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mercoledì, settembre 14, 2011

Nessuna Apocalisse nel 2012

Possiamo strare tranquilli che nel 2012 non ci sarà nessuna fine del mondo, verrà solamente posticipata di una ventina di anni.

Scherzando su quello che potrebbe avvenire nel 2036 è anche l'astrofisica Margherita Hack. In effetti in quel determinato periodo un asteroide Near Earth (NEA) potrebbe colpire la Terra con conseguenze devastanti.

“Se dovesse cadere sulla Terra è stato stimato che l’impatto potrebbe generare un’energia pari a circa 870 megatoni, ovvero 65.500 volte quella sprigionata dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima”.
A rassicurarci arrivano gli specialist dell'ESA che da molti anni stanno già lavorando e studiando il possibile modo per deviare leggermente la rotta dell'asteroide che porta il nome di un Dio egiziano Apophis.

Nel 2009 avevamo intervistato Francesco Paresce che sulla questione di un'eventuale collisione tra l'asteroide 99942 e la terra aveva spiegato su come si sta studiando il modo per deviarlo.

Secondo lo scienziato italiano questo tentativo dovrebbe essere fatto solamente un anno prima dell'eventuale impatto perché lo stesso asteroide, attratto da altre forze, potrebbe cambiare rotta da solo sfiorando la terra.

Per approfondire:

lunedì, luglio 25, 2011

30 anni nello spazio

Si è chiusa un'era. Questo è il commento di tutti gli addetti ai lavori e appassionati di spazio. L'ultimo volo dello Shuttle è stato seguito da milioni di persone, con la solita ansia, i brividi e le paure. Tutti puntati con gli occhi in su ad attendere il mito che atterri per l'ultima volta.

Lo Space Shuttle lascia spazio a una tecnologia "ripresa dal futuro". Si tornerà alle vecchie capsule ma con tecnologie avanzate che permetteranno anche di riutilizzarle per molti voli. Si chiamerà Multi-Purpose Crew Vehicle ed è basato sul progetto Orion che permetterà di viaggiare oltre l'orbita terrestre bassa. Il veicolo servirà per l'esplorazione e assicurare un rietro sicuro per l'equipaggio.

Interessante questo articolo di NextMe

Per approfondire:

Pubblicati da Di Renzo Editore

lunedì, luglio 18, 2011

L'ultima volta dello Shuttle

L'ultimo volo dello Shuttle verso lo spazio è avvenuto pochi giorni fa, con la solita tensione per l'avvenimento e un po’ di nostalgia. In fondo per circa 30 anni è stato come un ponte tra la terra e lo spazio. Abbiamo chiesto a due nostri autori che di spazio se ne intendono, che cosa è stato lo shuttle per loro e il loro lavoro. In un’intervista doppia abbiamo chiesto a Francesco Paresce e Umberto Guidoni che cosa è stato lo Shuttle per l’umanità.

mercoledì, maggio 11, 2011

Onore ai grandi d'Italia

Per le celebrazioni del 150° anno dell'unità d'Italia l'istituto tecnico economico statale F. Calasso ha organizzato "Onore ai grandi d'Italia". Sabato 28 maggio alle 11:30 presso la sala convegni di via Belice di Lecce sarà ospite Francesco Paresce il grande scienziato nipote di Guglielmo Marconi.


lunedì, aprile 11, 2011

Tra razzi e telescopi in libreria

Da oggi è disponibile in tutte le librerie il nuovo libro di Francesco Paresce "Tra razzi e telescopi, alla scoperta dell'Universo" edito dalla Di Renzo Editore. Una raccolta di ricordi ed emozioni dello scienziato che ha dato un grande contributo alla realizzazione di Hubble il telescopio spaziale ancora in orbita dal 24 aprile del 1990. Il nipote di Guglielmo Marconi racconta, con ironia e semplicità la sua vita di scienziato e le tappe del suo percorso scientifico fino ad arrivare alla collaborazione con NASA ed ESA per il telescopio spaziale più famoso al mondo che da oltre 21 anni invia sulla terra immagini straordinarie.

