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venerdì, giugno 03, 2011

-30% di sconto per i cofanetti dedicati ai premi nobel

Acquistando uno dei due cofanetti dedicati ai premi nobel Di Renzo Editore propone il 30% di sconto e le spese di spedizione gratuite per l'Italia.

Cofanetto Chimici

Sei titoli di sei premi nobel per la chimica dalla Collana I Dialoghi

  • Il futuro è già determinato? - Ilya Prigogine
  • Le molecole dei viventi - Max Ferdinand Perutz
  • La ricerca di una vita. Verso un futuro sostenibile - George A. Olah
  • Come pensa un chimico? - Roald Hoffmann
  • La rivoluzione dell'RNA - Sidney Altman
  • Molecole su misura - Harold Kroto
Lo pagate 47,25 € invece di 67,50 €
Lo trovate a questo indirizzo:
http://www.direnzo.it/dett_libri.php?recordID=nobel

Cofanetto Fisici

Cinque libri di cinque premi nobel per la fisica dalla Collana I Dialoghi
  • L'universo affascinante. La futura rivoluzione nella fisica - David J. Gross
  • Il mistero della superfluidità - Anthony J. Leggett
  • L'origine dell'universo. Un segnale che ha cambiato la visione del mondo - Arno Penzias
  • Tante domande, qualche risposta. Cinquant'anni di fisica delle particelle elementari - Martin L. Perl
  • La musica del vuoto. Indagine sulla natura della materia - Frank Wilczek

Lo pagate 36,75 € invece di 52,50 €
Lo trovate a questo indirizzo:
http://www.direnzo.it/dett_libri.php?recordID=nobelf

mercoledì, aprile 27, 2011

Il piccolo chimico

Nell'anno della chimica la rivista Focus lancia una bellissima idea per avvicinare i più giovani e non alla chimica con una stupenda tavola periodica. Scopri la prima tavola periodica degli elementi interattiva in italiano. Con i video degli esperimenti da (non) fare a casa con i 118 elementi (finora noti).

lunedì, febbraio 07, 2011

Sei titoli per la chimica

Per celebrare l’anno internazionale della chimica, Di Renzo Editore ha pensato di mettere in vendita sei titoli scritti da sei premi nobel in un unico pacchetto ad un prezzo speciale.

L’ONU ha proclamato il 2011 l’anno della chimica ed ha affidato all’UNESCO la responsabilità di organizzare l’evento. Le attività nazionali e internazionali che si svolgeranno nel 2011 saranno incentrate sull’importanza della chimica nella preservazione delle risorse naturali.

Materia fondamentale per la comprensione del mondo e dell’intero universo, per capire le trasformazioni molecolari che sono fondamentali per la produzione di cibo, carburante e medicine.

Di Renzo Editore ha pensato di mettere in vendita sul proprio sito sei titoli di sei grandi chimici premi nobel ad un prezzo speciale. I sei titoli fanno parte della collana I Dialoghi, piccoli libri che nascono dagli incontri avuti con gli autori stessi. I nomi degli sei autori sono Harold Kroto, Sidney Altman, Roald Hoffmann, George A. Olah, Max Ferdinand Perutz e Ilya Prigogine.

Per effettuare l’ordine basta visitare il sito www.direnzo.it all’indirizzo http://www.direnzo.it/dett_libri.php?recordID=nobel

mercoledì, febbraio 02, 2011

L'anno della chimica

Per celebrare l'anno internazionale della chimica, Di Renzo Editore, ha pensato un pacchetto di sei libri ad un prezzo veramente eccezionale. Sei premi nobel si raccontano, i loro studi la loro vita privata i loro successi. Segui questo link

Molecole su misura - Harold Kroto

Il C60 è stato definito il composto più importante scoperto nel XX secolo: fondamentale per la chimica del carbonio e dei materiali, potrebbe un giorno condurre ad eccezionali applicazioni. Il suo scopritore, il chimico britannico Harold Kroto, con grande onestà ritiene che siano molte le scoperte importanti del secolo appena trascorso, nonostante il Premio Nobel vinto nel 1996. Con la stessa modestia, l’autore ci racconta la sua esperienza umana e professionale, riconoscendo l’importante funzione che hanno avuto nella sua formazione esperienze all’apparenza banali, come lavorare nella fabbrica di palloncini del padre, giocare col Meccano e svolgere la professione di grafico. Profondamente interessato alla divulgazione e alle discussioni scientifiche con la cosiddetta “gente comune”, Harold Kroto crede nella scienza come attività culturale e profonda comprensione del mondo. E ai giovani che vogliono seguire le sue orme consiglia di divertirsi nel proprio lavoro, di evitare la competizione perché non è produttiva e, una volta individuato il proprio obiettivo, di non mollare mai.

