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| Il caso e la necessità Ragioni e limiti della diversità genetica |
giovedì, gennaio 26, 2012
I viaggi di Luca Cavalli Sforza
giovedì, ottobre 21, 2010
Arte rupestre delle Alpi
martedì, settembre 07, 2010
La deriva genetica
venerdì, maggio 28, 2010
Ricerca antropologica
Le possibili interpretazioni riguardo a caratteri antropometrici così particolari saranno discusse con antropologi, genetisti e linguisti, autori dei più recenti studi sull’argomento.
martedì, maggio 18, 2010
Il caso e la necessità
Il libro inizia ripercorrendo velocemente la vita e la carriera di Cavalli Sforza e certamente non passano inosservati i nomi di alcuni degli scienziati con cui Cavalli Sforza ha interagito: basti pensare, per citarne solo alcuni, ad Adriano Buzzati-Traverso, Ronald Fischer, Joshua Lederberg e James Watson. Così come colpisce vedere l’energia con cui Cavalli Sforza si dedica alla ricerca scientifica ed alla comunicazione della scienza: “..qualche volta mi stupisco di quanto insaziabile continui ad essere la molla che ha sempre mantenuto la mia ricerca, la curiosità”.
Nella prima parte del libro Cavalli Sforza parla del progetto “Human Genome Diversity Project” (HGDP), da lui intensamente voluto per capire l’origine della diversità delle popolazioni umane e l’evoluzione della nostra specie. “Vale la pena accennare - scrive Cavalli Sforza - agli ostacoli di natura etica e politica che abbiamo dovuto fronteggiare. Siamo stati accusati di rinforzare con le nostre ricerche il concetto di razza, proprio l’opposto delle nostre persuasioni. Ci hanno chiamato biocolonialisti, ritenendo immorale prelevare sangue a gente inerme come gli indigeni; come se noi intendessimo prelevarlo con la violenza. Ci hanno tacciato di sfruttarli e di volerci arricchire procacciandoci brevetti sul DNA delle popolazioni indigene, di violare le loro identità politiche perché il nostro metodo scientifico avrebbe avuto l’egemonia sulla costruzione dell’identità umana, di andare contro i miti di origine delle popolazioni aborigene e così via”. Nonostante numerose opposizioni e scarsi fondi il progetto è proseguito ed anche la rivista Nature Genetics ha dedicato a questo progetto ampio spazio mostrando le numerose potenzialità di un simile approccio allo studio della diversità umana.
L’altro aspetto che emerge prepotentemente dal libro di Cavalli Sforza è l’importanza degli studi multidisciplinari per comprendere pienamente l’evoluzione umana, perché “l’evoluzione umana non è una questione meramente genetica, ma anche culturale. Noi esseri umani abbiamo fatto della trasmissibilità delle nozioni culturali da una generazione all’altra il primo meccanismo adattativo della specie. Vi deve essere dunque una stretta correlazione tra la capacità umana di fare cultura e la selezione naturale. (…). L’esempio più immediato è quello del linguaggio: è infatti molto probabile che lo sviluppo del linguaggio sia legato all’aumento delle dimensioni del cervello umano, anche se è difficile dire esattamente come e perché. Ecco dunque che l’intervento di altre discipline – l’antropologia e la linguistica in questo caso – può risultare di aiuto al genetista”.
Cavalli Sforza ripercorre quindi gli studi condotti sul parallelismo tra l’evoluzione delle lingue e quella delle popolazioni umane, perché “ci sono infatti chiare analogie – sottolinea Cavalli Sforza – tra l’evoluzione genetica e quella linguistica”, sebbene “non ci si aspetti un correlazione perfetta, dato che il linguaggio (in quanto fenomeno culturale) tende a mutare e quindi anche evolvere in tempi molto più rapidi dei geni”. Altro aspetto importante dell’evoluzione umana è dato dalla cultura in genere, di cui il linguaggio è parte, ma che consiste di “quel patrimonio di conoscenze accumulato nel corso di generazioni (…) e che modella il nostro comportamento”. L’importanza della cultura nel suo complesso non può essere sottovalutata, poiché ci sono cambiamenti culturali che sono equivalenti alle mutazioni, come le invenzioni o le innovazioni, anche se si tratta di variazioni meno casuali rispetto alle mutazioni biologiche. La crescita demografica umana, ad esempio, è provato che sia stata influenzata “da innovazioni tecnologiche riguardanti la produzione di cibo, i trasporti, il potere militare e, in epoche più recenti, le comunicazioni, la matematica e le tecniche sperimentali. Con il trionfo della comunicazione l’evoluzione culturale è diventata il motore dell’evoluzione umana e probabilmente anche dell’evoluzione genetica”.
