lunedì, novembre 30, 2009

Il Marconi, per la scienza

Per ricordare il centenario del conferimento del Nobel a Guglielmo Marconi (dicembre 1909) il nostro Istituto ha ideato ed è stato protagonista di eventi culturali caratterizzati da iniziative didattiche integrate per la valorizzazione del pensiero scientifico. Tutte le manifestazioni in programma hanno consentito di sviluppare attività e percorsi pluridisciplinari con la partecipazione delle diverse figure professionali interne ed esterne alla struttura scolastica. I docenti dei laboratori artistico, di storia, scientifici, linguistico, teatrale e del settore legale hanno lavorato insieme agli studenti coinvolgendoli, ognuno per la propria competenza, in tutte le fasi delle iniziative proposte. Hanno contribuito in modo concreto e attivo anche diverse figure professionali esterne come i docenti dell’Istituto d’Arte “V.Bellisario” di Pescara, il Gen. Francesco Cremona con parte della sua collezione di cimeli marconiani (provenienti dal famoso museo di Colleferro), l’Associazione Marconi di Pescara, la Fondazione Guglielmo Marconi di Bologna, il Museo delle Genti d’Abruzzo che, eccezionalmente ha prolungato la durata della mostra su Marconi per soddisfare il gran numero di richieste e il professor Francesco Paresce, astrofisico di fama internazionale e nipote di Guglielmo Marconi.

L’ambizioso programma, nonostante i tempi ristretti legati al periodo di avvio dell’anno scolastico, si è gradualmente concretizzato ed è stato condiviso da gran parte del personale interno alla scuola, dalla cittadinanza e dalle altre scuole del territorio. In particolare il piano di comunicazione ha permesso di socializzare l’iniziativa in tutti gli appuntamenti programmati e realizzati: il progetto è stato presentato al pubblico mediante una conferenza stampa, tenuta presso la sala Consiliare del Comune di Pescara dalla nostra scuola e dal Presidente del Consiglio comunale, alla presenza delle principali testate giornalistiche e televisive locali. Gli altri momenti salienti si sono avuti con l’inaugurazione della mostra presso il Caffè Letterario del Museo delle Genti d’Abruzzo, con la presentazione del libro “Marconi mio padre” di Degna Marconi Paresce, a cura dell’Associazione Marconi di Pescara, presso l’Auditorium Petruzzi e con la Conferenza-dibattito, presso il Cinema Teatro Massimo, tenuta dallo scienziato Francesco Paresce, a cui ha partecipato anche Carlo Petracca, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Gli studenti sono stati protagonisti in tutte le manifestazioni mediante la lettura di brani tratti dal libro, mediante l’allestimento e la presentazione della mostra al pubblico e mediante la realizzazione di sculture dedicate all’evento. In molti stanno scrivendo articoli sulle esperienze vissute e recensioni sulla biografia di Marconi, in seguito alla lettura del libro. Gli elaborati prodotti verranno inviati per e-mail a Di Renzo Editore (che ha pubblicato il libro su Marconi e ha sostenuto l’iniziativa) che provvederà a pubblicarli sui blog culturali in rete. I migliori riceveranno il premio “Giornalisti in erba” che consiste nella fornitura di libri da parte del suddetto editore direttamente ai vincitori.

Per la realizzazione di questo progetto sono state indispensabili notevoli energie: sia in termini di risorse economiche sia come disponibilità e tempo da parte delle professionalità coinvolte. Si è trattato di un esperimento che ha riscosso un successo inaspettato. Un successo dovuto soprattutto all’aver risvegliato motivazione e creatività in tutti gli operatori culturali che hanno partecipato, includendo in questa categoria, a pieno merito, gli studenti. La risposta positiva dei nostri ragazzi ci induce a continuare a lavorare in questo senso: didattica laboratoriale, apprendimento cooperativo e collaborazione a tutti i livelli rappresentano la strada giusta per riportare la scuola “al passo con i tempi” e per promuovere la cultura scientifica e tecnologica.

Fiorella D’Amico

Un personaggio al mese - Sir Harold Kroto

Con questa nuova rubrica vogliamo dare spazio a personaggi fondamentali per la scienza. Il primo personaggio sarà Harold Kroto.

Premio Nobel per la Chimica nel 1996, si è laureato in Chimica nel 1961 ed ha conseguito un PhD in Spettroscopia Molecolare nel 1964 all’ Università di Sheffield. Dopo il suo post-doc al Consiglio Nazionale di Ricerca di Ottawa dal 1964 al 1966, passa un anno ai Laboratori Bell di Murray Hill e nel 1967 inizia la sua carriera accademica all’ Università del Sussex a Brighton. Nel 1970 aveva già compiuto ricerche nei campi della spettroscopia elettronica dei radicali liberi in fase gassosa, del laser-Raman di interazioni nello stato liquido, e della chimica quantistica. Nel 1974 ha finalmente ottenuto uno spettrometro a microonde Hewlett Packard che aspettava da tempo, con cui la prima molecola studiata è stata la prima specie di lunga catena di atomi di carbonio, HC5N.

