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lunedì, gennaio 17, 2011

Presentare la chimica sotto una luce nuova

Per la Di Renzo Editore Come pensa un chimico? del vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1981, Roald Hoffmann. E' un libro pubblicato nel 2009, piccolo piccolo, ma molto efficace nel presentare la sua originle idea di chimica. In rete ho trovato anche commenti negativi di lettori che contestavano l'eccessiva concentrazione sul pensiero del chimico Hoffmann. Ma d'altra parte l'Autore l'aveva specificato sin nella sinossi:
"Sono interessato in primo luogo al modo di pensare del chimico in generale, e non solo a quello dei miei colleghi teorici e vecchi sperimentalisti, perché spesso essi hanno adottato un particolare modo di pensare che per loro funziona perfettamente"
scrive infatti Hoffmann, una vita dedicata non solo alla scienza, ma anche allo studio dell'arte e della letteratura, e che da lungo tempo sta tentando di modificare, con i suoi scritti, l'idea che in genere si ha della chimica, fornendole un'accezione più in sintonia con le nuove esigenze culturali. È vero che precisa di rivolgersi, invece, ad una fascia ben precisa di lettori che per lui sono: "studenti, laureati e giovani assistenti, persone dalle menti aperte, pronte ad adottare nuove modalità di pensiero" e quindi avrebbe dovuto magari specificare "le mie". D'altra parte il libro è suo e sue sono le "modalità di pensiero", originate dall'originale esperienza di chimico votato alla scienza ma senza dimenticare la passione per la letteratura e l'arte, quindi se vogliamo non si tratta esattamente di promesse disattese.

Roald Hoffmann, nato a in Polonia nel 1937, è chimico teorico presso la Cornell University statunitense. Miracolosamente sfuggito all'Olocausto per via delle sue origini ebraiche, negli States ha studiato alla Columbia University e ad Harvard, dove sotto la direzione di un altro Premio Nobel, William N. Lipscomb, ha sviluppato ed ampliato il cosiddetto Metodo di Hückel esteso. Hoffmann ama definire il proprio campo di ricerca come "chimica teorica applicata", termine con il quale caratterizza la particolare miscela di calcoli stimolati dalla sperimentazione e dalla costruzione di modelli generalizzati, di strutture per la migliore comprensione dei fenomeni, ovvero i suoi contributi alla chimica. Autore di oltre 500 articoli scientifici, ha insegnato alla comunità scientifica nuove modalità di comprensione della geometria e della reattività delle molecole. Tra i suoi principali interessi, le sostanze organiche ed inorganiche, per le quali ha sviluppato strumenti e metodi computazionali. Ha inoltre enunciato delle regole per spiegare i meccanismi di reazione (regole di Woodward-Hoffmann) ed ha introdotto l'analogia isolobale.

Un altro grande pregio di Hoffmann, è però appunto quello di aver contribuito con la sua attività di scrittore a diffondere un'immagine più positiva e affascinante della chimica tra i non addetti ai lavori. Appassionato di poesia, ha pubblicato numerose raccolte insieme a testi divulgativi per spiegare la chimica al grande pubblico, in particolare ai giovani. Ha inoltre scritto alcune pièce teatrali che affrontano i grandi dilemmi della scienza. Oltre al Nobel, ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è finora l'unico chimico ad aver ricevuto tre premi dell'American Chemical Society in tre diverse branche della chimica. Una curiosità: il suo nome è stato scelto in onore dell'esploratore norvegese Roald Amundsen.

Fonte: arteesalute.blogosfere.it

lunedì, ottobre 22, 2007

La chimica buona? Sarà verde


“Non temetela, è quella che ci guarirà. Con gli eco-processi batteremo lo smog”

Intervista a Roald Hoffmann (per leggere l’intero articolo, clicca qui)


Professore, molti la vedono bruttissima e sognano addirittura un futuro senza chimica. Tanti italiani la identificano con prodotti velenosi e mortali, che devastano il pianeta. Che cosa risponde?