Questa duplice natura (biologica e culturale) della nostra evoluzione è facilmente osservabile tanto che “se prendiamo le migrazioni, non possiamo esimerci dall’ammettere che sono un fenomeno tanto genetico quanto culturale. Le migrazioni inseriscono nuovi geni, ma anche nuovi costumi e abitudini”. E’ tra l’altro interessante notare come sia proprio la componente culturale a rappresentare il principale elemento di differenze tra le popolazioni. “Ciò che è certo – scrive Cavalli Sforza- è che la variazione genetica è maggiore fra gli individui di una popolazione, che tra le popolazioni. Sul piano culturale avviene esattamente l’opposto: vi è più variazione culturale tra le diverse popolazioni che non all’interno di un solo gruppo”. Cavalli Sforza espresse questo concetto in modo molto chiaro in libri precedenti ad indicare che il razzismo non ha basi biologiche, ma solo culturali.
Per capire quindi l’evoluzione dell’uomo sottolinea Cavali Sforza è “necessario lo studio parallelo di taluni fenomeni attraverso discipline diverse, che vanno dalla genetica alla paleontologia, archeologia, storia, demografia, sociologia, antropologia culturale e fisica, linguistica, toponomastica e antroponimia”. L’ultima parte del libro è dedicata al futuro e Cavalli Sforza dedica spazio alle prospettive di applicazione all’uomo delle ricerche in ambito medico e ai margini di evoluzione della nostra specie, sottolineando il fatto che il futuro dell’uomo non potrà che essere influenzato dalle migrazioni che, sebbene causa di lamentele da parte di razzisti e xenofobi, non potranno che rendere più rosse le prospettive evolutive della nostra specie
lunedì, ottobre 05, 2009
Non esiste la diversità razziale
martedì, luglio 14, 2009
Festival della Mente
martedì, febbraio 10, 2009
Bicentenario Darwin
Tratterà, inoltre, del Jane Goodall Institute e del suo programma Roots & Shoots, la campagna mondiale promossa per la diffusione di una nuova etica ambientale e umanitaria. Questo programma incoraggia lo scambio tra culture diverse, il rispetto per l’ambiente e gli altri animali e l’impegno verso la propria comunità. Come Messaggero di Pace per l’ONU discuterà infine delle ragioni che la inducono a sperare in questi tempi complessi e della viva consapevolezza che ognuno di noi possa contribuire e fare la differenza.
Di Renzo Editore, per celebrare l'evento attuerà uno sconto del 20% dal 12 febbraio al 14 febbraio su 4 titoli che trattano l'argomento.
Luigi Luca Cavalli Sforza (Il caso e la necessità - Ragioni e limiti della diversità geneta) è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica.
Francisco J. Ayala ( Le ragioni dell’evoluzione ) Professore di Scienze biologiche e Filosofia all’Università della California e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, è stato consigliere del Presidente degli Stati Uniti per la scienza e la tecnologia durante l’amministrazione Clinton.Si è occupato di ricerche di genetica evolutiva, in particolare delle diversità genetiche delle popolazioni, l’origine della malaria e l’orologio molecolare dell’evoluzione. Tra i suoi interessi figurano anche il confronto tra religione e scienza e le questioni epistemologiche, etiche e filosofiche legate alla biologia umana.