Studi di laboratorio e radioastronomici su questa molecola a catena lineare ed i suoi ancora più lunghi analoghi strutturali hanno portato alla sorprendente scoperta che sono presenti nello spazio interstellare insieme alle ‘buste’ di gas in espansione che circondano le stelle giganti rosse. Esperimenti di laboratorio con colleghi alla Rice University nel 1985, progettati per simulare le radiazioni chimiche nelle atmosfere di tali stelle, hanno mostrato che erano in effetti presenti. Ma hanno anche scoperto l’esistenza della molecola C60 – una scoperta del tutto inaspettata e casuale. La molecola C60 ha una struttura elegante con lo stesso disegno geometrico di un pallone da calcio, 12 facce pentagonali e 20 esagonali. Kroto l’ha chiamata Buckminsterfullerene in onore dell’ architetto Americano che aveva sviluppato l’ applicazione di questo fondamentale concetto strutturale per creare le cupole geodetiche che sono ormai la soluzione più diffusa per coprire aree molto grandi.

La scoperta del C60 ha comportato per Kroto l’ abbandono del suo sogno di creare uno studio di design grafico (attività che aveva svolto a livello semiprofessionale sin da quando era all’ università). Le eccezionali proprietà di questa molecola e di altre specie simili ad essa – la famiglia del Fullerene – lo hanno portato a concentrare i suoi sforzi sull’ esplorazione delle conseguenze fondamentali della molecola C60 e ad esplorare la chimica sintetica e le applicazioni nella scienza dei materiali. Nel 1991 gli è stato conferito un Royal Society Research Professorship che gli ha permesso di concentrarsi su questo programma di ricerca. Dal 1990 al 2000 è stato presidente del consiglio editoriale dei Chemical Society Reviews. Nel 1995 ha inaugurato il Vega Science Trust (http://www.vega.org.uk/) per creare film scientifici di qualità adeguata alla programmazione su reti televisive (BBC). Ha ora intrapreso un programma chiamato Global Educational Outreach (GEO) per creare una rete di siti Internet (portale: http://www.geoset.info/) con l’ obiettivo di permettere agli scienziati di creare e trasmettere i propri programmi scientifici via web ed in particolare aiutare gli insegnanti ad insegnare la Scienza, l’ Ingegneria e laTecnologia (Science, Engineering and Technology) il meglio possibile dando loro accesso al miglior materiale SET a livello mondiale. Nel 1996 è stato proclamato cavaliere per i suoi contributi alla chimica e nello stesso anno ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica, insieme a Robert Curl e Richard Smalley.

Per approfondire:

giovedì, novembre 26, 2009

2012, la fine del mondo

Giorni fa, abbiamo pubblicato l'articolo sullo sciame meteorico avvistato nel cielo dello Utah e ci siamo chiesti: perché non chiedere spiegazioni a un personaggio che di stelle se ne intende ed è sempre disponibile a chiarimenti sull'accaduto e sulla fine del mondo nel 2012 a causa di un meteorite?

Ci siamo rivolti a Francesco Paresce e gli abbiamo sottoposto questi quesiti.

Una fantomatica previsione Maya da per scontato che nel 2012 ci sarà la fine del mondo e questa catastrofe avverrà per un meteorite che si schianterà sulla terra. Margherita Hack ha assicurato che non è vero nulla, ma che ci sarà un rischio per il 2036 quando Apophis un asteroide di 390 metri potrebbe cadere sulla terra. Osservando il cielo come si potrebbe scongiurare questo evento?


"D'accordo con Margherita per la fine del mondo nel 2012. Se ci deve essere la fine del mondo non sarà certo a causa di una meteora o che non sarà mai grande abbastanza per crearci problemi. Ci vorrà un asteroide di diametro di almeno vari kilometri per arrivare a tanto. Di questi non ce ne sono che conosciamo che abbiano una traiettoria che intersechi l'orbita della terra. Per far sì che questo avvenga ci vorrebbe una stella che ci passasse abbastanza vicino per deviare un asteroide dalla sua orbita verso il sole e quindi con potenziale collisione con la terra. Poco probabile? Direi.

Quindi il rischio di Apophis c'e' ma secondo me non si tratterebbe comunque della fine del mondo solo una catastrofe che a secondo dove cadrebbe se in mare o in terra avrebbe delle conseguenze relativamente limitate. Dico relativamente perché si tratterebbe comunque dello sterminio di qualche milione di persone ma la terra si riprenderebbe abbastanza presto. Essendo però un pericolo pubblico non proprio trascurabile per noi, varrebbe la pena studiare modi per evitarlo. Questo si sta facendo da noi in vari modi principalmente mettendo in opera un sistema di osservazione continuata del cielo da vari osservatori astronomici per mettere in evidenza possibili oggetti con traiettoria di collisione come Apophis in tempo utile per trovare modi efficaci di evitarli. Molte strategie sono state studiate quasi tutte generalmente che prevedono il lancio di un potente razzo che, mandato a sbattere con violenza contro l'oggetto, riesca a spostarlo dalla sua traiettoria pericolosa. Questo ovviamente non e' così semplice come sembra a prima vista per varie ragioni le più serie delle quali e' il tempo necessario per preparare la missione e la difficoltà di prevedere con la necessaria accuratezza la traiettoria del bolide. Infatti, l'oggetto e' sottoposto nel suo movimento nello spazio ad una forza gravitazionale da parte dal sole e da tutti i pianeti vicini che e' assai complessa e variabile e quindi difficilissima a prevedere bene fino all'ultimo momento."


Sciami di meteore che riescono a illuminare intere città americane, a quanti metri passano dalla crosta terrestre e perché si hanno fenomeni così vistosi in alcuni periodi dell'anno?