«In realtà la chimica ha migliorato, e di molto, l’esistenza, producendo gli oggetti-simbolo della nostra epoca, dai cd alle auto. E’ vero che ha generato anche inquinamento e disastri, ma per quelli non possiamo che rimproverare noi stessi: chi ha acquistato i veleni se non noi? L’essere umano è strano: tende a ricordare il male e a dimenticare il bene. Eppure basta visitare il cimitero di Bergamo per vedere quanti morissero ancora bambini nei secoli scorsi. Oggi per fortuna non è più così e questo progresso si deve anche alla chimica».

Ha una ricetta per uscire dal circolo vizioso sviluppo-inquinamento che distrugge interi habitat?

«La lotta all’inquinamento deve nascere dalla sensibilità ecologica delle opinioni pubbliche e anche dagli scienziati che - come cerco di rappresentare nella mia opera teatrale - devono sviluppare un’etica della responsabilità sociale».

Ha un esempio concreto?

«Le marmitte catalitiche delle auto, il cui “padre”, Gerhard Ertl, ha appena vinto il Nobel. Convertono gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, aiutando ad abbattere le emissioni ovunque, da Milano a Los Angeles, ma non sarebbero mai diventate realtà se non fossero passate le leggi che obbligavano i produttori a installarle. E le leggi nascono sempre dalla pressione politica della gente».

[…]

La Stampa, mercoledì 17 ottobre 2007, Tutto Scienze

Roald Hoffmann è autore di “Se si può, si deve?”, Di Renzo Editore


mercoledì, ottobre 17, 2007

A Torino 1400 chimici da tutto il mondo


La Stampa, lunedì 6 agosto, scienze

Da ieri e fino a venerdì 5 mila ricercatori al Lingotto. Si parlerà di lotta alle armi di distruzione di massa, di ambiente ma anche di nuove molecole utilizzabili come farmaci

Non solo provette. I chimici sanno anche essere dei grandi divulgatori come ha dimostrato ieri pomeriggio Roald Hoffmann, Nobel 1981, che con un intervento su scienza e etica ha inaugurato all’Auditorium del Lingotto il quarantunesimo congresso dell’Iupac, l’Unione internazionale di chimica pura e applicata, al quale partecipano, fino a venerdì prossimo, 5 mila persone. Ma Hoffmann, che è anche poeta e drammaturgo, non s’è limitato all’intervento perché, sempre all’Auditorium, è stata rappresentata per la prima volta la sua ultima pièce «Should’ve» (Traduzione italiana «Se si può, si deve?» Di Renzo Editore, Roma). Un altro grande momento del 41° Iupac, al quale partecipano, oltre a Hoffmann, altri due premi Nobel come Robert Huber e Kurt Wüthrich, sarà domani alla Galleria d’Arte Moderna quando verrà ricordato il torinese Primo Levi con una serata dal titolo «Primo Levi Scrittore e Chimico». Primo Levi è universalmente conosciuto per i suoi libri e appartiene alla ristretta cerchia di scrittori annoverati tra i grandi del secolo scorso. La sua vita e la sua personalità sono state profondamente segnate dal suo essere un chimico, un ebreo ed un torinese. Così allo Iupac, considerato anche che il 2007 coincide con il ventesimo anniversario della sua morte, è parso doveroso ricordare Primo Levi con un incontro pensato per sottolineare gli stretti legami tra il chimico e lo scrittore. In una lunga intervista allo scrittore Philip Roth, Levi disse: «Mi ritrovo più ricco di altri colleghi scrittori perché per me termini come “chiaro”, “scuro”, “pesante”, “leggero”, “azzurro”, hanno una gamma di significati più estesa e più concreta. Per me l’azzurro non è soltanto quello del cielo, ho cinque o sei azzurri a disposizione... Voglio dire che ho avuto per le mani dei materiali di uso non corrente, con proprietà fuori dall’ordinario che hanno servito ad ampliare in senso tecnico il mio linguaggio. Quindi dispongo di un inventario di materie prime, di “tessere” per scrivere, un po’ più vasto di quello che possiede chi non ha una formazione tecnica. In più ho sviluppato l’abitudine a scrivere compatto, a evitare il superfluo. La precisione e la concisione, che a quanto mi dicono sono il mio modo di scrivere, mi sono venute dal mio mestiere di chimico».[...]