La rivoluzione dell'RNA - Sidney Altman

L’RNA non ha la sola funzione di “magazzino delle informazioni”, necessario in un primitivo sistema di auto replicazione. Questo polimero possiede proprietà di catalizzatore esso stesso ed una sola molecola è sufficiente per osservare attività catalitica. Con questa scoperta, Sidney Altman ha rivoluzionato la conoscenza dei meccanismi biologici. Una funzione apparentemente antica, che si è conservata lungo l’evoluzione anche quando una proteina, o le proteine, si sono a loro volta evolute per contribuire al lavoro dell’RNA. In questo volume, Altman racconta le avventure della sua scoperta, il fascino della vita di laboratorio e l’energia della vita scientifica nel contatto quotidiano con le grandi menti del suo tempo.

Come pensa un chimico? - Roald Hoffmann

“In primo luogo sono interessato al modo di pensare del chimico in generale, e non solo a quello dei miei colleghi teorici. E neppure mi riferisco ai miei vecchi colleghi sperimentalisti, perché spesso essi hanno adottato un particolare modo di pensare che per loro funziona perfettamente. I miei lettori invece rappresentano una fascia ben precisa: studenti, laureati e giovani assistenti, persone dalle menti aperte, pronte ad adottare nuove modalità di pensiero.” Scrive così Roald Hoffmann, Premio Nobel per la Chimica, che ha dedicato la propria vita non solo alla scienza, ma anche allo studio dell’arte e della letteratura, e che da lungo tempo sta tentando di modificare, con i suoi scritti, l’idea che in genere si ha della chimica, fornendole un’accezione più in sintonia con le nuove esigenze culturali.

La ricerca di una vita. Verso un futuro sostenibile - George A. Olah

Gli idrocarburi e i loro prodotti sono essenziali per la crescita dell’economia globale, ma le risorse di combustibili fossili sono in esaurimento ed è dunque necessario cercare fonti di energia alternative. La conversione dell’anidride carbonica prodotta dagli impianti industriali o presente nell’atmosfera in metanolo liquido, utilizzabile a sua volta come carburante o come materia prima per la produzione di altri idrocarburi, rappresenta una soluzione perfetta e a portata di mano. George A. Olah ci racconta le tappe della sua scoperta e l’impegno per un ambiente più pulito in un futuro sostenibile.

Le molecole dei viventi - Max Ferdinand Perutz

Il racconto che l’Autore, Premio Nobel per la chimica nel 1962 insieme a John Kendrew, fa della sua gioventù, le riflessioni sullo sviluppo degli studi chimico-biologici e il grande tema delle radici profonde dell’esistenza s’intrecciano armoniosamente in tre linee narrative e costituiscono la magia di questo piccolo volume. Ma quello che più avvince è il sentimento di umana simpatia con cui Perutz considera gli uomini di scienza che, come lui, intesero la loro attività alla stregua di un impegno politico, civile, morale volto alla difesa dei valori della cultura, della libertà e della giustizia.



Il futuro è già determinato? - Ilya Prigogine

Dopo aver discusso i problemi fondamentali della scienza del nostro tempo e di alcuni concetti filosofici, a partire dalla controversia tra Eraclito e Parmenide, Ilya Prigogine lancia un messaggio di grande speranza: il futuro non è determinato. Contrariamente a quanto lascia supporre la globalizzazione e l'apparente massificazione della società attuale, il comportamento individuale si avvia a diventare sempre più il fattore chiave che regola l'evoluzione del mondo e della società. Un messaggio, questo, che va direttamente contro quelli più diffusi, implicitamente o esplicitamente, dai mezzi di comunicazione di massa: l'importanza delle azioni individuali, infatti, implica la riflessione di ognuno sulle responsabilità che ci si assume quando si agisce o si prende una decisione. E questa responsabilità è associata ad una autonomia di pensiero e ad una analisi critica di mode, costumi, idee preconcette, ideologie, imposti dall'esterno: esattamente il contrario di quello che desiderano coloro che vorrebbero renderci "perfetti consumatori" in un mondo dominato solo dal denaro. Contrastare questa spinta verso la cancellazione della libertà di pensare con la propria testa è ormai un imperativo se si vuole salvare la società umana e il nostro pianeta da catastrofi che ormai appaiono sempre più vicine e (purtroppo quelle sì) irreversibili. Questo libro fornisce un piccolo, discutibile, ma prezioso contributo in tale direzione.

lunedì, gennaio 17, 2011

Presentare la chimica sotto una luce nuova

Per la Di Renzo Editore Come pensa un chimico? del vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1981, Roald Hoffmann. E' un libro pubblicato nel 2009, piccolo piccolo, ma molto efficace nel presentare la sua originle idea di chimica. In rete ho trovato anche commenti negativi di lettori che contestavano l'eccessiva concentrazione sul pensiero del chimico Hoffmann. Ma d'altra parte l'Autore l'aveva specificato sin nella sinossi:
"Sono interessato in primo luogo al modo di pensare del chimico in generale, e non solo a quello dei miei colleghi teorici e vecchi sperimentalisti, perché spesso essi hanno adottato un particolare modo di pensare che per loro funziona perfettamente"
scrive infatti Hoffmann, una vita dedicata non solo alla scienza, ma anche allo studio dell'arte e della letteratura, e che da lungo tempo sta tentando di modificare, con i suoi scritti, l'idea che in genere si ha della chimica, fornendole un'accezione più in sintonia con le nuove esigenze culturali. È vero che precisa di rivolgersi, invece, ad una fascia ben precisa di lettori che per lui sono: "studenti, laureati e giovani assistenti, persone dalle menti aperte, pronte ad adottare nuove modalità di pensiero" e quindi avrebbe dovuto magari specificare "le mie". D'altra parte il libro è suo e sue sono le "modalità di pensiero", originate dall'originale esperienza di chimico votato alla scienza ma senza dimenticare la passione per la letteratura e l'arte, quindi se vogliamo non si tratta esattamente di promesse disattese.

