la produzione di cibo, i trasporti, il potere militare e, in epoche più recenti, le comunicazioni, la matematica e le tecniche sperimentali. Con il trionfo della comunicazione l’evoluzione culturale è diventata il motore dell’evoluzione umana e probabilmente anche dell’evoluzione genetica”.

Questa duplice natura (biologica e culturale) della nostra evoluzione è facilmente osservabile tanto che “se prendiamo le migrazioni, non possiamo esimerci dall’ammettere che sono un fenomeno tanto genetico quanto culturale. Le migrazioni inseriscono nuovi geni, ma anche nuovi costumi e abitudini”. E’ tra l’altro interessante notare come sia proprio la componente culturale a rappresentare il principale elemento di differenze tra le popolazioni. “Ciò che è certo – scrive Cavalli Sforza- è che la variazione genetica è maggiore fra gli individui di una popolazione, che tra le popolazioni. Sul piano culturale avviene esattamente l’opposto: vi è più variazione culturale tra le diverse popolazioni che non all’interno di un solo gruppo”. Cavalli Sforza espresse questo concetto in modo molto chiaro in libri precedenti ad indicare che il razzismo non ha basi biologiche, ma solo culturali.

Per capire quindi l’evoluzione dell’uomo sottolinea Cavali Sforza è “necessario lo studio parallelo di taluni fenomeni attraverso discipline diverse, che vanno dalla genetica alla paleontologia, archeologia, storia, demografia, sociologia, antropologia culturale e fisica, linguistica, toponomastica e antroponimia”. L’ultima parte del libro è dedicata al futuro e Cavalli Sforza dedica spazio alle prospettive di applicazione all’uomo delle ricerche in ambito medico e ai margini di evoluzione della nostra specie, sottolineando il fatto che il futuro dell’uomo non potrà che essere influenzato dalle migrazioni che, sebbene causa di lamentele da parte di razzisti e xenofobi, non potranno che rendere più rosse le prospettive evolutive della nostra specie

lunedì, ottobre 05, 2009

Non esiste la diversità razziale


A 87 anni Luca Cavalli-Sforza è stato premiato dalla Fondazione Masi per l'impegno nel progetto "Moderazione nel vino". Lo scienziato-ricercatore italiano è il più grande studioso sulla genetica e sull'evoluzione dell'uomo. Infatti i suoi studi hanno accurato che l'evoluzione dell'uomo moderno derivi da una popolazione del centro africa che si è diffusa poi su tutto il pianeta.


«Le variazioni genetiche - sostiene - non autorizzano a parlare di diversità razziale. Sono gli influssi culturali a differenziare realmente l'umanità».

Gli scienziati, ha poi affermato Cavalli Sforza, cercano solo di spiegare i fatti con i loro ragionamenti e arrivare a delle conclusioni su cui si trovano tutti d'accordo, l'importante è non farsi influenzare dalla politica, dalla morale e dalla religione.

«Negli Usa solo il 40 per cento crede all'evoluzione; in Italia il 75, per fortuna».

Va comunque evitata la visione razzista, c'è bisogno di gente che venga da fuori per continuare a riprodurci e ad evolverci.

