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mercoledì, marzo 14, 2012

Due domande a Giorgio Parisi

Giorgio Parisi è nato a Roma nel 1948 da una famiglia benestante. Da piccolo si interessa alla matematica che si sviluppa in tutto il periodo scolastico con lo studio del calcolo.  Legge fantascienza e divulgazione scientifica in maniera spasmodica e dopo le superiori si iscrive a Fisica e si laurea con Nicola Cabibbo sul problema del bosone di Higgs. 

Subito dopo la laurea entra nel team dell’INFN di Frascati che si occupa dei problemi della fisica con elettroni e positroni e del deep inelastic scattering. Nel corso degli anni 80, si appassiona agli strumenti avanzati di calcolo e insieme a Cabibbo promuovono la costruzione di strumenti di calcolo parallelo per le teorie di gauge. 

Parisi è uno degli esponenti più brillanti della fisica italiana contemporanea. Di lui spicca la varietà di interessi: nelle sue oscillazioni tra la teoria dei campi e la meccanica statistica, si è occupato anche di reti neuronali, spingendosi nel campo dei modelli biologici. 

Come ha deciso di diventare un fisico? 

A quanto pare i numeri sono stati la mia prima passione: già a quattro anni sapevo leggere l’insegna dell’autobus e mi dilettavo con giochi che richiedevano la conoscenza di combinazioni numeriche. 

Ai tempi del liceo i miei interessi erano rivolti esclusivamente alla matematica e mi impegnavo seriamente per cercare di giocare a scacchi a un buon livello. La fisica è una passione nata più tardi, con la scelta dell’università. 

Ricordo che rimasi incerto, fino all’ultimo, tra fisica e matematica. Avevo invece escluso categoricamente ingegneria – la facoltà che avrebbe voluto farmi frequentare mio padre – perché sapevo già che avrei voluto dedicarmi alla ricerca e non soltanto alla pratica.

Credo che alla fine abbia prevalso la maggiore conoscenza che avevo della fisica moderna, cosa dovuta principalmente alla maggiore facilità che si incontra nella divulgazione delle scoperte della fisica rispetto a quelle della matematica, una differenza dovuta alla maggiore concretezza della fisica. Infatti, mentre avevo un’idea più o meno precisa dei grandi successi della fisica della prima metà del ventesimo secolo, ignoravo completamente (come d’altronde quasi tutto il resto del mondo, esclusi i matematici professionisti e pochi altri ricercatori) quali fossero i problemi sui quali lavoravano i matematici. 

Spiegare cosa sia la fisica è molto più semplice che spiegare cosa sia la matematica, giacché quest’ultima, specialmente nel ventesimo secolo, ha raggiunto vette d’inaudita astrattezza. Se prendiamo, ad esempio, alcuni teoremi divenuti famosi, come quello di Fermat, dimostrato meno di un decennio fa, ci accorgiamo che hanno quasi tutti una formulazione elementare, mentre la dimostrazione passa attraverso una serie di astrazioni estremamente difficili da riportare non solo sul piano dei fenomeni osservabili, ma addirittura incomprensibili per chiunque sia fuori dal settore specifico. 

Nel bellissimo libro L’ultimo teorema di Fermat di Simon Singh (Milano, 1997) è impressionante come la strategia seguita da Weil per arrivare alla dimostrazione sia molto chiara, e anche come sia limpida la ricostruzione storica, ma l’autore giustamente non fa alcun tentativo per cercare di spiegare in che cosa consistevano concretamente i vari teoremi intermedi che bisognava dimostrare per arrivare al risultato finale. 

Certamente è stata proprio questa mia diversa conoscenza delle due scienze a farmi propendere per la fisica, anche se non sono mancati i ripensamenti. 

Comunque, lo studio di questa disciplina richiede ugualmente un’approfondita conoscenza della matematica, anche se si possono spesso ignorare settori sviluppatisi molto recentemente: è assolutamente essenziale riuscire a tradurre il mondo in numeri, osservare come questi si evolvono e cambiano nel tempo, e alla fine costruire una teoria che li spieghi. 

È interessante notare anche come in certi campi la fisica arrivi a sorpassare la matematica, utilizzando metodi meno rigorosi dei matematici professionisti, che vogliono delle dimostrazioni perfette e inattaccabili. Mentre un matematico per dimostrare un teorema deve arrivare a delle conclusioni al di là di ogni dubbio, un fisico si ferma quando ha raggiunto un ragionevole convincimento della verità delle sue conclusioni. 

Mi è capitato più di una volta di arrivare a “dimostrare” dei risultati (ovvero a portare degli argomenti euristici convincenti per la loro correttezza) e solo successivamente alcuni matematici di grande classe, dopo molti anni di duro lavoro, sono riusciti a trasformarli in veri teoremi. 

Come è cominciata la sua carriera scientifica? 

All'epoca in cui ero ancora studente universitario vigeva la convinzione, predominante in ambito accademico, che la fisica fondamentale fosse quella delle particelle elementari. Specie in Italia, dove avevamo il mito di Enrico Fermi, questa branca rappresentava il campo d’elezione per chiunque volesse cimentarsi in qualcosa di difficile. 

All'epoca c’era una forte tendenza “riduzionista” a considerare più importanti le leggi di base e ritenere secondario lo studio del comportamento collettivo di sistemi formati da molti componenti; un po’ come privilegiare lo studio dei materiali in un corso di Architettura. 

La fisica delle particelle elementari è quanto di più «piccolo» conosciamo in natura, da qui vengono le leggi ultime della materia, che in potenza potrebbero offrirci anche la spiegazione di quanto ci è ancora ignoto. 

Tuttavia, non bisogna aspettarsi da queste leggi una spiegazione lineare dei fenomeni macroscopici, del mondo come lo osserviamo e lo vediamo ad occhi nudi, nello stesso modo in cui non possiamo spiegare direttamente l’architettura romana a partire dalle proprietà fisico-chimiche del mattone.

L’attrazione esercitata da un campo scientifico dipende molto da fenomeni di moda e dalla capacità di affabulazione dei divulgatori. In realtà tutti hanno i loro problemi interessanti e difficili da risolvere, che sono una sfida intellettuale che può eccitare l’interesse dei curiosi. 

In ragione del fascino che suscitava all’epoca, optai subito per la fisica delle alte energie. E visto che Nicola Cabibbo era il fisico teorico più rappresentativo in quel momento, mi rivolsi a lui per la tesi.

Cabibbo aveva lavorato con Raul Gatto a Frascati sulle collisioni elettrone-positrone; successivamente le loro strade si erano divise e c’era anche stato un periodo di grande competizione su un argomento specifico. 