Roald Hoffmann, nato a in Polonia nel 1937, è chimico teorico presso la Cornell University statunitense. Miracolosamente sfuggito all'Olocausto per via delle sue origini ebraiche, negli States ha studiato alla Columbia University e ad Harvard, dove sotto la direzione di un altro Premio Nobel, William N. Lipscomb, ha sviluppato ed ampliato il cosiddetto Metodo di Hückel esteso. Hoffmann ama definire il proprio campo di ricerca come "chimica teorica applicata", termine con il quale caratterizza la particolare miscela di calcoli stimolati dalla sperimentazione e dalla costruzione di modelli generalizzati, di strutture per la migliore comprensione dei fenomeni, ovvero i suoi contributi alla chimica. Autore di oltre 500 articoli scientifici, ha insegnato alla comunità scientifica nuove modalità di comprensione della geometria e della reattività delle molecole. Tra i suoi principali interessi, le sostanze organiche ed inorganiche, per le quali ha sviluppato strumenti e metodi computazionali. Ha inoltre enunciato delle regole per spiegare i meccanismi di reazione (regole di Woodward-Hoffmann) ed ha introdotto l'analogia isolobale.

Un altro grande pregio di Hoffmann, è però appunto quello di aver contribuito con la sua attività di scrittore a diffondere un'immagine più positiva e affascinante della chimica tra i non addetti ai lavori. Appassionato di poesia, ha pubblicato numerose raccolte insieme a testi divulgativi per spiegare la chimica al grande pubblico, in particolare ai giovani. Ha inoltre scritto alcune pièce teatrali che affrontano i grandi dilemmi della scienza. Oltre al Nobel, ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è finora l'unico chimico ad aver ricevuto tre premi dell'American Chemical Society in tre diverse branche della chimica. Una curiosità: il suo nome è stato scelto in onore dell'esploratore norvegese Roald Amundsen.

Fonte: arteesalute.blogosfere.it

mercoledì, maggio 20, 2009

Lo abbiamo detto. La chimica non è noiosa.


La chimica non è noiosa!!! Lo abbiamo già detto. Lo sottolinea Hoffmann con le sue grandiose opere teatrali e letterarie. Ma questo filmato è la dimostrazione che la chimica si può spiegare anche divertendo.


Oxygen from Christopher Hendryx on Vimeo.

mercoledì, aprile 08, 2009

La Chimica è tutto, ovunque.

I farmaci che debellano le malattie, il futuro di biocarburanti in un contesto energetico, i servizi ospedalieri, i cellulari, gli aerei, l'informatica, le batterie, le automobili, l'arredamento, gli elettrodomestici... sono solo alcuni tra i derivati della Chimica.

A distanza di un anno, dopo il successo dell'ultima edizione 2008 con la visita agli stand di oltre duemila giovani provenienti dalla Toscana e dall'Emilia Romagna con l'obiettivo del completo avvicinamento all'area chimica degli studenti delle scuole medie superiori e inferiori, quest'anno l'ordine dei chimici di Parma si ripete.

Il giorno 17 aprile alle ore 10,30 presso la Sala Bertoia - Convitto Maria Luigia, si svolgerà una tavola rotonda dal titolo "La Chimica siamo noi... Responsabilità Sociale dei Chimici". Etica, intesa come responsabilità sociale che coinvolge ogni essere umano. Si alterneranno il Prof. Armando Zingales Presidente del CNC, il Prof. Luigi Campanella docente di Chimica e Presidente della Società Chimica Italiana, il Dr. Alberto Chiesi Presidente della Chiesi Farmaceutici S.p.A, la Prof.ssa Ines Testoni Filosofa e Docente di Psicologia Sociale all'Università di Padova, il Prof. Marco Vitale Economista di Impresa. Moderatore il Dr. Franco Tau Vice Presidente del CNC.

Le radici del comportamento dell’individuo stanno nella sua idea. L’idea che alberga nell’uomo e ne determina gli indirizzi comportamentali, l’etica appunto. Una etica fino a ieri guidata dagli ideali e dalla fede religiosa. Ma anche oggi, nel decadimento degli ideali tradizionali, delle ideologie, della fede religiosa, è sempre l'idea che guida l’azione dell’uomo, nel bene e nel male, pur con parametri di riferimento diversificati.