"Sciami di meteore sono fenomeni naturali e ripetuti che sono ben conosciuti già dall'antichità'. Si tratta letteralmente dei pezzi o detriti di asteroidi o comete defunte che hanno subito o un lento sgretolamento oppure una collisione catastrofica con un altro oggetto simile. Questi detriti poi con il tempo si allontanano dalla posizione dell'urto popolando tutta la vecchia orbita del genitore. Una o due volte all'anno la Terra attraversa questa orbita che generalmente e' molto più ellittica della nostra e incontrando lo sciame che interagisce con la nostra atmosfera da luogo al fenomeno luminoso di cui si parla. Se per caso uno dei pezzi e' abbastanza grande come evidentemente era quello discusso ieri allora il bagliore e' tanto più grande e spettacolare. Questi oggetti comunque incontrano la terra in vari modi ma generalmente solo sfiorando la nostra atmosfera ad almeno varie decine di kilometri di altezza e bruciano a causa dell'attrito con l'aria. Bruciando, spesso si rompono in molti pezzi più piccoli che poi riescono a cadere a terra diventando meteoriti che si trovano abbondanti sulla superficie della terra in zone remote."


Con il passaggio di queste meteore ci sono rischi per l'umanità e quali sono i loro effetti sulla terra?

"Pericolo direi quasi zero salvo quei rarissimi casi quando cadono su una casa com'e' successo certe volte. Che io sappia mai nessuno e'stato ucciso da questi oggetti fortunatamente ma e' certo che con l'avanzare della nostra civiltà che ricopre sempre più spazio sulla superficie della terra il pericolo aumenterà. Ma francamente la probabilità di essere colpiti a terra da un meteorite sarà sempre insignificante rispetto a tutti gli altri modi che abbiamo inventato per farci del male."
Francesco Paresce - Tra razzi e telescopi - Di Renzo Editore

martedì, novembre 24, 2009

Gli studenti spiegano Marconi

L'11 dicembre 1909 Gu­glielmo Marconi fu il pri­mo italiano a ricevere il No­bel per la scienza: l'istituto magistrale di Pescara, a lui intitolato dal 1938, celebra il centesimo anniversario con la sua prima, grande manifestazione, che coin­volge attivamente i suoi 1600 iscritti.


Con «Il Marco­ni per la scienza» si apre sabato 21 una dieci giorni di sensibilizzazione alla tecnologia e all'autentico per­corso scientifico, con tutte le sue fasi di osservazione, teoria e lavoro sperimenta­le. Alle 10 di sabato verrà inaugurata al Caffè Lettera­rio una mostra che sarà ospitata fino al 29 dal Mu­seo delle Genti d'Abruzzo e che verrà realizzata gra­zie alla collaborazione del generale Francesco Cremo­na, esperto collezionista dei cimeli di Guglielmo Marconi.


La mostra sarà il­lustrata da più di 30 stu­denti tutor, che faranno da guide alle scolaresche delle scuole secondarie di primo e secondo grado che sono state invitate. «L'obiettivo è valorizzare la cultura scientifica e tecnologica e restituire agli studenti una scienza che non sia solo esercizio mnemonico», spiega Angelo Lucio Rossi, dirigente scolastico dell'isti­tuto che nel giro di un an­no diventerà liceo statale. «Conoscere gli aspetti più umani di Marconi e sapere che lavorava molto con la manualità - aggiungono Fiorella D'Amico e Cesidia Bruno, coordinatrici del progetto - avvicina i ragaz­zi alla figura dello scienzia­to».

Anche per questo moti­vo martedì 24 alle 16.30 la scrittrice Luisa Gasbarri in­tervisterà Francesco Paresce, nipote di Marconi, du­rante la presentazione del libro «Marconi mio padre», scritto da sua madre De­gna. Lo stesso Paresce sarà il protagonista di una conferenza - dibattito la matti­na del 25 novembre al cine­ma Massimo su «L'uomo e lo scienziato - i giovani e la scienza». Gli studenti dell' istituto reciteranno brani tratti dal libro di Degna Marconi Paresce. La mani­festazione gode del patroci­nio della Provincia, dell'Uf­ficio Scolastico Regionale e delle presidenze dei consi­gli regionale e comunale.


Il centenario dalla conse­gna del premio Nobel rappre­senta un'occasione per pro­muovere l'apporto della scienza e della tecnica tra le giovani generazioni. «È da 35 anni che le indagini compara­tive internazionali segnala­no gravi carenze nell'appren­dimento della fisica e della matematica», denuncia il di­rigente scolastico Angelo Lucio Rossi, «la scienza si è trasformata in puro eserci­zio mnemonico, mettendo da parte l'osservazione, l'espe­rienza e la teoria».


Una figura leggendaria e complessa, quella del mar­chese Guglielmo Marconi, che i ragazzi hanno imparato a conoscere anche attraver­so la descrizione della prima figlia Degna Paresce nel vo­lume «Marconi mio padre»: «Non esiste il genio, esiste il dono di saper portare avanti un impegno costante», si leg­ge nel libro, edito da Di Ren­zo Editore, sarà presentato martedì 24, alle 16,30, al museo delle Genti d'Abruzzo.