martedì, luglio 14, 2009

Festival della Mente

Due importanti appuntamenti segnano la sesta edizione del Festival della mente che si tiene ogni anno a Sarzana. Il primo appuntamento è con Luca Cavalli Sforza il 4 settembre alle ore 17.45 che si terrà presso Piazza Mazzini.
Evoluzione culturale: è più importante di quella biologica? 
Il nostro patrimonio culturale (il prodotto della nostra mente) è soggetto ad evoluzione nel tempo e nello spazio, così come il nostro DNA. E’ utile studiare l’evoluzione culturale sulla base di un modello generale che vale anche per quella biologica, e che comprende le novità (le mutazioni genetiche, del DNA per la biologia, le innovazioni e le invenzioni per la cultura), la loro accettazione (selezione naturale e culturale) e altri fattori di natura demografica. Oltre alla natura di quel che cambia, è molto importante anche il meccanismo di trasmissione: per il DNA è da genitori a figli, mentre nella cultura è molto più vario ed efficiente: oggi possiamo trasmettere rapidamente qualunque informazione a tutto il mondo con la velocità della luce o quasi. L’evoluzione culturale è perciò divenuta sempre più importante nell’uomo, tende a dirigere l’evoluzione biologica, quei problemi che una volta dovevano essere risolti da mutazioni genetiche rare e casuali, diffondendosi poi con grande lentezza a tutta la popolazione, oggi sono risolti in modo molto più rapido con innovazioni mirate direttamente ai problemi. Ma come tutte le innovazioni, genetiche o culturali, anche quelle tecnologiche hanno costi oltre che benefici, e la parola finale sull’utilità di una innovazione spetta sempre alla selezione naturale.
Il secondo e affascinante appuntamento dal titolo Beautiful mind. Il pensiero della bellezza si terrà il 5 settembre alle 11.30 presso la sala multimediale canale lunese. A tenere la conferenza sarà uno dei massimi neuroscienziati al mondo, pioniere e fondatore della disciplina definita neuroestetica, che indaga sulla relazione tra il funzionamento del cervello e la rappresentazione artistica, parlerà, anche per immagini, del rapporto fra arte, bellezza, desiderio e amore, dall'inedito punto di vista delle neuroscienze, che Zeki ama spiegare con le parole di Oscar Wilde "Venisti a me per imparare il Piacere della Vita e il Piacere dell'Arte. Forse sono stato scelto per insegnarti qualcosa di più splendido: il significato del Dolore, e la sua bellezza". (Oscar Wilde, De Profundis, Feltrinelli, 1991, trad. Camilla Salvago Raggi).

martedì, febbraio 10, 2009

Bicentenario Darwin

Sono molte le iniziative che riguardano i 200 anni dalla nascita di Darwin. Una delle più importanti figure dell'etologia e della difesa della natura, incontrerà la cittadinanza e gli studenti delle scuole superiori di Trento. Il racconto della sua fantastica vita passata in Tanzania tra gli scimpanzé, il suo continuo impegno nel mondo per diffondere pace e per portare la voce delle popolazioni afflitte da guerre e malattie. Jane Goodall parlerà delle attuali ricerche sugli scimpanzé al Gombe Stream Researh Centre in Tanzania, dei programmi per conservare il prezioso habitat forestale e migliorare le condizioni di vita degli abitanti della zona adiacente al Parco Nazionale.

Tratterà, inoltre, del Jane Goodall Institute e del suo programma Roots & Shoots, la campagna mondiale promossa per la diffusione di una nuova etica ambientale e umanitaria. Questo programma incoraggia lo scambio tra culture diverse, il rispetto per l’ambiente e gli altri animali e l’impegno verso la propria comunità. Come Messaggero di Pace per l’ONU discuterà infine delle ragioni che la inducono a sperare in questi tempi complessi e della viva consapevolezza che ognuno di noi possa contribuire e fare la differenza.

Di Renzo Editore, per celebrare l'evento attuerà uno sconto del 20% dal 12 febbraio al 14 febbraio su 4 titoli che trattano l'argomento.

Luigi Luca Cavalli Sforza (Il caso e la necessità - Ragioni e limiti della diversità geneta) è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica.

Francisco J. Ayala ( Le ragioni dell’evoluzione ) Professore di Scienze biologiche e Filosofia all’Università della California e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, è stato consigliere del Presidente degli Stati Uniti per la scienza e la tecnologia durante l’amministrazione Clinton.Si è occupato di ricerche di genetica evolutiva, in particolare delle diversità genetiche delle popolazioni, l’origine della malaria e l’orologio molecolare dell’evoluzione. Tra i suoi interessi figurano anche il confronto tra religione e scienza e le questioni epistemologiche, etiche e filosofiche legate alla biologia umana.

Jane Goodall ( Cambiare il mondo in una notte ) primatologa, etologa e naturalista di fama internazionale, messaggera di pace per l’ONU, è nota in tutto il mondo per i suoi studi sugli scimpanzé. Ha fondato il Gombe National Park e il Jane Goodall Institute, che si occupa di numerosi progetti a favore degli animali, dell’ambiente e del continente africano.