Per approfondire:

venerdì, marzo 20, 2009

Salvare il mondo con i numeri

Al Festival della Matematica che si sta svolgendo questi giorni a Roma, ha come filo conduttore l'argomento "Salvare il mondo con i numeri". Come sempre tantissimi personaggi della matematica e non solo, si alterneranno su un "palcoscenico" scientifico e curioso come è la matematica.
L'uomo dei frattali Benoit Mandelbrot con il premio Nobel per l’economia John Nash e il grande matematico Harold Kuhn ricostruiremo le origini della teoria dei giochi, sulla quale il matematico Robert Aumann, (prossimo autore per la collana I Dialoghi, Di Renzo Editore) ha spesso la maggior parte dei sui studi, mentre il chimico Roald Hoffmann. autore del libro "Come pensa un chimico?" analizzerà il rapporto tra matematica e chimica.

mercoledì, febbraio 11, 2009

Il padre della pillola

Per celebrare il centesimo anno dalla fondazione della Società Chimica Italiana, a Sorrento dal 5 al 10 Luglio 2009 sarà ospite il chimico, scrittore, autore di testi teatrali Carl Djerassi. Il giorno 7 luglio dalle 18.00 alle 19.00 terrà un incontro - conferenza che verterà anche sul suo modo di scrivere, chiamata "science-in-fiction".
Carl Djerassi è sopratutto noto per il contributo dato allo sviluppo della pillola anticoncezionale e per aver scritto romanzi ambientati sempre nel mondo scientifico. Il suo romanzo "Operazione Bourbaki" vince il premio Serono nel 2005.
All' eta di sessantotto anni, Max Weiss, professore di scienze a Princeton, viene mandato in pensione. Eppure lui e convinto di avere ancora davanti a sé gli anni migliori della sua carriera, cosi prepara un’ingegnosa vendetta nei panni di “Diana Skordylis”. Lo pseudonimo nasconde un’alleanza tra Weiss e altri tre suoi colleghi, anch’essi anziani e anch’essi con qualche debito non saldato con la comunita scientifica.Quello che non si poteva prevedere e il successo della loro avventura: la scoperta della PCR, la piu importante invenzione delle scienze biomediche contemporanee. Diana Skordylis viene cosi travolta dalle gelosie professionali. E mentre le forze dell’individualismo mettono a dura prova l'ideale della collaborazione, il lettore arriva al cuore dell’impresa scientifica e delle sue regole accademiche. Operazione Bourbaki e il secondo volume della tetralogia, iniziata con Il dilemma di Cantor, con la quale Carl Djerassi mette in scena il vivere quotidiano degli scienziati di oggi.

venerdì, novembre 21, 2008

Dialogando si da luce alla scienza

Due nuovi libri della collana I Dialoghi sono usciti in questi giorni. La Di Renzo Editore, continua nella sua ricerca di personaggi fondamentali alla ricerca e alla scienza.


Gli ultimi due sforzi della casa editrice romana, hanno portato alla luce due nuovi testi su due personaggi fondamentali nel loro campo. Semir Zeki insegnante di neurobiologia alla University College di Londra e Richard Zare docente di Scienze naturali alla Stanford University, hanno collaborato alla collana I Dialoghi con molto entusiasmo e l’editore ne ha colto in pieno il senso pubblicando questi due piccoli volumi.


Molecole e vita di Zare, è un racconto viscerale tra la vita dell’autore e la chimica. Non ci sono formule o segreti da alchimista, ma un racconto di passione per una materia alle volte troppo bistrattata. Il libro si chiude con dieci consigli per gli scienziati giovani e proprio a loro è rivolto il libro. Nella classifica personale di Zare si pone al primo posto il consiglio "Sogna e fa qualcosa che ti piace d’avvero".


Il libro di Semir Zeki invece è un viaggio all’interno dell’organo più difficile da comprendere. Il cervello. L’autore è convinto che l’attenta osservazione di arte, letteratura, musica possa farci comprendere moltissimo sui meccanismi di questo organo ancora sconosciuto.


I due testi saranno presentati alla prossima fiera del libro Più libri, più liberi che si terrà a Roma dal giorno 5 dicembre al giorno 8 dello stesso mese.