Jane Goodall ( Cambiare il mondo in una notte ) primatologa, etologa e naturalista di fama internazionale, messaggera di pace per l’ONU, è nota in tutto il mondo per i suoi studi sugli scimpanzé. Ha fondato il Gombe National Park e il Jane Goodall Institute, che si occupa di numerosi progetti a favore degli animali, dell’ambiente e del continente africano.
Irenäus Eibl-Eibesfeldt ( Dall’animale all’uomo ) ha studiato biologia con Konrad Lorenz e Wilhelm von Marinelli e dal 1963 ha insegnato all’Università di Monaco.
martedì, gennaio 13, 2009
Scienza e Religione
"Che c'azzecca il Papa, scapolo, presumibilmente vergine e senza formazione scientifica, con la pillola anticoncezionale? Mistero. Saluti."
La scienza e religione non sempre, anzi quasi mai, sono riusciti a convivere insieme e uno esclude l'altra, ma spesso è la religione a escludere a prescindere la scienza. Alla domanda per esempio chi ha creato l'universo, i fedeli rispondono sempre Dio mentre gli scienziati riservano un mondo di dubbi.
Margherita Hack che sarà presente il 15 gennaio al festival della scienza di Roma, interverrà proprio sul mistero dell’universo, e alla domanda se Dio ha creato l’universo risponde che un’altra risposta è possibile, l’universo si è formato dal nulla, un’idea che può sembrare assurda ma che non viola le leggi della fisica: infatti, se l’universo ha un bilancio energetico globale zero, può essersi originato dal nulla senza violare la legge della conservazione dell’energia. In un universo piano, quale è quello indicato dalle osservazioni, l’energia gravitazionale totale è esattamente zero. I dubbi restano e si continua in qualche modo a ricercare senza affermare, quando le cose non si conoscono che è stato Dio a crearle.
lunedì, novembre 10, 2008
Razza umana?
mercoledì, novembre 05, 2008
Festival...perchè la scienza è scienza!!
Si è concluso ieri il Festival della scienza di Genova con il solito successo. Il tema di quest'anno era appunto la diversità, la diverstità della mente, la diversità del linguaggio della tecnologia e delle idee.martedì, novembre 04, 2008
La vita non è più un mistero
Il 28 ottobre c'è stata l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e ad innaugurarla una lectio magistralis del professor Luca Cavalli Sforza. Lo scienziato italiano ha esordito affermando che la vita “non è più un mistero” e questo perchè sappiamo che cos'è il DNA, sappiamo che una molecola è in grado di replicare se stessa. E sappiamo anche che la vita si evolve anche con errori di copiatura e con gli errori l'evoluzione si mette in moto e l'evoluzione non è nient'altro che il progressivo adattamento degli organismi mutanti e mutati all'ambiente circostante. Questo è il pensiero di Luca Cavalli Sforza che viene condiviso anche dal professor Edoardo Boncinelligiovedì, ottobre 30, 2008
Geni e comportamenti
"Il ruolo dei comportamenti è fondamentale in quanto sono in grado di cambiare alcune delle condizioni su cui si esercita la selezione naturale, questa circostanza è il frutto di una o più mutazioni in punti particolari del genoma che ha consentito, in un’ epoca relativamente antica (l’ultima glaciazione circa 13.000 anni fa) e in territori con scarso cibo, di nutrirsi da una abbondante fonte di calorie e nutrienti come il latte. Questo dimostra la validità della teoria della selezione naturale (solo gli individui con la mutazione favorevole sono sopravvissuti in ambienti con scarsità di cibo e abbondanza di latte) e anche che un comportamento (decidere di consumare il latte degli animali allevati) può dirigere l’evoluzione biologica".
L’esempio più noto riguarda il gene che comanda la produzione dell’enzima che digerisce il lattosio. È noto che soprattutto in Italia centro-meridionale molte persone sono intolleranti al lattosio accusando numerosi disturbi. La causa di ciò è che nell’uomo, come in tutti i mammiferi, dopo il secondo anno di vita, il gene smette di funzionare: l’enzima non viene più prodotto e il lattosio non viene digerito. Ma noi sappiamo che, per esempio, quasi il 100% degli abitanti della penisola scandinava hanno l’enzima attivo anche in età adulta.