Raul Gatto è un personaggio unico, a parte la sua grande capacità come fisico; negli anni Sessanta aveva messo in piedi un gruppo di fisici teorici a Firenze: una decina di persone che lavoravano secondo tecniche stakanoviste. 

Ogni settimana veniva esaminata la letteratura scientifica appena pubblicata, se ne discuteva insieme e si programmavano eventuali rettifiche ai lavori altrui. C’era un forte senso di coesione, sicuramente dovuto all'abilità di Gatto nel riunire i fisici teorici più brillanti di quella generazione (per esempio Guido Altarelli, Luciano Maiani, Giuliano Preparata, Gabriele Veneziano). 

Nel 1971 entrai per due anni a Frascati, durante quello che è stato forse il momento d’oro di quel centro di ricerca, perché si effettuavano le prime esperienze di annichilazione di elettroni e positroni. Una parte dell’attività teorica era collegata alla teoria dei campi e alle interazioni deboli. 

Mentre continuavo a lavorare a Frascati, accettai un primo invito di Richard Brant per trascorrere un mese alla New York University. Dopo alcune altre esperienze in Europa, qualche visita breve a Parigi e ad Amburgo e due mesi al CERN di Ginevra, cercai di andare per un anno a New York. 

Non mi organizzai in maniera sistematica, scrivendo a tappeto alle varie università di quella città, ma mi consultai solo col mio amico Richard: però sfortunatamente quell’anno non c’erano fondi per nuove borse alla New York University. 

Mentre non avevo ancora deciso come organizzare il futuro, mi arrivò a sorpresa una lettera di Tsung Dao Lee – il fisico cinese che, all’età di 31 anni, ha avuto il Nobel per aver scoperto «la non conservazione della parità» – che m’invitava a passare un anno alla Columbia University, invito che accettai con molta soddisfazione. Ho saputo soltanto tempo dopo che era stato Brant a propormi per quel posto. 

Amavo la fisica e amavo New York. Mi sembrava proprio di avere tutto, anche se la ricerca alla Columbia non era molto stimolante: continuavo a fare le cose che già facevo prima, e anche se avevo molti amici tra i fisici di New York, non abbiamo mai scritto un lavoro in comune. 

Dopo un anno sono tornato in Italia, anche se avevo ricevuto molte offerte allettanti all’estero e non mi sono mai pentito di questa decisione.

venerdì, gennaio 20, 2012

Lectio Magistralis di Carlo Rovelli

Cos’è davvero il tempo?

Lo studio della fisica ci porta a sospettare che il tempo non esista realmente. Potrebbe essere una nozione approssimativa, nata dal fatto che conosciamo soltanto una parte estremamente minuta della realtà. Questo significa che il passare del tempo è una nostra esperienza particolare, e non un aspetto universale. 

Per esempio?

Pensiamo sempre che ci sia un alto e un basso nel mondo, ma sappiamo che quando gli astronauti escono dalla gravità terrestre per loro non esistono più alto e basso: tutte le direzioni sono uguali. Ecco, spesso in fisica succede questo: nozioni che sembrano ovvie sono solo frammenti della nostra determinata posizione sulla terra. 

Possiamo pensare il mondo senza far riferimento al tempo? 

Non è facile, perché abbiamo le nostre abitudini. Contro l’assunto che tutti gli eventi del Pianeta danzano con un unico direttore d’orchestra, che batte lo stesso tempo per tutti, io penso il mondo senza tempo, dove ognuno balla con il suo vicino, seguendo un ritmo diverso. 

Ma lo scorrere delle ore lascia segni del suo passaggio? Esiste una sua storia geografica? 

La nozione del tempo non è sbagliata, ma non è applicabile in generale. Nella nostra esperienza quotidiana, l’alto è in alto, la Terra è ferma e il tempo passa. E lascia segni. Purtroppo alcuni di questi li vediamo in modo evidente. Le tracce del tempo ne costituiscono la storia, scritta nelle cose e nella nostra memoria. In questo senso si, il tempo ha una sua geografia. 

Ogni cambiamento è difficile e richiede idee inusitate. Fin dove si può spingere la ricerca? 

Scardinare le abitudini è il bello della scienza. Altrimenti vivremmo ancora nelle caverne o saremmo qui a fare sacrifici ad Apollo. Invece continuiamo a imparare e scoprire cose nuove: ogni volta che abbattiamo un pregiudizio o diventiamo un po’ meno ignoranti, ci liberiamo anche di qualche pericolo.

Festival delle Scienze 2012
Il Festival delle Scienze di Roma affronterà, nella settima edizione in programma fino al 22 gennaio, tutte le questioni legate al tempo riunendo le grandi menti della ricerca italiana ed internazionale. 

Carlo Rovelli terrà una Lectio Magistralis domenica 22 alle ore 17:00 dal titolo “Il tempo non esiste”. 

“La scienza ci insegna è che il mondo spesso non è come ci appare a prima vista. Il cielo non è solo sopra la nostra testa, ma anche sotto di noi. La Terra non sta ferma, ma gira. Due gemelli possono re-incontrarsi, e scoprire di avere età diverse l’uno dall’altro. Oggi la fisica teorica ci insegna che il tempo ha una struttura diversa da quella che ci è familiare nella nostra limitata esperienza quotidiana. Anzi, addirittura che al livello più fondamentale del mondo, il tempo non esiste proprio. L’idea del tempo che passa è forse solo un’approssimazione grossolana che nasce dalla nostra personale esperienza di conoscenza molto limitata della realtà. Ma cosa vuol dire pensare al mondo senza il tempo? Che cos’è questa strana cosa, il tempo, che nasce dalla nostra ignoranza? In una breve lezione, e con parole semplici, cercherò di raccontare quello che oggi un fisico teorico capisce del tempo, e, ancora di più, quello che non capisce, e le domande che si pone.” 

Domenica 22/01/2012 
Teatro Studio, ore 17

lunedì, settembre 19, 2011

Appuntamenti scientifici di settembre

Varenna Fisica Festival
http://www.varennafisicafestival.com/

19 settembre

Lecco | Planetario | Corso Matteotti, 32
Ore 17:00 | Inaugurazione della nuova cupola e della Spark Chamber con l’astronauta Umberto GuidoniPreview della rassegna Astronauticon | A cura del gruppo Astrofi li Deep Space Seguirà la conferenza:
Le mie avventure nello spazio

Lecco | Sala don Ticozzi | Via Ongania, 4
Ore 21:00 | Quattro passi tra le stelle | Conversazioni con l’astronauta Umberto Guidoni e l’astrofi sico Giovanni Bignami, presidente Istituto Nazionale di Astrofi sica, INAF
Preview della rassegna Astronauticon | A cura del gruppo Astrofi li Deep Space

Per approfondire:
Dalla Terra alla Luna - Il progetto Apollo 40 anni dopo

mercoledì, settembre 07, 2011

Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina

"Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina", di Fabio Cardone e Roberto Mignani (Di Renzo Editore, 2000) è proprio un libro ben scritto, intendo dire nella forma: la prefazione di Eliano Pessa è molto chiara ed esaustiva; la descrizione dell'ottobre romano di fine millennio è così bella che fa venir voglia di andarci.

