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martedì, agosto 23, 2011

La monna Lisa in 30 secondi

Nel blog personale di Semir Zeki, ho letto un articolo sulla Monna Lisa e il tempo che ogni spettatore passa a guardare il più famoso dei quadri esposti al museo del Louvre. Sembra che quando il quadro di Leonardo da Vinci fu esposto in Giappone nel 1970, il tempo medio che uno spettatore trascorreva davanti al dipinto è stato di 30 secondi, mentre al Louvre il tempo medio scende a 15 secondi.

Il grande neurobiologo afferma che questo non vuol dire che le persone non siano interessate alla pittura, ma semplicemente che la parte visiva del cervello è molto sviluppata e riesce in poco tempo ad acquisire una grande quantità di conoscenze.

Nel suo post Zeki, continua dicendo che è vero che molte persone vogliono vedere la Gioconda o la Pietà di Michelangelo nella Basilica di San Pietro solo per poter dire io l'ho vista, ma è anche azzardato negare che la grande efficienza del cervello visivo riesce ad incamerare una grande quantità di informazioni e conoscenze attraverso una visione molto breve.

Per approfondire:

mercoledì, agosto 17, 2011

Semir Zeki e l'amore per la perfezione

Avete presente il retrogusto di delusione che si prova tornando in un luogo che si ricordava meraviglioso e che ora sembra insignificante? Si tratta di un sentimento del tutto naturale. Ha a che fare con l'insoddisfazione di Michelangelo che, scontento delle sue sculture, abbandonava il blocco di marmo incompiuto.

LEGGI TUTTO (il sole 24ore)

martedì, luglio 05, 2011

L'elenco telefonico in un museo

Semir Zeki nel suo blog, racconta che ultimamente ha visitato il Museo d'Arte di Parigi per una mostra di Kees van Dongen. Dopo la sua visita si aggirava intorno al museo e ha trovato una strana installazione di Christian Boltanski intitolata "Les Abonnés du téléphone". Zeki racconta che in realtà questa è una collezione di elenchi telefonici provenienti da tutto il mondo o quasi e si domanda se non fosse più facile starsene a casa e cercare i numeri telefonici tramite il computer e internet.

L'installazione non vuole essere bella e ne tanto meno lo pretende, però come afferma ancora una volta Zeki...è comunque arte.

Per approfondire:
Con gli occhi del cervello - Semir Zeki - Di Renzo Editore

martedì, giugno 28, 2011

Indignato dall'arte

Il prof. Semir Zeki è un assiduo frequentatore delle mostre d'arte, ma ultimamente è rimasto stupito da una mostra orrenda che esponeva, a dire dello scienziato, solamente immondizia e non si spiega come direttori di museo tollerino ancora questo genere di esposizioni e installazioni.

In uno dei suoi libri dal titolo Inner Vision, afferma che la visione dell'arte serve per acquisire conoscenza. La sua domanda adesso è che tipo di conoscenza possa far ottenere questo accumolo di spazzatura?

Forse la neurobiologia potrebbe rispondere presto a questa domanda.

martedì, marzo 15, 2011

La fuga di cervelli o l'attrazione dei corpi?

Bisogna frenare la fuga di cervelli o attirare "corpi estranei" nel nostro paese per rilanciare la ricerca? Le perdite economiche si aggirano attorno ai quattro miliardi di euro. Sessanta, tra ricercatori, scienziati e funzionari internazionali hanno discusso di questo nel weekend a Cernobbio.

I Ricercatori che "fuggono" dall'Italia portano con se una buona cultura generalista, la gestualità, un grandissimo talento, l'ottimismo ma sopratutto l'orgoglio nazionale.

Carlo Rovelli è un fisico teorico di livello mondiale che insegna all’università di Marsiglia. «Se vai nei centri di ricerca e negli incubatori degli altri paesi - dice - trovi persone di tutto il mondo. Il nodo non è tanto riportare gli italiani a casa, bensì attirare gli stranieri».

mercoledì, marzo 02, 2011

Ecco il software che legge nel pensiero

Una nuova tecnica ancora in fase di sviluppo promette scenari rivoluzionari. Con il pensiero si potrebbero manovrare sedie a rotelle e altri strumenti di assistenza fisica alle persone con gravi handicap fisici. Un software messo a punto dalla Intel per ora risulta abbastanza elementare, l'algoritmo infatti associa ad ogni parola alcune aree del cervello che vengono attivate quando queste vengono pensate. Duranti i test il sistema si è rilevato preciso con valori superiori al 90%

Per ora l'unico ostacolo di questa tecnologia sono le dimensioni e il costo delle apparecchiature, ma secondo un ricercatore della Intel molto presto si potrebbero miniaturizzate e alla portata di molte persone.

mercoledì, settembre 01, 2010

Il cervello in vacanza

Il cervello dei ragazzi italiani in vacanza dalla scuola si spegne, rimane completamente a digiuno dopo 9 mesi di cibo continuo fagocitato tutti i santi giorni. Boncinelli il genetista italiano è preoccupato di questa situazione:

«Un ragazzo sano e sveglio il cervello l’adopera sempre, anche in vacanza; ci sono però anche i ragazzi pigri. E poi non dimentichiamo che ciascuno di noi si applica volentieri a quello che gli viene facile, dunque, comunque vada, il lavoro fatto durante le vacanze è sempre, per così dire, un lavoro "leggero"».
Il cervello in natura serviva per scattare al primo allarme, inseguire la preda per catturarla nel miglior modo e renderci conto della situazione ambientale che circondava l'essere umano. Oggi invece viene lo usiamo per cose non naturali come leggere.