Questo è stato l'intervento di Luca Cavalli Sforza tenuto il 24 ottobre al convegno "GENI E COMPORTAMENTI. ARTE E SCIENZA DELLA VITA"
giovedì, ottobre 23, 2008
Scienza a Genova
Il filo conduttore scelto è la scoperta e la conoscenza della Diversità: spazio d'incontro tra i diversi ambiti del sapere, risorsa per contaminazioni tra discipline, motore della scienza e, soprattutto, "fulcro della storia umana", come recita il titolo della Lectio Magistralis d'apertura del genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, seguita da quella di David Gross, Nobel 2004 per la Fisica.
Il programma è articolato su sei percorsi tematici: la diversità della tecnologia, della mente, dei linguaggi, della vita, della materia e delle idee. Il lato più autorevole è rappresentato dalle lezioni di ricercatori, filosofi e scienziati, fra cui l'oncologa Devra Davis, lo psicologofilosofo Nicholas Humphrey, il biologo Lewis Wolpert, il neurobiologo Jean-Didier Vincent, il filosofo Mark Buchanan.
Il Festival è a emissioni zero. National Geographic Channel presenterà in anteprima due documentari: "Riparazioni impossibili: Operazione Transatlantico" e "Pesci giganti dell'Amazzonia".
giovedì, ottobre 16, 2008
Geni e cultura camminano insieme
Festival della Scienza
Una delle prerogative del Festival è stupire con effetti speciali. Quest’anno, in occasione dei 70 anni dell’Agenzia Spaziale Italiana, arriva la navicella spaziale Soyuz direttamente dalla Russia.
martedì, ottobre 07, 2008
La diversità è il fulcro della storia umana
mercoledì, gennaio 16, 2008
Il genere della salute
mercoledì, ottobre 24, 2007
A Curiosi!!!
mercoledì, settembre 05, 2007
A PAVIA IL FESTIVAL DEI SAPERI
Parte oggi il Festival dei Saperi di Pavia giunta alla seconda Edizione che è divenuto uno dei modi che la città ha scelto per incontrarsi e riflettere, collocandosi al centro di quegli incroci. Piazze, cortili , i teatri, le rive del fiume, le chiese e i giardini saranno i tanti palcoscenici di incontri, conferenze concerti, spettacoli e laboratori dedicati al tema “La nuova città e la nuova democrazia”. Arte, Urbanistica, Sociologia, Scienza, Politica, saranno al centro della Città per 5 giorni. Nel modulo scientifico, coordinato dallo scienziato Carlo Alberto Redi e in cui spicca la presenza di Luca Cavalli Sforza, vi saranno quotidianamente incontri e conversazioni sul DNA, sulle staminali, sull'evoluzione umana e laboratori aperti al pubblico legati al tema dell'identità in biologia, attraverso l'analisi e la presentazione dello studio del cordone ombelicale, anche in relazione alla "moda" di depositarlo in banche estere sicure per poterlo utilizzare come riserva personale. L'intento di fondo dello scienziato è quello di sottolineare quanto il concetto di appartenenza ad una città e ad una comunità non abbia alcun fondamento biologico compreso il concetto di "razza". L'incontro si terrà VENERDÌ 7 SETTEMBRE alle ore 21.00 presso L'aula Magna dell'Università di Pavia. Pievani dialoga con Luigi Luca Cavalli Sforza su Cosa abbiamo imparato studiando l’evoluzione umana?Luigi Luca Cavalli Sforza è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica con la genetica di popolazioni e quella dei gruppi sanguigni. Ha pubblicato con Di Renzo Editore (www.direnzo.it) "Il caso e la necessità". In questo libro il noto genetista italiano ci racconta i mille sentieri percorsi durante la sua ricerca, spesso in campi a lui estranei, come l’archeologia o la linguistica, nel tentativo di ritrovare nell’attuale patrimonio genetico dell’uomo i segni lasciati dalle grandi migrazioni del nostro antico passato.