martedì, ottobre 07, 2008

CONVEGNO NAZIONALE SUL PARTICOLATO

E' cominciato stamani a Bari il terzo Convegno nazionale sul particolato atmosferico, tre giorni di dibattiti e scambio di conoscenze per approfondire il tema sulla qualita' dell'aria . "La scienza ha perso un po' i contatti con i cittadini, quindi ben vengano momenti come questi per incontrarci", ha detto Luigi Campanella, presidente della societa' chimica italiana, entrando subito nel cuore del perche' e' stato organizzato il Convegno.
Ed in effetti oggi piu' di ieri la scienza incute timori e scatena battaglie, mentre invece la ricerca scientifica puo' dare tante risposte, anche nella vita quotidiana. La tre giorni di convegno sul particolato vede convergere i piu' importanti scienziati italiani ed europei, a dibattere non solo tra loro ma con i decisori politici e con i singoli cittadini, sul problema polveri sottili che soffoca le nostre citta'.
"Oggi quando si parla di chimica si fa sempre riferimento a qualcosa di negativo, si dice correntemente senza mai far riferimento a quanto le conoscenze chimiche possono fare nel risanare situazioni inquinate- sottolinea Campanella nel suo discorso di avvio lavori- e' evidente che c'e' un problema di comunicazione che dobbiamo sanare". "Il particolato atmosferico non e' solo un argomento sensibile per tanti cittadini - ha sottolineato Campanella - ma e' scientificamente provato quanto sia dannoso per la salute di tutti. Purtroppo siamo ancora in attesa di una legge che identifichi la qualita' delle polveri sottili, mentre siamo ancora legati a provvedimenti di legge legati alla quantita'. Ecco perche' e' cosi' importante incontrarci e verificare lo stato delle nostre ricerche. Ancora piu' importante e' che le cose importanti non restino chiuse tra di noi, ma vengano divulgate ai cittadini e al sistema politico, perche' possa prendere le decisioni piu' giuste"

venerdì, giugno 13, 2008

Il padre della pillola anticoncezionale

Padre della pillola anticoncezionale, professore di Chimica all'Universita di Stanford, infaticabile divulgatore, come novelist Carl Djerassi ha dato vita a un nuovo genere letterario, la "Science in fiction": altro dalla science fiction, perché nella sua narrativa non c'e nulla di futuribile o di poco plausibile. E un ibrido che va amalgamando discrete ed equilibrate trame romanzesche, dal retrogusto protonovecentesco mitteleuropeo, con iperrealistiche integrazioni scientifiche: la vita dei ricercatori e raccontata quasi fosse osservazione partecipante, dai problemi classici del mestiere (reperimento fondi, carrierismo, interazione sociale coatta, spregiudicatezza, intellettualismo) a quelli comuni alla specie (incomunicabilita, solitudine, sentimentalismo). L'intenzione e nobile, l'esito - almeno in questo libro - altalenante: in certi frangenti divulgativi prevale una tendenza alla didascalia e alla ridondanza scolastica, come poteva essere prevedibile, in altri alla buona capacita di tratteggiare sentimenti s'accompagnano compiacimento e autoindulgenza. La sensazione e che il genere abbia bisogno di epigoni, per evolversi; epigoni rispettosi della linea tracciata dal pioniere, ossia precisione e rigore scientifico confezionati in contesti apparentemente leggeri, perché fictionali.

"Il seme di Menachem" e il terzo libro della tetralogia "science in fiction": viene dopo "Il dilemma di Cantor", giallo giocato sulla smania di popolarita di uno scienziato e sui suoi (esili) scrupoli, e "Operazione Bourbaki" (Premio Serono 2006), storia di un gruppo di anziani scienziati estromessi da laboratori e universita ma ancora motivati. Il quarto libro, "Marx deceased", e in corso di traduzione.

Colonna portante de "Il seme di Menachem" e la tematica dell'inseminazione artificiale: tra SUZI (inseminazione subzonale) e ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi, ovvero iniezione diretta di un solo spermatozoo nel citoplasma di un ovulo), si opta per la seconda via: grazie al liquido seminale raccolto in un sacchetto Milex, fatto di gomma di tipo medico, versato e conservato in un vaso di Dewar ad azoto liquido. Djerassi tiene a ribadire che fecondazione e gravidanza non sono sinonimi: la protagonista del romanzo, Melanie, a un tratto sostiene: "Se metti il mio ovulo su una piastra di Petri ed esegui una ICSI con uno spermatozoo, vuoi dirmi che sono incinta? O che la vita e gia iniziata? Certo che no. L'ovulo deve essere reintrodotto e deve impiantarsi nel mio utero. Solo allora possiamo discutere la questione della vita" (p. 199).
Altro argomento cardine e la questione nucleare in medioriente; la posizione di Menachem Dvir, ingegnere nucleare israeliano e futuro padre del piccolo Adam, nato dalla relazione con Melaine, tende a evidenziare relativa comprensione per le strategie politiche sioniste, giustificando parzialmente con la difesa del territorio e dei popoli (palestinese incluso) l'aggressione alle basi irachene di Osirak: proprio la dove, come avvenne tempo addietro per gli israeliani, i tecnici francesi stavano contribuendo alla fusione. Infine, si vanno omaggiando - dietro l'invenzione delle Conferenze Kirchberg - le Conferenze Pugwash sulla Scienza e gli Affari Generali, Premio Nobel per la pace nel 1995 (cfr. p. 9).