Irenäus Eibl-Eibesfeldt ( Dall’animale all’uomo ) ha studiato biologia con Konrad Lorenz e Wilhelm von Marinelli e dal 1963 ha insegnato all’Università di Monaco.

martedì, gennaio 13, 2009

Scienza e Religione

Quanto è difficile far andare d'accordo scienza e religione? E' il dilemma che va ormai avanti da anni, da quando Galileo fu messo alla berlina (per andarci leggeri) e oggi dopo 400 anni la chiesa comincia in un certo senso a chiedere scusa per aver offeso la sua immagine tutto il mondo scientifico. Su L'Osservatore Romano è apparso un articolo sulla pillola anticoncezionale e un lettore scrive indignato al Corriere della Sera sottolineando che la chiesa dovrebbe fare come tutti gli scienziati, non parlare mai di fede, portando come nome di esempio Luca Cavalli Sforza. Gli scienziati non parlano di fede e la chiesa non dovrebbe parlare di scienza e chiude la lettera domandando con una sottile ironia:

"Che c'azzecca il Papa, scapolo, presumibilmente vergine e senza formazione scientifica, con la pillola anticoncezionale? Mistero. Saluti."

La scienza e religione non sempre, anzi quasi mai, sono riusciti a convivere insieme e uno esclude l'altra, ma spesso è la religione a escludere a prescindere la scienza. Alla domanda per esempio chi ha creato l'universo, i fedeli rispondono sempre Dio mentre gli scienziati riservano un mondo di dubbi.

Margherita Hack che sarà presente il 15 gennaio al festival della scienza di Roma, interverrà proprio sul mistero dell’universo, e alla domanda se Dio ha creato l’universo risponde che un’altra risposta è possibile, l’universo si è formato dal nulla, un’idea che può sembrare assurda ma che non viola le leggi della fisica: infatti, se l’universo ha un bilancio energetico globale zero, può essersi originato dal nulla senza violare la legge della conservazione dell’energia. In un universo piano, quale è quello indicato dalle osservazioni, l’energia gravitazionale totale è esattamente zero. I dubbi restano e si continua in qualche modo a ricercare senza affermare, quando le cose non si conoscono che è stato Dio a crearle.

lunedì, novembre 10, 2008

Razza umana?

Sicuramente tutti avrete sentito almeno una volta la famosa frase di Albert Einstein, "L'unica razza che conosco è quella umana". Cavalli Sforza alla recente edizione del Festival della Scienza di Genova, ha ribadito questo pensiero.
Parlando proprio della diversità genetica, lo scienziato italiano ha concluso la sua "lezione" affermando proprio che "razza è una brutta parola, possiamo utilizzare questo termine solo se ci si riferisce agli animali o alle piante, ma se parliamo di esseri umani le razze non esistono".

mercoledì, novembre 05, 2008

Festival...perchè la scienza è scienza!!

Si è concluso ieri il Festival della scienza di Genova con il solito successo. Il tema di quest'anno era appunto la diversità, la diverstità della mente, la diversità del linguaggio della tecnologia e delle idee.
Affrontato come tema da Luigi Luca Cavalli Sforza, quello della diversità, nella lectio magistralis che ha inaugurato la sesta edizione del festival. Lo scienziato italiano ha affermato che la diversità "è il fulcro della storia umana". La diversità mette paura ma incuriosisce anche, e se la diversità è quella mentale, i curiosi aumentano, e la lectio magistralis di Catherine Vidal è stata la contro prova. Molto seguita la lezione che ha definitivamente demolito il luogo comune sulla diversità biologiche che c'è tra il cervello femminile e quello maschile.
Per un Festival che chiude, c'è un festival che apre. Da ieri fino al 11 novembre a Cagliari aprirà i battenti un altro festival della scienza.
Il festival, organizzato dal comitato ScienzaSocietàScienza, è dedicato al dialogo tra scienza e società e prevede una fitta serie di conferenze, dibattiti, eventi e spettacoli. In questo ambito, la presenza di Sardegna Ricerche prevede diversi appuntamenti, organizzati all'interno dello spazio "La Torretta" dell'ExMà. Tra le tante conferenze segnaliamo quella di Edoardo Boncinelli “Come nascono le idee” il giorno 8 novembre alle ore 17.30

martedì, novembre 04, 2008

La vita non è più un mistero

Il 28 ottobre c'è stata l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e ad innaugurarla una lectio magistralis del professor Luca Cavalli Sforza. Lo scienziato italiano ha esordito affermando che la vita “non è più un mistero” e questo perchè sappiamo che cos'è il DNA, sappiamo che una molecola è in grado di replicare se stessa. E sappiamo anche che la vita si evolve anche con errori di copiatura e con gli errori l'evoluzione si mette in moto e l'evoluzione non è nient'altro che il progressivo adattamento degli organismi mutanti e mutati all'ambiente circostante. Questo è il pensiero di Luca Cavalli Sforza che viene condiviso anche dal professor Edoardo Boncinelli