Inoltre il primo capitolo introduce, in perfetto stile letterario, la domanda a cui il libro-indagine cerca di dare risposta: "perchè mai fare l'esperimento nella vasca dei pesci rossi?". Perchè "i ragazzi di Via Panisperna", ovvero D'Agostino, Segré, Amaldi, Rasetti ed Enrico Fermi si comportarono in modo così illogico?

lunedì, settembre 05, 2011

Il caso Majorana non conosce fine

Sono passati tantissimi anni ma il mistero della scomparsa di Ettore Majorana non conosce fine, anzi viene alimentato sempre più da nuove notizie e indizi. Fugito, suicidato o cosa? All’interno del numero di Focus Storia Biografie di agosto, un interessante articolo ripercorre l’intera vicenda, dal suo ultimo messaggio scritto al suo collega Carrelli dove annunciava la sua “volontà” di suicidarsi, ai nuovi indizi che hanno fatto riaprire le indagini da parte della procura di Roma.

Sciascia nel 1975 scrisse un romanzo sulla scomparsa del fisico italiano e definì in pochissime parole il genio:

“[…] Aveva l’aria di chi in una serata tra amici si improvvisa giocoliere, prestigiatore, ma se ne ritrae appena scoppia l’applauso.”
La sua scomparsa ha inizio molto prima del suo ultimo messaggio. Nel 1933 affronta un viaggio studi in Germania dal quale torna con molti sintomi di stramberia e nei quattro anni seguenti esce raramente da casa facendosi vedere pochissimo anche all’istituto di fisica.

Quando arriva a Napoli, dove gli viene offerta la cattedra per “chiara fama” Majorana è totalmente alienato e il 25 marzo del 1938 si imbarca per Palermo alla ricerca di serenità, ma invia allo stesso tempo il messaggio a Carrelli della sua intenzione, per poi ritrattare con un’altra missiva il giorno dopo. Da quel momento Ettore Majorana diventa una leggenda. C’è chi lo vuole in Argentina a stretto contatto con i nazisti conosciuti in Germania. C’è chi lo identifica nel colto vagabondo che si aggirava a Mazzarra del Vallo e chi lo vuole rinchiuso in un convento nel napoletano.

Negli anni ’70 si ipotizzò fortemente la teoria che il genio italiano si trovasse sotto falso nome a Buenos Aires grazie a delle testimonianze di personaggi di spicco del mondo sud americano. Queste testimonianze furono raccolte da Erasmo Recami nel libro “Il caso Majorana. Epistolario, documenti, testimonianze – pubblicato dalla Di Renzo Editore.

Come si legge nell’articolo di Focus Storia Biografie, il biografo del fisico scomparso dichiara di aver trovato numerose conferme nelle testimonianze di Carlos Rivera (fisico cileno) e di Blanca de Mora (moglie di uno scrittore guatemalteco) sulla presenza di Ettore Majorana in Argentina.

L’ipotesi più affascinante invece è quella legata a Pirandello e al “il fu Mattia Pascal”. Come il protagonista del celebre romanzo, Majorana potrebbe aver inscenato la sua morte ma cambiando il finale.

lunedì, agosto 29, 2011

Lezioni e riflessioni al festival della letteratura di Mantova

Tanti gli appuntamenti e molti gli ospiti per la nuova edizione del Festival della Letteratura di Mantova che si terrà dal 7 all’11 settembre.

Al centro degli incontri scientifici previsti quest’anno saranno la gravità quantistica (Carlo Rovelli e Francesca Vidotto), il teletrasporto (Piero De Martini), la geometria (Piergiorgio Odifreddi), mentre Francesco Sylos Labini e Giulio Peruzzi si confronteranno sul tema del reale peso della ricerca scientifica in Italia nelle definizione delle scelte strategiche per il paese.

Un curioso abbinamento tra le Lezioni americane di Calvino e la matematica sarà al centro dell’incontro che vedrà protagonista Gabriele Lolli, e sempre sui numeri e calcoli verteranno i laboratori per piccoli e piccolissimi scienziati di Anna Cerasoli.

Per approfondire:


lunedì, luglio 11, 2011

2036 - Un asteroide sulla terra

"Un certo grado di pericolo esiste e sarebbe sciocco trascurarlo". Sono le parole di Carlo Rovelli sulla possibilità che un asteroide cada sulla terra nel 2036. La redazione di Atlasorbis.it ha intervistato il fisico italiano che da anni vive e insegna a Marsiglia.

"Quasi certamente nel 2036 non succederà nulla. Averne paura sarebbe come non uscire mai di casa per paura che un aereo caschi sulla nostra testa".

Leggi tutto l'articolo

venerdì, giugno 03, 2011

-30% di sconto per i cofanetti dedicati ai premi nobel

Acquistando uno dei due cofanetti dedicati ai premi nobel Di Renzo Editore propone il 30% di sconto e le spese di spedizione gratuite per l'Italia.

Cofanetto Chimici

Sei titoli di sei premi nobel per la chimica dalla Collana I Dialoghi

  • Il futuro è già determinato? - Ilya Prigogine
  • Le molecole dei viventi - Max Ferdinand Perutz
  • La ricerca di una vita. Verso un futuro sostenibile - George A. Olah
  • Come pensa un chimico? - Roald Hoffmann
  • La rivoluzione dell'RNA - Sidney Altman
  • Molecole su misura - Harold Kroto
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Cofanetto Fisici

Cinque libri di cinque premi nobel per la fisica dalla Collana I Dialoghi
  • L'universo affascinante. La futura rivoluzione nella fisica - David J. Gross
  • Il mistero della superfluidità - Anthony J. Leggett
  • L'origine dell'universo. Un segnale che ha cambiato la visione del mondo - Arno Penzias
  • Tante domande, qualche risposta. Cinquant'anni di fisica delle particelle elementari - Martin L. Perl
  • La musica del vuoto. Indagine sulla natura della materia - Frank Wilczek

Lo pagate 36,75 € invece di 52,50 €
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giovedì, maggio 12, 2011

Premi Nobel per la fisica

Offerta Speciale - Pacchetto Premi Nobel per la fisica. Di Renzo Editore promuove cinque titoli della collana I Dialoghi scritti da cinque premi nobel per la fisica in un unico pacchetto ad un prezzo speciale.