Meglio scappare all'estero

È l'opinione del professor Francesco Paresce, astrofisico e nipote dell'inventore del telegrafo senza fili, che ha trascorso 40 anni negli Stati Uniti. Francesco Paresce ha 69 anni, quaranta dei quali trascorsi negli Stati Uniti. Proprio come suo nonno se ne andò dall'Italia giovanissimo, per tornarvi solo alla fine della carriera.
Ha lavorato presso università americane, come quella di Berkeley e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora, e ha ricevuto diversi premi dalla Nasa. Attualmente vive in pensione a Bologna. Resta ricercatore associato all'Inaf, l'Istituto Nazionale di Astrofisica, e consulente dell'Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, per il progetto Hubble Space Telescope. Si tratta del telescopio spaziale orbitante intorno alla terra lanciato nel 1990, e a cui Paresce ha lavorato fin dal 1982. Nel 2005 ha pubblicato anche un libro divulgativo sulla sua attività, Tra razzi e telescopi, pubblicato da Di Renzo Editore.
Guglielmo Marconi, Suo nonno, morì a Roma nel 1937 quando Lei non era ancora nato. Che opinione si è fatto di lui secondo i racconti di Sua madre?
In Italia viene considerato spesso un mago, un genio, qualcuno fuori dalla norma, ma io non sono d'accordo. Mio nonno era una persona normale che però si impegnava molto, che aveva un'idea fissa e la perseguiva con passione. Considerarlo un "genio" è un alibi dei giovani per non impegnarsi con altrettanta passione negli studi scientifici.
Anche il regime fascista contribuì a mettere il personaggio sul piedistallo, non trova?
Il regime l'ha utilizzato ai suoi fini di propaganda. Quando Marconi è tornato in Italia dall'Inghilterra aveva già fatto le sue più importanti scoperte, era un 50enne affermato e celebrato. Aderì al regime sperando di ottenere appoggi materiali, per esempio per fondare una scuola, ma poi non ebbe nulla. Anche il fatto di avere sposato in seconde nozze una donna molto più giovane e con una famiglia vicina agli ambienti vaticani avrebbe potuto aiutarlo, ma non fu cosi. Sembra che dieci anni dopo, poco prima di morire, volesse tornare a Londra.
Fu in Gran Bretagna che riuscì a farsi finanziare gli esperimenti per il telegrafo senza fili, e dove raggiunse la fama. Un ennesimo esempio del fatto che l'Italia non riconosce il valore dei propri cittadini, costringendoli a espatriare?
In questo caso si tratta di una leggenda postuma: si dice che prima di partire per la Gran Bretagna avesse scritto al Ministero delle Poste italiano, ma non c'è alcuna prova di questo. In verità partì per la Gran Bretagna a poco più di vent'anni perché la madre inglese, Annie Jameson, aveva parenti facoltosi e ben introdotti, che gli facilitarono i contatti col Ministero delle Poste Inglese. Inoltre, l'impero britannico all’epoca era esteso a livello planetario, e la Marina Inglese si sarebbe enormemente avvantaggiata con una tecnica di comunicazione senza fili.
Quindi anche la fortuna ebbe un ruolo importante?
Senza coraggio, la fortuna non arride. Fu molto coraggioso perseguire con tenacia la sua idea e i suoi esperimenti, sfidando lo scetticismo degli scienziati dell’epoca. Il suo motto fu lo stesso di Galileo: «Provando e riprovando...». Ossia prima provare, e poi capire. Inoltre non è facile partire a vent'anni per un Paese straniero, dove sarebbe stato visto con sospetto in quanto italiano e in quanto assolutamente privo di titoli di studio.
Anche Lei, pur essendo italiano, ha lavorato per 40 anni negli Stati Uniti, andando via subito dopo la laurea. Cosa consiglia a un giovane laureato italiano che aspira alla carriera scientifica?
In Italia non si dà spazio ai giovani perché siamo un Paese gerontocratico. Consiglio quindi a un giovane di fare l'università in Italia e poi di scappare all'estero, con la coscienza che non tornerà più. Perché nel frattempo, mentre si fa il dottorato o il post-dottorato all’estero, tutti i portaborse hanno preso i posti disponibili, e se li tengono con le unghie e con i denti. Anche perché sanno di non averli conquistati con il merito, sanno quindi di non sapere.
Lei ha lavorato come astronomo in varie università e istituti di ricerca americani, e nel 1990 ha vinto un posto all'Osservatorio di Torino, dove è restato solo tre anni. Che bilancio fa di questa breve esperienza nel nostro Paese?
Cercai di coinvolgere l'Asi (Agenzia Spaziale Italiana) in un progetto di collaborazione con la Nasa, un ottimo progetto dal punto di vista scientifico, per il quale l'Asi avrebbe dovuto contribuire con 5 milioni di euro. Ma fu un fallimento: l'Asi scelse di dare la priorità a un progetto russo per un telescopio Suv, progetto palesemente senza futuro, pur di tenersi i soldi e sperperarli. L'Italia ancora una volta si diede la zappa sui piedi, perdendo una grossa opportunità. Questo è il modo di procedere abituale dell'Asi. È successo di nuovo recentemente alla fine del 2008, quando si è ritirata da un analogo progetto con la Francia, il Simbolix. Gli interessi dell'Asi sui programmi scientifici sono in assoluto declino. Pensi che l'Asi riceve 600 milioni di euro l'anno, e nessuno sa dove finiscono. Non devono rendere conto a nessuno.

Il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica non dovrebbe controllare Ingestione dei 600milioni di euro annuali dati all'Agenzia Spaziale Italiana?
No, il Ministero non controlla gli enti perché non è interessato alla ricerca. Il loro motto è: «Diamogli quei soldi, e che poi si arrangino». Col sistema italiano, la ricerca e gli enti non vanno da nessuna parte. Prima del G8 erano previsti dei "pre-G8", ossia incontri informali, tra cui uno sulla ricerca. Ebbene quest'ultimo è stato annullato una settimana prima. Un altro esempio: dovevano dare 30 milioni all'università di Bologna? Da un giorno all'altro sono spariti, finiti nel calderone dell'Alitalia.