giovedì, ottobre 30, 2008

Geni e comportamenti

"Il ruolo dei comportamenti è fondamentale in quanto sono in grado di cambiare alcune delle condizioni su cui si esercita la selezione naturale, questa circostanza è il frutto di una o più mutazioni in punti particolari del genoma che ha consentito, in un’ epoca relativamente antica (l’ultima glaciazione circa 13.000 anni fa) e in territori con scarso cibo, di nutrirsi da una abbondante fonte di calorie e nutrienti come il latte. Questo dimostra la validità della teoria della selezione naturale (solo gli individui con la mutazione favorevole sono sopravvissuti in ambienti con scarsità di cibo e abbondanza di latte) e anche che un comportamento (decidere di consumare il latte degli animali allevati) può dirigere l’evoluzione biologica".

L’esempio più noto riguarda il gene che comanda la produzione dell’enzima che digerisce il lattosio. È noto che soprattutto in Italia centro-meridionale molte persone sono intolleranti al lattosio accusando numerosi disturbi. La causa di ciò è che nell’uomo, come in tutti i mammiferi, dopo il secondo anno di vita, il gene smette di funzionare: l’enzima non viene più prodotto e il lattosio non viene digerito. Ma noi sappiamo che, per esempio, quasi il 100% degli abitanti della penisola scandinava hanno l’enzima attivo anche in età adulta.

Questo è stato l'intervento di Luca Cavalli Sforza tenuto il 24 ottobre al convegno "GENI E COMPORTAMENTI. ARTE E SCIENZA DELLA VITA"

giovedì, ottobre 23, 2008

Scienza a Genova

Nel cortile di Palazzo Ducale già da qualche giorno è atterrata una navicella spaziale e da oggi fino al 4 novembre rimarrà ferma a dare spettacolo per la nuova edizione del Festival della Scienza di Genova. Due autori che hanno scritto


Il filo conduttore scelto è la scoperta e la conoscenza della Diversità: spazio d'incontro tra i diversi ambiti del sapere, risorsa per contaminazioni tra discipline, motore della scienza e, soprattutto, "fulcro della storia umana", come recita il titolo della Lectio Magistralis d'apertura del genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, seguita da quella di David Gross, Nobel 2004 per la Fisica.

Il programma è articolato su sei percorsi tematici: la diversità della tecnologia, della mente, dei linguaggi, della vita, della materia e delle idee. Il lato più autorevole è rappresentato dalle lezioni di ricercatori, filosofi e scienziati, fra cui l'oncologa Devra Davis, lo psicologofilosofo Nicholas Humphrey, il biologo Lewis Wolpert, il neurobiologo Jean-Didier Vincent, il filosofo Mark Buchanan.
Di particolare interesse la sezione dedicata alla Diversità della mente, compresi la fisiologia e i misteri del cervello e, soprattutto, i confini della neuroscienza. Sarà trattata la dinamica dei comportamenti e delle emozioni, dalla depressione all'abisso della coscienza. Il laboratorio "L'altro sguardo" darà la possibilità di "vedere" e "sentire" il mondo dal punto di vista di una persona soggetta ad autismo. Da segnalare poi la sezione Diversità della vita, fulcro della storia umana secondo la lectio del genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, ma anche potenziale insidia, per esempio quando contribuisce a rafforzare un virus letale, come dice la virologa Ilaria Capua.

Il Festival è a emissioni zero. National Geographic Channel presenterà in anteprima due documentari: "Riparazioni impossibili: Operazione Transatlantico" e "Pesci giganti dell'Amazzonia".
Info
www.festivalscienza.it