Cinque titoli a solo 36,75 €  invece di 52,50 € con spedizione gratuita in tutta Italia - Visita Di Renzo Editore

L'universo affascinante
La futura rivoluzione nella fisica
David J. Gross
Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883231546
Anno Edizione: 2006
Pagine: 80
Prezzo: 9.50 €
Note: traduzione di Fiorella Operto

Il progresso della scienza è molto più complicato e incerto di quanto sia descritto nei libri, soprattutto per la fisica teorica, perché la storia è scritta dai vincitori che spesso ignorano i molti sentieri alternativi che i ricercatori hanno percorso, le molte tesi errate che hanno seguito e le idee sbagliate che hanno coltivato, più ardui da comprendere e più facili da dimenticare. Leggendo la storia, raramente si può avere un’idea corretta della vera natura dei progressi scientifici: David J. Gross ci racconta tutto questo nell’incredibile parabola che lo ha portato alla scoperta della libertà asintotica nella cromodinamica quantistica.
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Il mistero della superfluidità
Anthony J. Leggett
Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883232251
Anno Edizione: 2009
Pagine: 57
Prezzo: 10.00 €

La superconduttività e la superfluidità sono fenomeni la cui comprensione è stata estremamente difficile, e i ricercatori hanno impiegato vari anni prima di arrivare a una conclusione. Rispetto alla normale descrizione della materia, essi richiedono un tipo di visione nuova e originale, ed è stato proprio questo l’apporto scientifico di Anthony J. Leggett, Premio Nobel per la fisica nel 2003 proprio per i suoi contributi alla teoria dei superfluidi e dei superconduttori. Grazie al suo lavoro, molti problemi sono stati compresi, ma molti sono ancora aperti, come la superconduttività ad alta temperatura che rappresenta tuttora una sfida scientifica aperta.
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L'origine dell'universo
Un segnale che ha cambiato la visione del mondo
Arno Penzias
Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883231430
Anno Edizione: 2006
Pagine: 88
Prezzo: 10.00 €

“Essere stato insignito del Premio Nobel è stato importante perché, fra gli altri aspetti, è stata per me l’occasione per incontrare molte persone interessanti. Ma ha avuto anche altri effetti e, tra questi, che la gente parla con me, ma in realtà vuole parlare con un Premio Nobel.” Con questa riflessione, Arno Penzias, che ha diretto per 15 anni i Laboratori Bell, lavorando a progetti pionieristici, tra i quali le comunicazioni satellitari e le fibre ottiche, ed è stato vincitore della massima onorificenza cui uno scienziato possa aspirare, inizia il racconto della sua storia. Figlio di profughi tedeschi, partendo da quel Premio Nobel, guadagnato per la scoperta della radiazione cosmica di fondo, Penzias ha esplorato campi diversi ed è ora un brillante consulente di aziende innovative della Silicon Valley. Una storia esemplare che ci insegna a perseguire i nostri obiettivi.
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Tante domande, qualche risposta
Cinquant'anni di fisica delle particelle elementari
Martin L. Perl
Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883231597
Anno Edizione: 2006
Pagine: 104
Prezzo: 11.00 €

Da oltre cinquant’anni Martin Perl conduce ricerche sperimentali nel campo della fisica delle particelle elementari, la scienza che studia la natura primaria della materia, dell’energia e delle forze, che investiga il mondo subatomico. In questi cinquant’anni si è accumulato un sapere enorme e molte domande hanno trovato risposta. Ma non tutte, anche perché la conoscenza acquisita finora ne ha sollevato di nuove. In questo libro Perl ci illustra le risposte finora ottenute nella fisica delle particelle elementari, le domande che ci si continua a porre e in che modo viene condotta la ricerca in questo campo della fisica.
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La musica del vuoto
Indagine sulla natura della materia
Frank Wilczek
Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883231643
Anno Edizione: 2007
Pagine: 108
Prezzo: 12.00 €

I pattern delle onde che descrivono i protoni, i neutroni e tutti i loro parenti ricordano le vibrazioni di strumenti musicali, e in effetti le equazioni matematiche che governano questi due domini, superficialmente molto diversi, sono in realtà molto simili. Quest’analogia musicale risale alla preistoria della scienza: già Pitagora scoprì che le note armoniose sono quelle suonate da corde le cui lunghezze sono in una semplice relazione numerica, mentre Keplero trascorse anni in tediosi calcoli ed erronee ipotesi alla ricerca dell’armonia nascosta dell’universo. Wilczek riprende questa metafora nella descrizione della realtà delle masse parlando di “musica del vuoto”, moderna espressione dell’antica, inafferrabile e mistica musica delle sfere.

giovedì, dicembre 30, 2010

Medaglia Planck a Giorgio Parisi

La medaglia Planck 2011, il più prestigioso premio per la fisica dopo il Nobel, è stata assegnata a Giorgio Parisi Giorgio Parisi, docente di Reti neurali presso il dipartimento di Fisica della Sapienza.

Lo scienziato italiano ha ottenuto il prestigioso riconoscimento per le sue ricerche nei campi della fisica teorica, delle particelle elementari, della teoria dei campi quantici e della fisica statistica. Il premio è promosso dalla Deutsche Physikalische Gesellschaft (Società tedesca di fisica). 

Considerato uno dei migliori scienziati italiani viventi, è l'unico del suo indirizzo ad essere membro della National Academy of Science degli Stati Uniti d'America. È stato ricercatore presso l’INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati dal 1971 al 1981. Ha lavorato presso la Columbia University (1973-1974), l'Institut des Hautes Études Scientifiques (1976-1977) e all’École normale supérieure de Paris (1977-1978).

Prima di lui, a vincere la medaglia Max Planck, erano stati gli italiani Enrico Fermi nel 1954 , Bruno Zumino nel 1989. Il premio sarà consegnato durante l'annuale conferenza a Dresda che si terrà dal 13 al 18 marzo. Giorgio Parisi ha pubblicato con Di Renzo Editore il libro: La chiave, la luce e l'ubriaco - Come si muove una ricerca scientifica.

Il suo testo contiene una serie di acute osservazioni sugli sviluppi della fisica e di vari settori ad essa collegati, a partire dal secolo scorso fino a includere l'oggi e le prospettive future.

lunedì, novembre 22, 2010

“L’onere della prova”

La ricerca del particolare è il punto di contatto tra l’indagine per la soluzione di un caso e l’esperimento scientifico; nello stesso tempo il particolare è la base di appoggio da cui muovere razionalmente e sperimentalmente per giungere alla definizione del sistema generale. Sia sul piano degli accadimenti umani, sia in quello fisico. La comparazione delle sequenze e per loro tramite la tentazione della legificazione del reale come via obbligata allo svelamento del vero, sono il terreno di confronto tra chi fa dell’indagine la propria missione, ben sapendo, però, che ogni affermazione postula, appunto, “l’onere della prova”.