Si dice che il problema della ricerca consiste nella scarsità di risorse destinategli dal nostro Paese.
Non è unicamente un problema di soldi, si tratta anche di un problema di organizzazione. Nella ricerca italiana bisognerebbe applicare due criteri: meritocrazia e competizione. Quando ero all'osservatorio di Torino, per favorire la meritocrazia pensammo di introdurre un comitato di valutazione esterno che intervenisse ogni 5 anni, come si fa negli altri Paesi. La proposta fu accolta con disdegno, perché c'era troppa gente che non combinava niente. Perciò, è un vero miracolo quando un centro di ricerca italiano consegue dei risultati. Immagini come potremmo lavorare bene, se ci fosse un po' di organizzazione!
[Dalla Rivista 50&più di Ottobre 2009]
Per approfondire:

Ettore Majorana e il semplice buon senso

La figura di Ettore Majorana, quella dell'uomo e dello scienziato, è stata "scolpita" da una splendida testimonianza di Giuseppe Cocconi, fisico di fama internazionale che ha voluto ricordare il giovane collega scomparso, con le parole di Enrico Fermi: "Fu allora che Fermi, cercando di farmi capire che cosa significasse tale perdita, si espresse in un modo al quanto insolito, lui che era così serenamente severo quando si trattava di giudicare il prossimo. Ed a questo punto vorrei ripetere le sue parole così come da allora me le sento risuonare nella memoria. [Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore Majorana era uno di quelli. Majorana aveva quello che nessun'altro al mondo ha: sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso].

Erasmo Recami, docente di fisica teorica prima all'università di Catania, adesso, dell'università statale di Bergamo, ha scritto con l'aiuto e l'appoggio indispensabile di Maria Majorana, sorella minore di Ettore, uno straordinario libro "Il caso Majorana", (Di Renzo Editore) che raccoglie documenti, lettere e testimonianze che ridanno alla vita dello scienziato catanese un ordine e un significato che prima non aveva.


Ettore Majorana scomparve da Palermo sabato 26 marzo 1938, aveva trentuno anni, essendo nato a Catania il 5 agosto 1906; questa è l'ultima data che è possibile rintracciare, attraverso una lettera indirizzata ad Antonio Carrelli, direttore dell'istituto di fisica sperimentale di Napoli dove lo scienziato siciliano insegnava fisica teorica, avendo ottenuto dal Ministro la nomina "... nella facoltà di scienze della regia università di Napoli, per l'alta fama di singolare perizia a cui Ella è pervenuta".


Con Majorana, quindi, svanisce la possibilità che i "ragazzi di via Panisperna", ovvero dell'istituto di fisica sperimentale di Roma, cattedra creata da Orso Mario Corbino, fisico siciliano, laureatosi a Palermo, docente a Messina e, poi, a Roma, direttore dell'istituto di fisica di via Panisperna, possano fruire del contributo, della capacità speculativa che, a dar retta ad Enrico Fermi, poteva essere fornita da uno dei più grandi geni nati nel suolo italiano, ovvero Ettore Majorana.


Enrico Fermi, come è a tutti noto, viene messo in cattedra da Corbino che inventa a Roma l'istituto di fisica teorica: a venticinque anni è ordinario a Roma; premio Nobel nel 1938 a trentasette anni; Fermi entra nella leggenda nel 1942 a Chicago quando scoprì, novello Prometeo, poco più che quarantenne il primo reattore nucleare che produceva energia controllata. Eppure questo straordinario scienziato, parliamo di Fermi che riusciva a contemperare la speculazione teorica con la sperimentazione, dopo aver costruito con Corbino un team di grandissimi fisici, che non era secondo neanche al gruppo di Lipsia di Heisenberg, anche lui premio Nobel nel 1932 ed inventore del principio di indeterminazione in fisica nucleare, non riuscì a salvare la intelligenza irripetibile di Ettore Majorana dall'annientamento.
Scrivendo a Mussolini il 27 luglio 1938 dopo la scomparsa del giovane scienziato siciliano cosi si esprimeva: "Io non esito a dichiararVi, e non lo dico quale espressione iperbolica, che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito''.


Lo stesso Bruno Pontecorvo che con Ettore Arnaldi, Giuseppe Cocconi, Franco Rosetti, Enrico Fermi erano parte fondamentale dell'istituto di fisica di via Panisperna testimonio che: "Majorana possedeva già una erudizione tale ed aveva raggiunto un tale livello di comprensione della fisica da poter parlare con Fermi di problemi da pari a pari". "Se un problema è già posto, nessuno al mondo lo può risolvere meglio di Majorana” Fermi ai suoi colleghi. Immagini il lettore lo sgomento di Fermi ma dello stesso Heisenberg alla notizia della scomparsa di Majorana, il fatto è che non soltanto l'uomo e lo scienziato erano assurdamente dileguati, ma che Majorana avesse portato con sé buona parte del futuro sviluppo della fisica nucleare è abbastanza probabile, infatti Fermi e Heisenberg erano stati gli unici ad indurlo a scrivere alcuni articoli relative alle sue scoperte. Al contrario molte delle intuizioni avute da Majorana sono scomparse con lui.


Recami in questo straordinario scritto, tra le altre cose, va alla ricerca dell'uomo ma anche a indagare sulla straordinaria intelligenza scientifica di Ettore Majorana che con ogni probabilità ha prodotto, molto di più di ciò che è stato ritrovato.


[Angelo Mattone - I Vespri]

mercoledì, novembre 18, 2009

Sciame meteorico

Il rapido movimento di un meteorite ha convertito la notte in giorno in gran parte dell'Utah mercoledì dopo la mezzanotte. Tantissime persone hanno assistito all'evento nel sud dello Utah, nell'Idaho fino ad alcune aree della California.