giovedì, ottobre 16, 2008

Geni e cultura camminano insieme

Luigi Luca Cavalli Sforza, uno dei massimi genetisti viventi, ha deciso di rientrare definitivamente in Italia dopo 37 anni passati negli Stati Uniti, alla Facoltà di Medicina della Stanford University, dove è stato professore e poi professore emerito di Genetica. Il prossimo 24 ottobre a Roma aprirà il Congresso nazionale della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia con una lezione magistrale su "Geni e cultura: il ruolo dei comportamenti nell'evoluzione umana". Il caso e la necessità È qui la peculiarità della ricerca di Cavalli Sforza e, al tempo stesso, il coraggio di un'indagine necessariamente interdisciplinare, che presuppone una contaminazione tra scienze biologiche e scienze cosiddette umanistiche.
"Il primo vantaggio che si può trarre da questo approccio multidisciplinare", scrive in un suo recente libro "Il caso e la necessità", Di Renzo Editore, Roma 2007, "è il piacere intellettuale di trovare somiglianze e concordanze tra ambiti di studio così disparati e solitamente presentati come opposti, come la scienza e le discipline umanistiche".
Ma il libro che ha fatto più scalpore sull'argomento lo pubblicò nel 1981 assieme al genetista di popolazione Marcus W. Feldman, con il titolo "Cultural transmission and evolution", Princeton University Press, dove introdusse il concetto di "evoluzione culturale" che, al pari di quella biologica, obbedisce alla stessa necessità: l'adattamento della specie."L'evoluzione culturale è un'invenzione, o meglio, una manifestazione dell'evoluzione genetica, una delle tante. Non è unica dell'uomo. Vi sono manifestazioni "sociali" anche nei batteri che qualcuno equipara a fenomeni culturali.
Tratto da La Repubblica del 16 ottobre 2008

Festival della Scienza

La sesta edizione si svolgerà dal 23 ottobre al 4 novembre 2008, con molti ospiti illustri. Il tema di quest’anno è la diversità, declinata nella sue varie forme: diversità nella tecnologia, nella mente e nel linguaggio, nella vita, nella materia e nelle idee.
Ad aprire la manifestazione scientifica sarà Luigi Luca Cavalli Sforza, autore del libro Il caso e la necessità con una lectio magistralis, seguito dal Premio Nobel per la Fisica nel 2004 David Gross che ha pubblicato in italia, sempre con Di Renzo Editore il testo L'universo affascinante .
Metà delle lectio di quest’anno avranno come protagoniste donne di scienza: dall’oncologa Devra Davis, all’astrofisica Giovanna Tinetti, dalla giornalista Gabriella Walker a Catia Bastioli, vincitrice del Premio Inventore Europeo nel 2007.
«La diversità è la chiave per capire molti fenomeni che ci toccano: per esempio, senza il diverso non potremmo comprendere neanche la tradizione», dice Bo.

Una delle prerogative del Festival è stupire con effetti speciali. Quest’anno, in occasione dei 70 anni dell’Agenzia Spaziale Italiana, arriva la navicella spaziale Soyuz direttamente dalla Russia.
Lo Spazio Telecom, invece, è dedicato al fenomeno delle onde. Dalle onde radio, onde di mare, quelle che cavalcano i surfisti

martedì, ottobre 07, 2008

La diversità è il fulcro della storia umana

Un'edizione del Festival della Scienza dedicata alla parola chiave diversità non poteva non essere aperta dallo scienziato italiano che più di ogni altro ha contribuito a ricostruire la storia della diversità umana con gli strumenti della genetica, Luigi Luca Cavalli Sforza (Il caso e la necessità - Di Renzo Editore). A lui dobbiamo la nostra visione attuale della storia e della geografia dei geni umani, ricostruita attraverso i tracciati delle diaspore, delle migrazioni e delle ibridazioni dei popoli dall' origine africana della nostra specie a oggi.

Il 23 ottobre la nuova edizione del Festival della Scienza si apre con un intervento del premio Nobel per la fisica nel 2004 David J. Gross (L'universo affascinante - Di Renzo Editore) sullo stato dell'arte delle nostre conoscenze nell'ambito della fisica delel particelle elementari. Incominciando dalle rivoluzioni sperimentali che potrebbero avere luogo nel Large Hadron Collider, acceleratore recentemente inaugurato al CERN di Ginevra, Gross descriverà poi la teoria delle stringhe: uno dei più famosi tentativi che, negli ultimi decenni, sono stati fatti dagli scienziati per unificare le forze fondamentali presenti in natura e le diverse forme della materia. Nonostante nell'ultima decade siano stati fatti notevoli progressi, infatti, non abbiamo ancora raggiunto una comprensione della teoria a livello fondamentale.