Su questo affascinante dialogo si baserà il confronto tra Andrea Camilleri scrittore noto per i romanzi sulla vita e le indagini del commissario Montalbano e il fisico Luciano Pietronero autore del libro “Complessità e altre storie” (Di Renzo Editore). Organizzato dal CNR l'incontro si terrà il 25 novembre presso la Biblioteca “Guglielmo Marconi” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Piazzale Aldo Moro 7, Roma.

A moderare l'incontro sarà il fisico on.le Giovanni Bachelet.

giovedì, novembre 18, 2010

David Gross a Trieste

Secondo lei la scienza è ancora popolare nel pubblico o sta in qualche modo prevalendo la diffidenza?

In passato c'erano dei paesi in cui molti giovani volevano diventare scienziati, in parte perché non vi erano molte altre opportunità. Oggi è interessante sentire persone per esempio dall’ex Unione Sovietica, Cina o India lamentarsi del fatto che non ci sono più tanti giovani interessati alla scienza, perché preferiscono rivolgersi ad altri campi come la finanza o l’economia, per esempio. Questo accade perché i giovani hanno molte opportunità in più.

Sono le parole del premio Nobel per la fisica nel 2004 David Gross in occasione del 45 anniversario della fondazione del Centro Internazionale di Fisica Teorica ICTP di Trieste. Leggi tutta l'intervista


Il progresso della scienza è molto più complicato e incerto di quanto sia descritto nei libri, soprattutto per la fisica teorica, perché la storia è scritta dai vincitori che spesso ignorano i molti sentieri alternativi che i ricercatori hanno percorso, le molte tesi errate che hanno seguito e le idee sbagliate che hanno coltivato, più ardui da comprendere e più facili da dimenticare. Leggendo la storia, raramente si può avere un’idea corretta della vera natura dei progressi scientifici: David J. Gross ci racconta tutto questo nell’incredibile parabola che lo ha portato alla scoperta della libertà asintotica nella cromodinamica quantistica.

lunedì, ottobre 25, 2010

Scomparso, fuggito o morto?

Si è molto parlato della scomparsa di Majorana, varie ipotesi si sono fatte sulla sua misteriosa fuga, sul suo probabile ritorno o sulla sua morte. Svanito nel nulla il 27 marzo del 1938 riappare periodicamente come un fantasma inquieto fino al 1976. Sono tutti ritorni ambigui fatti di voci, di testimonianze varie e spesso ritrattate. C'è chi lo ha visto e conosciuto in Argentina, chi lo ha incontrato in Germania, chi lo ha riconosciuto per le vie di Mazara.

Oltre mezzo secolo e il mistero di questo ambiguo genio non accenna a spegnersi. Quei quattro messaggi inviati prima della sua scomparsa riecheggiano ancora nell'aria. "Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero" inviato alla famiglia, "...ho preso una decisione, che ormai era inevitabile. Non vi in essa un solo granello di egoismo.." il messaggio inviato al suo direttore di istituto, non lasciano dubbi sul suo gesto suicidario. Questi messaggi però vengono ritrattati poche ore dopo. "Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani..."

Molti indizi però lasciano pensare che Ettore Majorana non si sia mai voluto suicidare, infatti Majorana portò con se il passaporto e una cospicua somma di denaro, fatto insolito per chi ha deciso di togliersi la vita. Sono tutti comportamenti che inducono a pensare ad una fuga. Ma perché? Si ipotizza che Majorana abbia previsto la bomba atomica e per questo si sia voluto defilare dal mondo della fisica, ma se avesse previsto la bomba atomica, non sarebbe rimasto sul campo per influenzare gli eventi? E perché interrompere i ponti con la famiglia?

Majorana scomparve forse per fuggire da quel mondo che lo ritraeva come genio e come figlio obbediente. Recami nel suo libro "Il caso Majorana - Di Renzo Editore" ripercorre tutti gli avvenimenti attraverso manoscritti, lettere, avvenimenti e testimonianze inventandosi detective, cercando la verità sul genio "incompreso" della fisica italiana.

Fermi parlò della scomparsa di Ettore Majorana come l'ultimo capolavoro dello scienziato: "è così intelligente che se ha voluto scomparire senza lasciare nessuna traccia, certo ci è riuscito". Chissà se Enrico Fermi sapeva dove si fosse nascosto.

venerdì, ottobre 22, 2010

Toraldo di Francia

Ho “conosciuto” Giuliano Toraldo di Francia quando ero ancora uno studente universitario. È stata, in verità, una conoscenza indiretta: un amico, più avanti di me negli studi e dunque più esperto di me, mi aveva suggerito il manuale di fisica di Toraldo di Francia come testo base e di approfondimento, da affiancare a quelli indicati in programma. Mai consiglio fu più azzeccato.

Tanti anni dopo, con qualche capello grigio in più, quando andai al primo appuntamento con Toraldo di Francia, per intervistarlo, mi sentivo ancora come lo studente che ero stato: pieno di meraviglia, dinanzi al grande maestro. Oltretutto, quello che mi accingevo a fare, era uno dei primi libri della collana “I Dialoghi”, ma avevo la benedizione di Margherita Hack che, essendo molto amica di Toraldo, mi valse come lasciapassare. Ricordo, al nostro primo incontro, una grande stanza inondata di luce, al secondo piano della Facoltà di Fisica di Firenze. Lui era già professore emerito e si limitava a seguire qualche tesi di laurea e si dedicava soltanto alle ricerche che più gli interessavano. Scriveva libri e partecipava a convegni. Insomma, si divertiva un mondo a fare il pensionato, come lui stesso mi disse illuminandosi di un sorriso quasi infantile.
Alla prima intervista, parlammo per quasi un’ora di scienza e psicoanalisi. È sempre stato uno dei miei pallini, il rapporto tra scienza ed ermeneutica, e mi fece piacere constatare che anche nel grande fisico c’era un interesse condiviso. Alla fine del colloquio mi accompagnò all’uscita e mentre scendevamo lungo l’ampia scalinata della facoltà mi chiese, con fare paterno, che mestiere facessi per vivere: “Non guadagnerà mica con l’editoria?” mi chiese quasi incredulo. Lo rassicurai dicendogli che fare l’editore era un “hobby” che potevo permettermi, grazie alle mie attività nell’ambito farmaceutico. La cosa sembrò rassicurarlo: “Sa – mi disse – sono in molti a tentare la strada dell’editoria, ma quasi nessuno poi resiste abbastanza a lungo da diventare un vero editore”.