Last but not least, una curiosita. La vicenda sentimentale dell'infertile (per via di esperimenti coi raggi x: cfr. p. 168) Menachem e della sua regina di Saba Melanie, laureata - l'annotazione e un piccolo vezzo autoriale - "in era pre-pillola" e quindi estranea alla formidabile scoperta di Djerassi diventa l'occasione, infine, per informare i lettori a proposito delle dinamiche di conversione all'ebraismo. Sembra che tra rabbini ortodossi e riformisti non corra buon sangue. Le divergenze sono tutt'altro che occasionali e funzionali.


da Lankelot.eu

lunedì, ottobre 22, 2007

La chimica buona? Sarà verde


“Non temetela, è quella che ci guarirà. Con gli eco-processi batteremo lo smog”

Intervista a Roald Hoffmann (per leggere l’intero articolo, clicca qui)


Professore, molti la vedono bruttissima e sognano addirittura un futuro senza chimica. Tanti italiani la identificano con prodotti velenosi e mortali, che devastano il pianeta. Che cosa risponde?

«In realtà la chimica ha migliorato, e di molto, l’esistenza, producendo gli oggetti-simbolo della nostra epoca, dai cd alle auto. E’ vero che ha generato anche inquinamento e disastri, ma per quelli non possiamo che rimproverare noi stessi: chi ha acquistato i veleni se non noi? L’essere umano è strano: tende a ricordare il male e a dimenticare il bene. Eppure basta visitare il cimitero di Bergamo per vedere quanti morissero ancora bambini nei secoli scorsi. Oggi per fortuna non è più così e questo progresso si deve anche alla chimica».

Ha una ricetta per uscire dal circolo vizioso sviluppo-inquinamento che distrugge interi habitat?

«La lotta all’inquinamento deve nascere dalla sensibilità ecologica delle opinioni pubbliche e anche dagli scienziati che - come cerco di rappresentare nella mia opera teatrale - devono sviluppare un’etica della responsabilità sociale».

Ha un esempio concreto?

«Le marmitte catalitiche delle auto, il cui “padre”, Gerhard Ertl, ha appena vinto il Nobel. Convertono gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, aiutando ad abbattere le emissioni ovunque, da Milano a Los Angeles, ma non sarebbero mai diventate realtà se non fossero passate le leggi che obbligavano i produttori a installarle. E le leggi nascono sempre dalla pressione politica della gente».

[…]

La Stampa, mercoledì 17 ottobre 2007, Tutto Scienze

Roald Hoffmann è autore di “Se si può, si deve?”, Di Renzo Editore


mercoledì, ottobre 17, 2007

A Torino 1400 chimici da tutto il mondo


La Stampa, lunedì 6 agosto, scienze

Da ieri e fino a venerdì 5 mila ricercatori al Lingotto. Si parlerà di lotta alle armi di distruzione di massa, di ambiente ma anche di nuove molecole utilizzabili come farmaci

Non solo provette. I chimici sanno anche essere dei grandi divulgatori come ha dimostrato ieri pomeriggio Roald Hoffmann, Nobel 1981, che con un intervento su scienza e etica ha inaugurato all’Auditorium del Lingotto il quarantunesimo congresso dell’Iupac, l’Unione internazionale di chimica pura e applicata, al quale partecipano, fino a venerdì prossimo, 5 mila persone. Ma Hoffmann, che è anche poeta e drammaturgo, non s’è limitato all’intervento perché, sempre all’Auditorium, è stata rappresentata per la prima volta la sua ultima pièce «Should’ve» (Traduzione italiana «Se si può, si deve?» Di Renzo Editore, Roma). Un altro grande momento del 41° Iupac, al quale partecipano, oltre a Hoffmann, altri due premi Nobel come Robert Huber e Kurt Wüthrich, sarà domani alla Galleria d’Arte Moderna quando verrà ricordato il torinese Primo Levi con una serata dal titolo «Primo Levi Scrittore e Chimico». Primo Levi è universalmente conosciuto per i suoi libri e appartiene alla ristretta cerchia di scrittori annoverati tra i grandi del secolo scorso. La sua vita e la sua personalità sono state profondamente segnate dal suo essere un chimico, un ebreo ed un torinese. Così allo Iupac, considerato anche che il 2007 coincide con il ventesimo anniversario della sua morte, è parso doveroso ricordare Primo Levi con un incontro pensato per sottolineare gli stretti legami tra il chimico e lo scrittore. In una lunga intervista allo scrittore Philip Roth, Levi disse: «Mi ritrovo più ricco di altri colleghi scrittori perché per me termini come “chiaro”, “scuro”, “pesante”, “leggero”, “azzurro”, hanno una gamma di significati più estesa e più concreta. Per me l’azzurro non è soltanto quello del cielo, ho cinque o sei azzurri a disposizione... Voglio dire che ho avuto per le mani dei materiali di uso non corrente, con proprietà fuori dall’ordinario che hanno servito ad ampliare in senso tecnico il mio linguaggio. Quindi dispongo di un inventario di materie prime, di “tessere” per scrivere, un po’ più vasto di quello che possiede chi non ha una formazione tecnica. In più ho sviluppato l’abitudine a scrivere compatto, a evitare il superfluo. La precisione e la concisione, che a quanto mi dicono sono il mio modo di scrivere, mi sono venute dal mio mestiere di chimico».[...]