«Parlare male della cultura non si può, perché è la cultura ad aver creato la nostra civiltà, però bisognerebbe raggiungere un equilibrio fra ciò che è bene per l’animale uomo e ciò che indispensabile per l’animale culturale» chiude Boncinelli.
Per approfondire:

martedì, aprile 20, 2010

La timidezza dipende dal cervello

Jadzia Jagiellowicz dell'università Stony Brook di New York ha effettuato uno studio su 16 volontari tra timidi ed estroversi. Un test psicologico e una risonanza magnetica per confrontare le diverse reazioni. Osservando delle immagini è risultato che i timidi sono più attenti a cogliere dettagli e differenze a dispetto degli estroversi.

Questo perchè i neuroni collocati nel centro dell'attenzione nei timidi sono più attivi. La ricerca era rivolta a negare la timidezza come fattore caratteriale definendola una qualità presente sim dai primi mesi di vita grazie a una particolare attività neurale.

Crescendo e aumentando le relazioni, la timidezza si trasforma in riflessività e sensibilità verso il mondo ma chiusura nei suoi confronti.
Per approfondire:
L'interprete - Micheal Gazzaniga

lunedì, settembre 03, 2007

I rettori: Più fondi contro la fuga di cervelli

Fonte: Il Denaro
Più fondi per ricerca e formazione. Per fermare la ‘fuga dei cervelli’ dalla Campania. E’ questa la proposta dei rettori di tre grandi Università campane alla conferenza di ieri sul tema “Giovani talenti e ricerca scientifica: che fare?”. Il convegno si è svolto nell’ambito della quarta giornata della nona festa nazionale dei Popolari-Udeur in programma a Telese Terme.“Si deve affrontare il sistema formativo nel suo complesso - dice Filippo Bencardino, rettore dell’Università del Sannio di Benevento - non solo l’università ma anche la scuola superiore. Oggi c’è uno scollamento tra i due mondi: l’orientamento nei licei è episodico, occasionale e limitato all’ultimo anno. Manca una prospettiva globale sulla formazione: serve l’interazione tra mondo universitario e scuola. Bisogna migliorare i servizi offerti agli studenti, dagli alloggi alle biblioteche. Per fare ciò serve l’investimento di risorse da parte di tutti: lo Stato, le aziende private, le famiglie. Inoltre, - conclude - una volta formati i talenti si deve sviluppare un’economia in grado di assorbirli. Investire sui giovani significa anche evitare la ‘fuga dei cervelli’ nel Nord Italia o all’estero”.L’emigrazione dei laureati campani preoccupa anche Gennaro Ferrara, rettore dell’Università Parthenope di Napoli: “Negli ultimi otto anni 260 mila giovani sono emigrati dalla Campania verso il Nord del Paese o all’estero. E’ un’emorragia che si può fermare solo in due modi: da un lato aumentando lo sviluppo atrraverso la diminuzione del debito pubblico. Dall’altro iinvestendo nel capitale umano, quindi nella formazione. Serve - prosegue - uno sforzo unitario tra le istituzioni, le forze economiche e la ricerca per mettere in moto lo sviluppo della Campania”. Un legame che spesso non segue le logiche del merito e della competenza: “I collegamenti tra le istituzioni e il mondo accademico - dice ancora Ferrara - sono di tipo clientelare: non si utilizzano le competenze all’interno dell’università ma si seguono logiche di appartenenza politica anche per la scelta dei docenti. Se non si interviene su questi fattori la regione si impoverirà sempre più e l’università perderà il triplice ruolo che le compete, economico, sociale e politico”. Il ruolo delle università è fondamentale per Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II di Napoli: “La formazione - spiega - è un elemento centrale nello sviluppo di un paese: questo non può esserci senza ricerca e alta formazione. I giovani preparati sono il presupposto per lo sviluppo: le nostre università invecchiano. In Campania - dice - molto è stato fatto ma la soluzione si deve trovare sul piano nazionale, all’interno di un progetto più vasto”.Il convegno si apre con l’introduzione di Vito Li Causi, capogruppo dei Popolari Udeur e membro della commissione Cultura della Camera dei Deputati. “I migliori cervelli italiani - dichiara - non hanno certezze economiche e professionali. Con la Finanziaria di quest’anno, se si mette in atto quello che prevede il Dpfe, si può consentire che questa situazione finisca. Sono previsti, infatti, finanziamenti e chiamate dirette a tempo indeterminato che può far tornare anche quelli che sono andati via”.Conferma la scarsità di risorse per l’università Enrico Cheli, prorettore all'Intercultura dell’Università Siena: “I finanziamenti di una grande università americana come Harvard - commenta - sono di molto superiori a quelli che ricevono le 70 università italiane. Tutto questo non è sostenibile. Anche quello che prevede il Dpef - conclude - è un primo passo, ma non è abbastanza. Bisogna premiare soprattutto i giovani e la creatività che è nel pieno sviluppo tra i 28 e i 45 anni”. Sulla necessità di maggiori investimenti nella ricerca universitaria, anche per sostenere lo sviluppo dell’innovazione delle imprese, è anche Luciano Caglioti, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma. “Dal 1993 - afferma il prorettore - c’è stata una forte deindustrializzazione soprattutto nella chimica ed è cominciata a calare la percentuale italiana di export hi-tech che oggi è all’8 per cento. Tutto questo è la premessa di una situazione quanto mai critica che ha bisogno di forti investimenti economici nella ricerca universitaria, di liberalizzazione delle normative nei tempi e nel rendicontato e di un aumento delle collaborazioni tra piccole imprese ed università attraverso gli spin-off”.

Luciano Caglioti ha pubblicato con Di Renzo Editore il libro La scienza tradita - Le vicissitudini della ricerca scientifica in Italia