Mi salutò e saltò su una vecchia motocicletta, con la quale si allontanò speditamente. Qualche mese dopo, ebbi modo di intervistare il genetista Edoardo Boncinelli e scoprii che ai tempi del liceo era un assiduo frequentatore di casa Toraldo, essendo amico del figlio. Mi raccontò delle ore e ore trascorse a parlare di fisica e di problemi che per il giovane Boncinelli erano ancora grandi enigmi.

Spinto da Boncinelli, tornai alla carica con Toraldo, per chiedergli una seconda intervista, che grazie alla presentazione dell’amico genetista, mi concesse con grande gioia. Al nostro secondo incontro non tenni il conto delle ore che passavano. Trascorremmo un intero pomeriggio a parlare della sua vita, di fisica, epistemologia e metodo scientifico e tantissime altre cose di cui conservo il ricordo come di autentiche rivelazioni. Ho di lui l’immagine di un uomo positivo, pieno di entusiasmo, che credeva nella vita e capace di opporsi alle disavventure.

venerdì, settembre 24, 2010

L'universo sta morendo

Nel 1856 il fisico tedesco Hermann von Helmholtz (1821-1894) fece quella che probabilmente fu la più scoraggiante previsione nella storia della scienza. L’universo, affermò lo scienziato, sta morendo. La base di questa affermazione apocalittica era un principio scientifico fondamentale conosciuto come la seconda legge della termodinamica.

Enunciata in termini molto generali, la seconda legge della termodinamica afferma che il disordine prevale sull’ordine, ed i fisici usano il concetto di entropia come misura matematica per quantificare il grado di disordine di un sistema. Per cui, la seconda legge della termodinamica può essere enunciata più precisamente dicendo che in un sistema fisico chiuso, l’entropia non può diminuire mai; e che, nell’intero universo, l’entropia aumenta sempre ad un valore massimo definitivo.

Tratto da: Un solo universo o infiniti universi? di Paul Davies - Di Renzo Editore

giovedì, settembre 16, 2010

Il più grande fisico teorico

Ettore Majorana nasce a Catania il 5 agosto 1906 :il nonno era stato due volte ministro con Depretis, lo zio Angelo è ministro con Giolitti, lo zio Quirino – fisico sperimentale provetto – è presidente della Società Italiana di Fisica; tre degli zii (paterni) diverranno deputati e rettori dell’Università di Catania. La genialità in famiglia non manca: lo zio Angelo è maturo a dodici anni, libero docente a diciassette, professore universitario di ruolo a venti; e, come si è detto, sarà ministro (pure lui due volte) con Giolitti. Ettore fa le prime classi elementari in casa, con l’amato padre (che morirà nel 1934). Viene poi mandato in collegio a Roma. Dopo la maturità si iscrive a Ingegneria avendo come compagni i figli del filosofo Giovanni Gentile, del matematico e illustre epistemologo Federigo Enriques, e del sommo matematico Volterra. Passa quindi a Fisica, come stiamo per dire, entrando nel gruppo romano di Enrico Fermi. Per dare un’idea di cosa abbia significato per la cultura e la scienza italiane l’attività romana di Fermi e del suo gruppo, ricordiamo che la fisica italiana già una volta aveva conquistato una posizione di eccellenza a livello internazionale: con Galileo. Ma la condanna (22 luglio 1633) da parte del potere di allora, quello della Chiesa che, considerati i tempi, non ebbe in fondo conseguenze molto gravi per Galileo tagliò alle radici la scuola galileiana, la quale avrebbe potuto continuare ad essere la prima del mondo. È solo Fermi che, ben tre secoli dopo Galileo, riesce a generare di nuovo un esteso e moderno movimento in seno alle scienze fisiche italiane. Ad esempio l’articolo di Fermi che dà avvio alla teoria delle interazioni deboli (coronata dopo cinquant’anni, nel 1983, dalle scoperte di Carlo Rubbia e collaboratori) esce nel 1933: esattamente trecento anni dopo la condanna definitiva della teoria galileiana.

CON I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA

Proprio per far fare un nuovo salto di qualità alla fisica italiana, Orso Mario Corbino – fisico illuminato, Ministro dell’Educazione Nazionale nel primo governo Mussolini fa vincere una cattedra a Roma al venticinquenne Enrico Fermi. Corbino invita poi (nel 1927) gli studenti di ingegneria più dotati a passare a Fisica: vi passano Edoardo Amaldi [l’unico che resterà in Italia durante la guerra, a mantenere viva la scuola creata da Fermi] ed Emilio Segré [che prenderà poi un discusso premio Nobel negli USA], entrambi amici di Ettore. Convincono Majorana ad incontrare Fermi; ma Ettore, prima di passare a Fisica, fa un esame a Fermi... Incontratolo, Fermi parla del proprio modello tomico, ora noto come modello di Thomas-Fermi, il quale l’aveva portato a una difficile equazione differenziale che non aveva saputo risolvere se non numericamente. Ettore non si fida: va a casa e in poche ore risolve quella equazione analiticamente, seguendo due strade diverse (la seconda ancora ignota alle matematiche). Il giorno dopo torna e confronta i propri risultati con quelli di Fermi: scopre che essi coincidono e non può nascondere la propria meraviglia. Fermi aveva superato l’esame, e Majorana abbandona Ingegneria per Fisica agli inizi del 1928, e si laurea l’anno successivo, conseguendo la Libera Docenza in fisica teorica dopo altri tre anni, nel 1932. Le sue pubblicazioni ancora una miniera inesplorata (per non parlare dei manoscritti da lui lasciati inediti, e dei suoi lavori successivi al 1933 andati purtroppo perduti) – sono solo nove. Majorana pubblicava soltanto scoperte di altissimo livello, trascurando, come banali, risultati successivamente dati alle stampe da Premi Nobel. Sa usare da maestro le proprietà di simmetria degli stati quantistici, così da semplificare enormemente e rendere eleganti i più intricati problemi.