E' possibile, come molti sospettano, che la teoria sia ancora in una fase "pre-rivoluzionaria" e sia pertanto necessario un profondo cambiamento nel nostro modo di concepire lo spazio e il tempo?

mercoledì, gennaio 16, 2008

Il genere della salute

Da martedì 29 gennaio 2008 alle ore 18.30 al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, prenderà il via la nuova edizione di Il genere della salute. Le manifestazioni, gli sviluppi e i trattamenti delle patologie differiscono in base al sesso, in base al genere o in base a una combinazione di entrambi? La medicina di genere è la scienza che si basa sul fatto che le caratteristiche biologiche e sociali degli esseri umani di sesso maschile siano diverse da quelle degli esseri umani di sesso femminile?

A partire da queste domande fondamentali, Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova, Carlo Vergani, primario della Divisione di Geriatria al Policlinico di Milano e Gilberto Corbellino, indagheranno la natura della medicina e la natura delle donne, nel tentativo di comprendere se la natura della medicina è in grado di dirci qualcosa di importante sulla natura delle donne e se la natura delle donne è capace di dirci qualcosa di importante sulla natura della medicina.
Dopo gli incontri con Umberto Galimberti, Edoardo Boncinelli (A caccia di geni - Di Renzo Editore) , Camilla Baresani, Roberta De Monticelli, Luciano Garofano e Luigi Luca Cavalli Sforza (Il caso e la necessità - Di Renzo Editore) , il Museo prosegue nell’ambizioso obiettivo di creare un’agorà, un luogo di riflessione e confronto per tutti.

mercoledì, ottobre 24, 2007

A Curiosi!!!

E' il classico intercalare romano, ma potrebbe anche essere lo slogan del Festival della scienza di Genova che quest'anno (il quinto per l'esattezza) si rivolge proprio alla curiosità. Il Festival si svolge dal 25 Ottobre al 6 Novembre. Non si possono (per questioni di spazio) elencare tutti gli eventi e gli ospiti, le special guest, ma qualche nome possiamo farlo. Tra gli ospiti ci saranno Freeman Dyson, fisico matematico di fama internazionale, autore del libro L’importanza di essere imprevedibile, Luigi Luca Cavalli Sforza, il padre dei genetisti italiani e autore del testo Il caso e la necessità , e ancora Edoardo Boncinelli capo del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo presso il Dipartimento di Ricerca Biologica e Tecnologica dell'Istituto Scientifico H. San Raffaele che ha pubblicato nel 2001 A caccia di geni

mercoledì, settembre 05, 2007

A PAVIA IL FESTIVAL DEI SAPERI

Parte oggi il Festival dei Saperi di Pavia giunta alla seconda Edizione che è divenuto uno dei modi che la città ha scelto per incontrarsi e riflettere, collocandosi al centro di quegli incroci. Piazze, cortili , i teatri, le rive del fiume, le chiese e i giardini saranno i tanti palcoscenici di incontri, conferenze concerti, spettacoli e laboratori dedicati al tema “La nuova città e la nuova democrazia”. Arte, Urbanistica, Sociologia, Scienza, Politica, saranno al centro della Città per 5 giorni. Nel modulo scientifico, coordinato dallo scienziato Carlo Alberto Redi e in cui spicca la presenza di Luca Cavalli Sforza, vi saranno quotidianamente incontri e conversazioni sul DNA, sulle staminali, sull'evoluzione umana e laboratori aperti al pubblico legati al tema dell'identità in biologia, attraverso l'analisi e la presentazione dello studio del cordone ombelicale, anche in relazione alla "moda" di depositarlo in banche estere sicure per poterlo utilizzare come riserva personale. L'intento di fondo dello scienziato è quello di sottolineare quanto il concetto di appartenenza ad una città e ad una comunità non abbia alcun fondamento biologico compreso il concetto di "razza". L'incontro si terrà VENERDÌ 7 SETTEMBRE alle ore 21.00 presso L'aula Magna dell'Università di Pavia. Pievani dialoga con Luigi Luca Cavalli Sforza su Cosa abbiamo imparato studiando l’evoluzione umana?

Luigi Luca Cavalli Sforza è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica con la genetica di popolazioni e quella dei gruppi sanguigni. Ha pubblicato con Di Renzo Editore (www.direnzo.it) "Il caso e la necessità". In questo libro il noto genetista italiano ci racconta i mille sentieri percorsi durante la sua ricerca, spesso in campi a lui estranei, come l’archeologia o la linguistica, nel tentativo di ritrovare nell’attuale patrimonio genetico dell’uomo i segni lasciati dalle grandi migrazioni del nostro antico passato.