martedì, ottobre 16, 2007

La terza cultura ha il suo pubblico



Il Sole-24 Ore, nòva24, giovedì 4 ottobre 2007, pag. 10

Guido Romeo

(Roald Hoffmann, Se si può, si deve?, Di Renzo Editore)

La voglia di innovazione che negli anni ’60 animava la Factory di Andy Warhol oggi pervade quel territorio dai confini sempre più porosi a cavallo tra arte e scienza. Nei laboratori molti storcono il naso a questo eclettico mescolar di carte, ma la contaminazione tra atomi e Muse riscuote sempre più successo tra il pubblico e produce nuovi stimoli anche per la ricerca. «Oggi quella Terza cultura in grado di superare la dicotomia tra studi scientifici e umanistici è in piena esplosione, ma forse non nel modo in cui l’aveva immaginata C. P. Snow cinquant’anni fa; osserva William J. Mitchell, direttore del programma “Città intelligenti” al Mit di Boston. Il prossimo 14 ottobre, Mitchell parteciperà a Bergamoscienza, confrontandosi con l’artista Armin Linke sui confini tra realtà e immaginazione, partendo dalle interazioni tra le attività umane e i paesaggi naturali e artificiali nei quali ci muoviamo. Nel corso del medesimo fine settimana il festival metterà due volte in scena anche «Se si può, si deve?» la terza fatica teatrale del Nobel per la chimica Roald Hoffmann che affronta la responsabilità degli scienziati a partire dal suicidio di Friedrich Wertheim, chimico di origine tedesca, il quale si toglie la vita dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per commettere un genocidio.

«Quando Snow parlava di contaminazione tra diverse culture, non immaginava certamente lo sviluppo di uno strumento come internet che ha rapidamente fatto cadere molte barriere creando un accesso più democratico a moltissimi campi prima strettamente specialistici – osserva Mitchell – oggi questo sta producendo un nuovo tipo di pubblico, numericamente consistente e intellettualmente impegnato, che non si sente particolarmente legato, per quanto riguarda i suoi interessi e attività, dai tradizionali steccati tra discipline o istituzioni». I precedenti di scienziati con grande successo artistico non mancano. Basti pensare a Carl Sagan o a Oliver Sacks, ma oggi la contaminazione sta diventando ancor più vasta e complessa, con migrazioni da un campo all’altro che interessano sempre più spesso i più giovani. Vijay Iyer, 35 anni ed ex-dottorando in fisica all’Università di Berkley ora basato a New York, si considera prima scienziato che musicista anche se l’anno scorso il suo ultimo album, «Reimaging», era ai vertici delle classifiche jazz. Un successo dovuto alla sua dimestichezza con le matematiche più complesse che gli permette di esplorare nuovi ritmi basati su combinazioni, permutazioni, sequenze di Fibonacci e medie auree, ma anche alle sue origini indiane. Le arti visive e musicali indiane utilizzano schemi molto elaborati e simmetrici con proprietà matematiche sorprendenti. Dei veri esercizi di calcolo che fanno da trama al senso estetico.
La traiettoria di Iyer è inversa a quella di Brian Cox, 38 anni, che qualche tempo fa ha lasciato le tastiere dei britannici D. Ream per l’acceleratore Lhc del Cern di Ginevra. Atomi e particelle non gli stanno però impedendo di diventare uno dei divulgatori più popolari della tv britannica. Il suo sogno? Scrivere un’opera in grado di eguagliare la popolarissima serie televisiva «Cosmos» di Sagan. Il pubblico apprezza questo rimescolio di generi che aiuta a riflettere sulla realtà nella quale viviamo. «La prima rappresentazione della mia pièce l’estate scorsa a Torino ha avuto grande successo perché lasciando il teatro gli spettatori già discutevano di ciò che avevano visto» osserva Hoffmann, che a 70 anni sembra considerarsi appena agli inizi di una nuova carriera. Ma quando scrive un brano musicale o un’opera teatrale si lavora come artisti? «Nelle mie rappresentazioni parlo di ciò che conosco e quindi anche di scienza – spiega Hoffmann – ma ho scelto il teatro perché è una forma di comunicazione particolare, in grado di toccare lo spettatore come la tv o il cinema non sono in grado di fare. la rappresentazione è fatta da persone in carne e ossa nelle quali l’identificazione è molto più forte. Riuscire a sfruttare questa energia emotiva quando si affrontano temi molto astratti come la responsabilità sociale e l’etica è estremamente importante». Il modello di Hoffmann è proprio un italiano, Primo Levi, chimico e sfuggito all’Olocausto come lui. «Ciò che trovo grandioso di Levi è come ha scritto del mondo in cui viveva, della sua esperienza nel campo di concentramento e del suo ritorno al lavoro in una piccola azienda chimica, in un modo che mostra come la chimica fosse anch’essa parte della sua vita, senza separare il suo lavoro dalla sua scrittura. Anzi costruendo un legame metaforico tra i due».
La separazione tra scienza e arte che tanto faceva orrore a Snow è quindi finalmente superata? «In un certo senso no – osserva Hoffmann – perché le scienze sono diventate sempre più ricche e complesse, addirittura generando ignoranza al loro interno tra campi anche molto vicini come fisica e chimica». Un punto sul quale Hoffmann e Mitchell concordano è però l’abbattimento definitivo tra la cosiddetta arte “alta” e la cultura popolare. Un mutamento che sta producendo un’immagine più precisa del mondo, ma anche moltiplicando l’accesso a quella conoscenza che per Mitchell è sempre più al centro della crescita delle economie moderne.