NON VUOLE PUBBLICARE

Non avendo noi modo di parlare qui delle dette pubblicazioni, accenniamo solo all’interessante genesi degli ultimi suoi due articoli, cominciando col lavoro n. 8. Nel 1932 giungono a Roma notizie sugli esperimenti dei Joliot-Curie: Ettore subito si avvede che hanno scoperto il “neutrone” [successivamente annunciato da Chadwick, che ricevette il premio Nobel]: «che stupidi – esclamò – hanno scoperto il protone neutro e non se ne sono accorti»... Concepisce all’istante una teoria del nucleo atomico che ne spiega la stabilità; ma non vuole pubblicarla, ritenendola un gioco da studenti. Detta teoria viene però pubblicata dal grande Heisenberg, di Lipsia, anche se in maniera imperfetta. Fermi allora obbliga Ettore ad andare a Lipsia con una borsa di studio del CNR [i primi soldi ricevuti da E.M.]. A Lipsia Ettore diviene amico del fisico-filosofo Heisenberg, il quale convince Majorana a pubblicare infine la sua teoria, migliore di quella di Heisenberg. Questo lavoro è l’unico a venire subito notato e compreso, per la propaganda fattane da Heisenberg (che riceverà il premio Nobel pochi mesi dopo). La teoria dei nuclei atomici si basa tuttora sulle «forze di scambio di Heinsenberg-Majorana». Molto belle sono le lettere scritte da E.M. da Lipsia. Molto belle, e umoristiche anche le lettere che aveva scritto d’estate, sull’Etna, dalla casa di campagna della famiglia, al compagno di studi e amico Pique’. Tutte sono state da noi riportate nel nostro libro biografico sul Majorana, ma qui non abbiamo spazio per esse. Sono stati pubblicati presso Bibliopolis (Napoli) anche gli appunti di lezione da lui preparati, per amore dei suoi studenti, durante il periodo delle proprie lezioni a Napoli: da gennaio a marzo del 1938 (scomparirà il 26 marzo 1938, non dopo aver consegnato alla sua bella allieva Gilda Senatore una cartelletta con numerosi fogli: «li tenga: poi ne parleremo»), periodo durante il quale riceve il suo primo stipendio regolare. Pure gli appunti per la sua Prolusione al corso sono stati da noi ritrovati, e ancora posseduti in originale, e restano a disposizione. Infine, abbiamo contribuito a pubblicare nel 2006 (Zanichelli, Bologna) i suoi appunti «di studio» (o «Volumetti»); e una selezione dei suoi appunti «di ricerca scientifica» (i «Quaderni») nel 2009 presso la Springer (Berlino): ma si tratta di materiale altamente scientifico. Rientrato da Lipsia, alla fine del 1933, Ettore abbandona il gruppo di Fermi (Fermi, Rasetti, Pontecorvo, Segré, Amaldi, D’Agostino): che nel 1934 produrrà la reazione a catena, senza capirla: senza che nessuno al mondo se ne rendesse conto. Majorana aveva capito? Possibile, ma non era ciò motivo per abbandonare la famiglia, o la vita...Ettore, comunque, continua a fare ricerca in Fisica anche dopo il 1933, e mostra un vivo interesse per l’insegnamento: per tre anni tra il 1933 e il 1936, chiede alla Università di Roma di potere tenere corsi gratuiti (diritto che gli proveniva dalla Libera Docenza). Non pubblica più, però, neanche l’articolo – su una teoria generale delle particelle elementari della materia, ancora inesistente –, che durante il periodo di Lipsia aveva annunciato in varie lettere come già pronto, in lingua tedesca (la lingua, allora, della fisica), e sul punto di essere spedito a una delle più prestigiose riviste (tedesche) del tempo. Né pubblica i risultati dei suoi studi casalinghi sulla teoria quantistico-relativistica dell’elettromagnetismo (studi che confessa nel 1936 in una missiva allo zio Quirino).

IL ‘NEUTRINO’

Nel 1937 c’è un concorso a cattedre di fisica teorica: Ettore, sempre interessato all’insegnamento, vi partecipa. La commissione, presieduta da Fermi, dichiara al Ministro dell’Educazione Nazionale Bottai di esitare ad applicare ad una personalità come Majorana le usuali procedure dei concorsi universitari; e a lui propone – cosa subito accettata – che Majorana riceva una cattedra, al di fuori del concorso, «per l’alta fama di singolare perizia a cui Ella è pervenuta» (come gli scriverà il ministro). Dovendo dimostrare di essere ancora attivo, in occasione del Concorso per nostra fortuna Ettore aveva tirato fuori da un cassetto un articolo pronto dal 1932-33, nel quale introduce il suo «neutrino di Majorana»: tuttora sono in corso colossali e importanti esperimenti [sotto il Gran Sasso, in Usa, in Giappone] per verificare se i neutrini sono quelli «di Dirac» o quelli «di Majorana». Tale questione è una delle maggiori attualmente affrontate dalla fisica sperimentale delle alte energie (ovvero, delle particelle elementari). Il venerdì 25 marzo (dopo la consegna delle sue carte non all’Accademia, ma all’allieva Senatore), E.M. scrive al direttore, Carrelli, della Fisica di Napoli, con calligrafia tranquillissima: «Caro Carrelli, ho preso una decisione che era oramai inevitabile. Non c’è in essa un solo granello di egoismo... Di tutti conserverò un caro ricordo, almeno fino alle 11 di questa sera». A quanto si sa, prende poi la nave Napoli-Palermo delle 10:30 della sera. Il 26 marzo, sabato, manda, su carta eccezionalmente) intestata dell’Hotel Sole di Palermo, un espresso a Carrelli, che viene consegnato al destinatario la domenica mattina: «Il mare mi ha rifiutato, e ritornerò... Non mi prendere per una ragazza ibseniana, perché il caso è differente...». Questo è l’ultimo documento scritto da Majorana che si possegga (l’ultimo manoscritto, forse, di una sua «macchinazione»?).

UN ‘GIALLO’ SENZA SOLUZIONE

Ettore alfine si uccise? Non lo crediamo. Andò in un convento? Può darsi. I documenti più seri parlano però di una sua fuga in Argentina: fuga, probabilmente, dai propri «pupi» pirandelliani di membro regolare di un gruppo di ricerca in fisica (quando in fisica teorica superava di dieci lunghezze tutti gli altri), e di bravo figlio di una famiglia del Sud Italia con una madre di carattere dominante. Ettore aveva sul comodino libri di Shakespeare, di Shopenauer, e di Pirandello. E Pirandello, nel 1904, aveva fatto dire a Matteo Pascal: «Chissà quanti sono come me... Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove». Il direttore dell’Istituto di fisica dell’Università Cattolica di Santiago del Cile [ci sono due filmati al riguardo, ai quali abbiamo collaborato] dichiara di avere avuto a Buenos Aires, due volte, prove indirette della presenza di E.M. dalle parti di Buenos Aires. La vedova del premio Nobel quatemalteco, Asturias, conferma. Lo stesso Leonardo Sciascia, in una sua lettera a noi spedita, dà credito all’ipotesi “Argentina”. Ma i documenti (riportati nel nostro libro) non sono conclusivi.