Centrali di polizia e redazioni televisive sono state prese d'assalto dalle persone impaurite che hanno dichiarato di aver visto il cielo illuminarsi per pochi secondi come se fosse stato mezzogiorno mentre altri hanno affermato di aver udito un rombo subito dopo che il cielo si sia di nuovo oscurato.

Patrick Wiggins, ambasciatore della NASA ha dichiarato che si potrebbe trattare di una meteora bolide. In questo momento la terra è nell'orbita delle Leonidi che è il più prolifico sciame meteorico associato alla cometa Tempel-Tuttle.
Una meteora bolide crea un flash di rara intensità che può accadere di tanto in tanto. L'ambasciatore NASA ha anche affermato che la meteora potrebbe aver rotto la nostra atmosfera causando alcune cadute di roccia sulla terra e che le dimensioni delle rocce non sarebbero troppo grandi. Purtroppo l'avvistamento è avvenuto in una zona troppo vasta per sperare di trovare alcuni residui.
Per saperne di più:

Di Renzo Editore

lunedì, novembre 16, 2009

Acqua!!

“L’acqua è fondamentale per gli astronauti e potrebbe permettere permanenze di lungo periodo". Così Margherita Hack ha commentato la scoperta di acqua sotto forma di ghiaccio in un cratere a Sud della Luna. Il responsabile della missione LCROSS ha confermato la presenza di acqua dopo il bombardamento da parte di un razzo avvenuta circa un mese fa.

“Era pensabile che si sarebbe arrivati a una scoperta del genere , ma le ricerche andavano fatte in regioni protette dal sole. Mentre di notte la temperatura sulla Luna è di meno 100 gradi, di giorno arriva anche a più 100. Ragione per la quale in crateri esposti al sole il ghiaccio si sarebbe inevitabilmente sciolto”.

L'astrofisica italiana aggiunge che siamo di fronte ad una scoperta fondamentale che permetterà agli astronauti di permanenze più lunghe sulla luna e usarla come tappa per nuove esperienze spaziali, anche se l'acqua è stata trovata in forma solida sotto forma di ghiaccio.

"C'era da aspettarselo, la Luna ha una massa troppo piccola, quindi gli elementi gassosi sono sfuggiti da miliardi di anni. Per questo l'acqua poteva essere trovata solo allo stato solido".

Anche l'astronauta Umberto Guidoni è "al settimo cielo" per la notizia data dalla NASA affermando che questi dati offrono finalmente la possibilità di un "rilancio" per nuove missioni sul pianeta lunare. L'astronauta il 21 luglio 1969 aveva quindici anni e quell'evento lo convinse a perseverare con gli studi per diventare quello che è oggi. Si difinisce una persona fortunata: "oggi scrivo libri e incontro studenti. Insomma, sono diventato una specie di ambasciatore spaziale".

Sia Margherita Hack che Umberto Guidoni hanno pubblicato un libro con Di Renzo Editore.

venerdì, novembre 13, 2009

Marconi per la scienza

In occasione del centenario del premio Nobel per la fisica a Guglielmo Marconi interverrà: Francesco Paresce - Astrofisico di fama internazionale e nipote dello scienziato.

PROGRAMMA
sabato 21 novembre ore 10.00

Caffè Letterario - Museo delle Genti d’Abruzzo Inaugurazione della mostra dedicata a Guglielmo Marconi dal 21 al 29 novembre

martedì 24 novembre ore 16.30

Auditorium L. Petruzzi - Museo delle Genti d’Abruzzo Presentazione del libro“Marconi mio padre” Degna Marconi Paresce - Di Renzo Editore

mercoledì 25 novembre ore 9.00

Cinema Teatro MassimoConferenza-dibattito Franceso Paresce interviene su: L’uomo e lo scienziato Marconi e la fisica spaziale I giovani e la scienza.

Aspettando ESOF2010

Un vero e proprio “zoom sulla scienza”, realizzato in collaborazione con la Città di Torino e gli Enti e le Istituzioni cittadine che si occupano, appunto, della diffusione della scienza nei suoi vari e molteplici aspetti.

ESOF2010 intende far conoscere una parte importante di questo magnifico patrimonio anche, e soprattutto, attraverso le iniziative che andranno ad arricchire il calendario di Zoom Scienza, in attesa delle innumerevoli opportunità offerte dal mondo della ricerca scientifica e dell’innovazione di tutta Europa che si incontrerà a Torino nel luglio del 2010.
La mattina del 9 marzo 2010 nell’ambito degli appuntamenti della XXIV edizione di Giovedì Scienza Harold Kroto incontrerà oltre 1500 studenti delle scuole medie superiori presso il Teatro Colosseo per una lezione sul tema delle carriere scientifiche. Nel pomeriggio Kroto sarà di nuovo protagonista insieme ad alcuni giocatori di Juventus F.C.al PalaRuffini di un evento di scienza e sport questa volta rivolto ai bambini delle elementari.