lunedì, settembre 03, 2007

I rettori: Più fondi contro la fuga di cervelli

Fonte: Il Denaro
Più fondi per ricerca e formazione. Per fermare la ‘fuga dei cervelli’ dalla Campania. E’ questa la proposta dei rettori di tre grandi Università campane alla conferenza di ieri sul tema “Giovani talenti e ricerca scientifica: che fare?”. Il convegno si è svolto nell’ambito della quarta giornata della nona festa nazionale dei Popolari-Udeur in programma a Telese Terme.“Si deve affrontare il sistema formativo nel suo complesso - dice Filippo Bencardino, rettore dell’Università del Sannio di Benevento - non solo l’università ma anche la scuola superiore. Oggi c’è uno scollamento tra i due mondi: l’orientamento nei licei è episodico, occasionale e limitato all’ultimo anno. Manca una prospettiva globale sulla formazione: serve l’interazione tra mondo universitario e scuola. Bisogna migliorare i servizi offerti agli studenti, dagli alloggi alle biblioteche. Per fare ciò serve l’investimento di risorse da parte di tutti: lo Stato, le aziende private, le famiglie. Inoltre, - conclude - una volta formati i talenti si deve sviluppare un’economia in grado di assorbirli. Investire sui giovani significa anche evitare la ‘fuga dei cervelli’ nel Nord Italia o all’estero”.L’emigrazione dei laureati campani preoccupa anche Gennaro Ferrara, rettore dell’Università Parthenope di Napoli: “Negli ultimi otto anni 260 mila giovani sono emigrati dalla Campania verso il Nord del Paese o all’estero. E’ un’emorragia che si può fermare solo in due modi: da un lato aumentando lo sviluppo atrraverso la diminuzione del debito pubblico. Dall’altro iinvestendo nel capitale umano, quindi nella formazione. Serve - prosegue - uno sforzo unitario tra le istituzioni, le forze economiche e la ricerca per mettere in moto lo sviluppo della Campania”. Un legame che spesso non segue le logiche del merito e della competenza: “I collegamenti tra le istituzioni e il mondo accademico - dice ancora Ferrara - sono di tipo clientelare: non si utilizzano le competenze all’interno dell’università ma si seguono logiche di appartenenza politica anche per la scelta dei docenti. Se non si interviene su questi fattori la regione si impoverirà sempre più e l’università perderà il triplice ruolo che le compete, economico, sociale e politico”. Il ruolo delle università è fondamentale per Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II di Napoli: “La formazione - spiega - è un elemento centrale nello sviluppo di un paese: questo non può esserci senza ricerca e alta formazione. I giovani preparati sono il presupposto per lo sviluppo: le nostre università invecchiano. In Campania - dice - molto è stato fatto ma la soluzione si deve trovare sul piano nazionale, all’interno di un progetto più vasto”.Il convegno si apre con l’introduzione di Vito Li Causi, capogruppo dei Popolari Udeur e membro della commissione Cultura della Camera dei Deputati. “I migliori cervelli italiani - dichiara - non hanno certezze economiche e professionali. Con la Finanziaria di quest’anno, se si mette in atto quello che prevede il Dpfe, si può consentire che questa situazione finisca. Sono previsti, infatti, finanziamenti e chiamate dirette a tempo indeterminato che può far tornare anche quelli che sono andati via”.Conferma la scarsità di risorse per l’università Enrico Cheli, prorettore all'Intercultura dell’Università Siena: “I finanziamenti di una grande università americana come Harvard - commenta - sono di molto superiori a quelli che ricevono le 70 università italiane. Tutto questo non è sostenibile. Anche quello che prevede il Dpef - conclude - è un primo passo, ma non è abbastanza. Bisogna premiare soprattutto i giovani e la creatività che è nel pieno sviluppo tra i 28 e i 45 anni”. Sulla necessità di maggiori investimenti nella ricerca universitaria, anche per sostenere lo sviluppo dell’innovazione delle imprese, è anche Luciano Caglioti, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma. “Dal 1993 - afferma il prorettore - c’è stata una forte deindustrializzazione soprattutto nella chimica ed è cominciata a calare la percentuale italiana di export hi-tech che oggi è all’8 per cento. Tutto questo è la premessa di una situazione quanto mai critica che ha bisogno di forti investimenti economici nella ricerca universitaria, di liberalizzazione delle normative nei tempi e nel rendicontato e di un aumento delle collaborazioni tra piccole imprese ed università attraverso gli spin-off”.

Luciano Caglioti ha pubblicato con Di Renzo Editore il libro La scienza tradita - Le vicissitudini della ricerca scientifica in Italia