I fratelli di Ettore, raccomandati da Giovanni Gentile, vennero ricevuti in Roma dal Capo della Polizia, sen. Bocchini; il quale inviò a tutti i Questori del Regno un importante cablogramma. All’interno della straordinaria storia del Majorana, iniziò così anche un “giallo” di alto spessore culturale. Enrico Fermi, il 27 luglio 1938 (dopo la scomparsa di Majorana, avvenuta il sabato 26 marzo 1938), scrivendo da Roma al primo ministro Mussolini onde chiedere una intensificazione delle ricerche di Ettore, affermò: «Io non esito a dichiararVi… che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito». E Giuseppe Cocconi, dal CERN il 31.12.86 testimoniò ad E. Amaldi che, quando a Roma si seppe della scomparsa del Majorana, Enrico Fermi volle spiegargli: «Vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati: gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza... Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli …».

Se Ettore Majorana non fosse scomparso, ed avesse anzi creato una propria Scuola, le conseguenze per la fisica teorica italiana (la quale, va detto, non è stata comunque seconda a nessuna nel mondo, fino a pochi anni fa, cioè fino a quando non è stata ripetutamente percossa dagli interventi distruttivi degli ultimi 4 o 5 Governi) sarebbero state enormi, addirittura impensabili.


Erasmo Recami
Scritto ispirato ai documenti e alla ricostruzione contenuti nel libro Il Caso Majorana: Epistolario, Documenti, Testimonianze, di E. Recami, Mondadori, Milano 1987, 1991; Di Renzo Editore, Roma, 2000, 2002, 2008, www.direnzo.it (collana Arcobaleno); materiale tutto protetto da copyright a favore dell’autore e di Maria Majorana.

giovedì, giugno 17, 2010

Entropia e informazione

Nell’universo newtoniano il presente è determinato dal passato e determina il futuro, e quindi la storia del cosmo è contenuta nel presente. Per superare il paradosso tra leggi elementari reversibili e fenomeni macroscopici irreversibili, occorre passare all’universo termodinamico, nel quale si ha un aumento del disordine (entropia).

Tale universo tende alla morte termica e quindi si evolve verso la degradazione. Poiché in effetti l’universo tende a diventare più complesso, deve esistere una doppia tendenza verso l’ordine e verso il disordine. La complessa problematica che si presenta nel nuovo paradigma viene affrontata in questo brillante e profondo saggio di Olivier Costa de Beauregard (1912-2007), già Direttore del Centro Nazionale per le Ricerche francese, alla luce delle più recenti ricerche della cibernetica e della scienza dell’informazione.

Olivier Costa De Beauregard
Irreversibilità, entropia, informazione
Il secondo principio della scienza del tempo

Pagine: 136 - Prezzo: € 13.00
ISBN: 8883232473
Note: I° ristampa 2010

mercoledì, novembre 11, 2009

Immagini e Musica

Sentiamo sempre parlare di Mp3 e Jpeg che sono il formato di file compressi conosciuti da chi ascolta musica e usa le nuove tecnologiche macchinette fotografiche digitali. Questo formato di file permettono di inviare foto e musica via email, tramite internet o scambiarli sulle tanto sfruttate penne USB, poi per visualizzarli o ascoltarli usiamo dell'hardware e del software per "decomprimerli".

Questo potrebbe essere anche il modo per immagazzinare pensieri e informazioni che arrivano ai nostri organi sensoriali. Il nostro cervello deve comprimere tutte le informazioni per poterle ricordare come in un Hard Disk di un computer. Prima o poi questo si riempie ma non possiamo buttare nulla delle nostre sensazioni, quindi bisogna comprimerle senza perderne il significato.

Sfruttare tutta la banda, lo spazio del nostro cervello come si fa con gli SMS. Centosessanta caratteri non bastano per scrivere un lungo pensiero, quindi si accorciano le parole, si tolgono le vocali e leggendo il messaggio "kmm xke ho bsgn d drt I kosa" il cervello sarà impegnato a decomprimere e decodificare, ma chi ha inviato il messaggio avrà risparmiato tempo e spazio.

Dietro a tutto questo, sembrerà strano ma c'è della fisica come spiega il premio nobel Frank Wilczek, autore del libro "La musica del vuoto" pubblicato nel 2007 da Di Renzo Editore e del nuovo "La leggerezza dell'essere" edito da Einaudi in uscita nei prossimi giorni.

giovedì, luglio 30, 2009

Una misteriosa scomparsa

"Li lasciò non a chi rappresentava l'Accademia, ma nelle mani di chi per lui probabilmente rappresentava la vita, la sua attiva e affascinante studentessa".
Gilda Senatore è stata l'ultima persona ad aver visto in vita Ettore Majorana. Nata oltre novant'anni fa , vive fra Napoli e Capri, e fu la persona che Ettore Majorana scelse per consegnare quello che forse era il suo "testamento scientifico". Quelle carte cosa contenevano? La chiara e sintetica esposizione della teoria sulla relatività speciale tanto cara a Albert Einstein. Quelle carte sono sparite una volta che Francesco Cennamo, il marito di Gilda Senatore le consegnò al direttore dell'Istituto di Fisica.

Di quelle carte, l'unica cosa che rimane sono degli appunti che uno studente di Majorana prese durante i suoi studi. In un periodo in cui la storia fu movimentata dallo sbarco a Napoli di Bruno Mussolini, la morte di Gabriele D'Annunzio e la visita del Führer, Ettore Majorana fa perdere le sue tracce il 25 Marzo 1938 dopo aver consegnato le famose carte alla sua studentessa preferita "Tenga queste carte, questi appunti poi ne parleremo". Majorana si allontana subito, nonostante il "Ma professore..." della Senatore e continua a ripetere "Ne parleremo, quando ci vedremo."

giovedì, giugno 18, 2009

David Gross premio Nobel per la Fisica

David Gross, il premio Nobel per la Fisica del 2004, ha incontrato gli studenti dell’Università di Roma Tor Vergata con un incontro dal titolo “The Coming Revolutions in Fundamental Physics”. L’appuntamento è stata l’occasione per spiegare quali sono le prospettive future della fisica fondamentale. L’incontro con il premio Nobel, fa parte degli eventi satellite organizzati all’interno di Strings 2009, la conferenza internazionale di Fisica Teorica organizzata dal dipartimento di Fisica e dalla sezione Infn dell’Università di Roma Tor Vergata, che si svolgerà dal 22 al 26 giugno 2009 presso l’Aula Magna della Pontificia Università San Tommaso a Roma.

David Gross ha vinto il premio Nobel per la scoperta della libertà asintotica nella teoria dell’interazione forte e, dal 1997, è direttore del Kavli Institute of Theoretical Physics dell’Università della California a Santa Barbara. I suoi interessi di ricerca attuali sono concentrati sulla teoria delle stringhe, sulla fisica delle alte energie e la teoria quantistica dei campi.