giovedì, novembre 12, 2009

Coltano e Marconi

Da tempo la biblioteca comunale di Pisa sta raccogliendo documentazione sull’attività di Guglielmo Marconi nel comune toscano e sulla storia della stazione radiotelegrafica di Coltano al fine di crearne un fondo per la conservazione e la ricerca. Oltre alla mostra del materiale raccolto – lo scorso settembre a Coltano e ora presso la biblioteca - saranno organizzati incontri per ricordare una figura che ha dato alla città e all'Italia fama mondiale e per richiamare l'attenzione sul luogo da cui il 21 novembre 1911 lo scienziato congiunse l'America del nord e l'Africa per mezzo di comunicazioni senza filo, facendo così di Coltano un punto focale per lo sviluppo delle comunicazioni mondiali. Il desiderio è che l'iniziativa non si limiti ad un momento di celebrazione del grande scienziato, ma che rappresenti da una parte un’occasione di conoscenza immediata e dall’altra la base per realizzare un archivio di documenti preziosi, ma ad oggi dispersi e non consultabili dal pubblico.
Il 2 dicembre verrà inaugurata la mostra COLTANO E LA STAZIONE RADIOTELEGRAFICA “GUGLIELMO MARCONI” un racconto attraverso immagini e documenti, la mostra sarà aperta fino a tutto gennaio 2010.

mercoledì, novembre 11, 2009

Scienza imprevedibile

Il mondo scientifico si sta allontanando dai bisogni primari della gente e cerca sempre di fornire al mercato giocattoli ultratecnologici. Questo è il pensiero di Freeman Dyson fisico e matematico statunitense autore del libro "L'importanza di essere imprevedibile".

Per Freeman la scienza è un'arte e per capirla bisogna guardare le persone che la praticano, la studiano, la professano e lo sviluppo di quest'arte deriva dall'utilizzo di nuovi strumenti ma non deve essere rinchiusa in preconcetti che la opprimerebbero.

Per ultimo, ma non in ordine di importanza, Freeman ammette che sarebbe utile ammettere le proprie sconfitte perché senza errori la scienza sarebbe noiosa e non più stimolante. Insomma la scienza è e deve essere imprevedibile.

Immagini e Musica

Sentiamo sempre parlare di Mp3 e Jpeg che sono il formato di file compressi conosciuti da chi ascolta musica e usa le nuove tecnologiche macchinette fotografiche digitali. Questo formato di file permettono di inviare foto e musica via email, tramite internet o scambiarli sulle tanto sfruttate penne USB, poi per visualizzarli o ascoltarli usiamo dell'hardware e del software per "decomprimerli".

Questo potrebbe essere anche il modo per immagazzinare pensieri e informazioni che arrivano ai nostri organi sensoriali. Il nostro cervello deve comprimere tutte le informazioni per poterle ricordare come in un Hard Disk di un computer. Prima o poi questo si riempie ma non possiamo buttare nulla delle nostre sensazioni, quindi bisogna comprimerle senza perderne il significato.

Sfruttare tutta la banda, lo spazio del nostro cervello come si fa con gli SMS. Centosessanta caratteri non bastano per scrivere un lungo pensiero, quindi si accorciano le parole, si tolgono le vocali e leggendo il messaggio "kmm xke ho bsgn d drt I kosa" il cervello sarà impegnato a decomprimere e decodificare, ma chi ha inviato il messaggio avrà risparmiato tempo e spazio.

Dietro a tutto questo, sembrerà strano ma c'è della fisica come spiega il premio nobel Frank Wilczek, autore del libro "La musica del vuoto" pubblicato nel 2007 da Di Renzo Editore e del nuovo "La leggerezza dell'essere" edito da Einaudi in uscita nei prossimi giorni.

lunedì, novembre 09, 2009

Science for Children

Con la collaborazione del premio Nobel per la chimica Harold Kroto, nella prossima primavera sarà aperto il primo centro europeo Science for Children italiano. La sede sarà nel capoluogo piemontese e è stato finanziato con due milioni di euro dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo.
Lo scopo del centro sarà quello di stimolare la creatività dei bambini tra i 5 e i 12 anni con esercizi ludici basati sui cinque sensi e varie sezioni dedicate alle misure, alla matematica, all’informatica e ai grandi scienziati, con esperimenti su illusioni ottiche per stimolare il senso del tatto e del movimento.

Un'affascinante esperimento sarà sicuramente quello eseguito all'interno della cabina anecoica dove i ragazzi saranno stimolati ad ascoltare il proprio corpo seguendo il battito cardiaco e il respiro. L'aspettativa è quella di vedere i piccoli visitatori scoprire la curiosità per la scienza giocando con gli oggetti che li circondano.

martedì, novembre 03, 2009

Il fascino del laser

Si e’ concluso ieri il ciclo di conferenze del Prof. Orazio Svelto a Varsavia presso alcune tra le piu’ prestigiose istituzioni accademiche e scientifiche della capitale polacca. Noto in tutto il mondo per le sue invenzioni e pubblicazioni, lo scienziato e’ Professore ordinario di Fisica della materia al Politecnico di Milano nonche’ responsabile dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del C.N.R., di cui ha diretto per piu’ di 25 anni del Centro di Elettronica Quantistica e Strumentazione Elettronica. Tra i numerosi premi e riconoscimenti di altissimo spessore internazionale conferitigli, e’ stato anche insignito nel 2006 della Medaglia d’Oro ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ebbe testualmente a definirlo “ uno dei pionieri italiani della fisica dei Laser, ricercatore di altissimo livello internazionale, punto di riferimento dell’intera comunita’ scientifica”.

Al dodicesimo piano del Palazzo della Cultura e delle Scienze, un arcigno e turrito edificio di stile realismo-socialista di marca moscovita (in tempi piu’ tristi e grigi, meglio noto come palazzo Stalin), ad attenderlo e presentarlo a studenti e professori c’era il Prof. Leonardo A. Losito -- promotore dell’iniziativa con la Stowarzyszenie Dante Alighieri, l’associazione non-profit da lui fondata e presieduta a Varsavia -- che in questa universita’ polacca impartisce da quest’anno accademico un corso di Contemporary Italy per studenti sia polacchi che internazionali.

Per l’occasione, e’ stato approntato in lingua polacca e distribuito gratuitamente agli studenti, ai colleghi della stampa ed al pubblico intervenuto, un estratto (a cura del Prof. Losito, che e’ anche corrispondente stampa da Varsavia per l’Italia accreditato presso il Ministero degli Esteri di Polonia) di alcuni capitoli desunti da un utile volumetto del Prof. Svelto, Il fascino sottile del laser, recentemente pubblicato a Roma da Di Renzo Editore e di prossima ristampa, oltre che in polacco, sperabilmente anche in lingua inglese.

In questa utile pubblicazione, destinata per lo piu’ a lettori non specialisti e non pratici di femtosecondi o di compressori a fibra cava, lo scienziato racconta anche gustosi aneddoti del suo girovagare tra diversi continenti per ragioni scientifiche ed accademiche, sapidamente conditi da riferimenti alla sua felice e fortunata vita familiare insieme alla moglie, ai figli e ai due nipotini (“Alessandro e Stefano, che hanno gettato una nuova luce sulla mia vita”), ai quali ultimi l’interessante volumetto autobiografico e’ dedicato.

Senza peraltro trascurare qua’ e la’ di riportare -- in ossequio sia alle suggestioni del globale-locale che al richiamo inestinguibile delle radici primigenie -- dei gustosi cenni retrospettivi a quella terra di Puglia dove e’ nato e dalla quale mai si e’ affettivamente disgiunto, in cui comincio’ da studente liceale classico (presso il Ginnasio Publio Virgilio Marone di Gioia del Colle) a muovere i primi passi non solo nell’affascinate mondo delle scienze esatte, matematica e fisica in primis, ma anche delle discipline sportive in cui pure eccelleva e che ancora quando puo’ pratica (pesca subacquea, surf, sci e tennis) tra un esperimento e l’altro in laboratorio, o una lecture in qualche lontano continente.

Dunque un’esistenza sempre attiva e piena di stimoli per se’ e per gli altri, quella esemplata dal Prof. Svelto, il cui riverbero internazionale e’ motivo di giusto orgoglio per il nostro Paese oltre che personale. Specialmente ove si consideri che quando alcuni decenni addietro si comincio’ a parlare di Laser, molti tra gli stessi scienziati e colleghi del Prof. Svelto erano scettici sulle sue effettive utilizzazioni e definirono la scoperta (con un pizzico d’ironia) “una brillante soluzione in cerca di un problema”. Oggi invece, come afferma il Nostro, nessuno dubita che il Laser “rappresenti una delle invenzioni piu’ rivoluzionarie del secolo scorso, sicuramente destinata ad avere un impatto ancora piu’ profondo in questo nuovo millennio”.

L’anno prossimo, in tutto il mondo verra celebrato il primo cinquantenario di esistenza del Laser, ormai utilmente applicato in campi svariatissimi che vanno dalla medicina (oculistica, endoscopia, odontoiatria, dermatologia), alla biologia cellulare (pinzette laser e’ oggi chiamato il doppio fascio di luce focalizzato), alla chimica e alla biofisica, fino alla telemetria, all’industria civile e militare e alle telecomunicazioni. E l’Italia sara’ presente e ben rappresentata a questo importante appuntamento epocale: negli Stati Uniti, dove inizio’ le sue ricerche nel 1961 a Stanford, il Prof. Svelto sara’ appositamente a San Jose’ in California in concomitanza della CLEO (Conference on Lasers and Electro-Optics). In tale occasione, il suo nome, unico italiano, figurera’ nella ristrettissima cerchia dei 10 speakers prescelti ed invitati a parlare di Laser in questo convegno mondiale, insieme ad altri 8 scienziati americani, di cui due premi Nobel, ed un russo.
Periodico indipendente e plurilingue FORUM International edito a Roma

lunedì, novembre 02, 2009

Intelligenza italiana

Il fisico italiano Orazio Svelto è stato ospite a Varsavia presso alcune tra le più prestigiose istituzioni accademiche e scientifiche della capitale polacca. Lo scienziato italiano, noto in tutto il mondo per le sue invenzioni e pubblicazioni, è stato impegnato in fitti appuntamenti dove ha potuto esporre i risultati delle sue ricerche più avanzate sul Laser a cui hanno partecipato gli esponenti più autorevoli della ricerca polacca. Il primo seminario lo ha tenuto presso la facoltà di Fisica del Politecnico di Varsavia, il secondo presso l’Istituto di Optoelettronica della Wojskowa Akademia Techniczna.

Durante uno dei colloqui seguiti a questi incontri, in cui sono stati affrontati dai responsabili dei rispettivi centri universitari anche temi di possibile cooperazione di studi e di ricerca tra Italia e Polonia, uno dei più giovani e promettenti specialisti di questo settore di scienze ultrarapide, il Dr. Piotr Wasylczyk ha pubblicamente fatto una dichiarazione che fa onore al nostro Paese. Il giovane scienziato polacco, rientrato da poco da Oxford ha riconosciuto che fu proprio la lettura delle pubblicazioni del Prof. Svelto ad ispirarlo anni fa e ad incoraggiarlo ad approfondire questo affascinante settore.

Orazio Svelto per la sua straordinaria carriera nel campo dei laser è stato insignito, primo italiano e terzo europeo, del premio "Charles Townes" della Optical Society of America nel 2006.
Per l'occasione è stato tradotto in polacco parte del suo libro Il fascino sottile del laser , pubblicato in italia da Di Renzo Editore.