Nella sua lunga carriera, trascorsa “tra razzi e telescopi”, a Berkeley, alla NASA e all’ESA, Francesco Paresce ha preso parte a progetti straordinari e a collaborazioni importanti, alla ricerca di quelle risposte che ancora mancano per risolvere i misteri dell’Universo. La scienza tende continuamente alla ricerca di spiegazioni sempre migliori, più esaustive, e di una modalità interpretativa dei fenomeni realmente efficace.

Collana: I Dialoghi
ISBN: 9788883232565
Anno Edizione: 2011
Pagine: 104
Prezzo: 14.00 €

giovedì, marzo 03, 2011

Un primo piano della Luna

E' stata realizzata dalla NASA la foto più dettagliata della Luna. La foto è un puzzle da record, mezzo gigabyte per una risoluzione di 24.000 x 24.000 pixel. L'immagine è stata realizzata dal satellite Orbiter che ha scattato 1300 fotografie in 2 settimane di tempo.
 
Il minuzzioso lavoro ha permesso anche di ritrovare i punti dell' allunaggio dell'Apollo 11 nella missione Lunare di quarant'anni fa.
 
 
Per approfondire:

venerdì, gennaio 28, 2011

Un altro bel colpo della nostra WFC3: la galassia più lontana!

Esce oggi su Nature un bellissimo articolo sulla galassia più lontana scoperta dalla camera WFC3 su Hubble che abbiamo costruito e lanciato in orbita nel 2009 già postati su questo blog e descritti nel mio libro Tra razzi e telescopi. Prima del lancio di Hubble nel 1990 la galassia più lontana che si conoscesse si trovava a circa 5 o 6 miliardi di anni dalla nascita dell’universo e cioè circa a metà strada tra noi oggi e il momento del Big Bang 13,7 miliardi di anni fa.

Mi ricordo che a quell’epoca questa distanza ci sembrava veramente strepitosa ma nel frattempo con Hubble coadiuvato dai grandi telescopi a terra come Keck e VLT questo limite che allora sembrava invalicabile e’ stato spostato via via sempre più in là fino ad arrivare prima del lancio della nostra WFC3 intorno a 1miliardo di anni dal big bang.

Con la WFC3 siamo riusciti ad arrivare ancora più vicino al Big Bang valicando quest’ultimo limite per arrivare oggi con l’oggetto con il nome assai prosaico UDFj-39546284 addirittura a solo 480 milioni di anni dalla nascita dell’universo. Questo sì che e’ strepitoso perché oggi si pensa che le primissime galassie o proto galassie si siano formate attorno ai 100 e 200 milioni di anni dopo il Big Bang. Quindi ci stiamo avvicinando inesorabilmente al momento della loro creazione che e’ ancora oggi avvolto nel mistero più fitto. Infatti non si sa niente veramente di quando e come le galassie si siano formate dopo la creazione delle prime stelle. Le osservazioni di questo oggetto pubblicate oggi ci mostrano subito una cosa molto importante e cioè che il tasso di formazione delle prime stelle cresce vertiginosamente nelle prime fasi della loro vita aumentando di un fattore 10 solo tra 480 e 650 milioni di anni dal Big Bang.

Infatti la galassia in questione e’ molto piccola perché molto giovane e solo nelle primissime fasi della sua costruzione e ancora quasi tutta da formare e quindi molto difficile da rivelare. La WFC3 con la sua incredibile risoluzione, nitidezza e pancromaticità e’ riuscita a vincere la sfida di trovarla tra le migliaia di altre galassie più grandi e luminose che la circondano. E’ però ancora troppo piccola e lontana perché anche la WFC3 riesca a risolverla nelle sue stelle di cui e’ ovviamente costituita ma si vede benissimo che queste sono giovanissime e quindi molto blu come ci aspettavamo da calcoli teorici. Per andare oltre e arrivare al mitico momento della formazione delle prime stelle e loro agglomerati che chiamiamo galassie ci vorrà però non solo una WFC3 ma un telescopio più grande in questo momento in costruzione (il JWST con un diametro di 6,5 metri circa 3 volte più grande dello specchio di Hubble) che si spera venga lanciato nel 2015.



Ma intanto questo risultato ci permette di studiare in dettaglio questa prima fase dell’evoluzione delle galassie mettendo al lavoro adesso anche i grandi telescopi a terra per raffinare le misure fatte da WFC3 aggiungendo dei spettri della luce emessa da UDFj-39546284 per capire di che cosa sono fatte le sue stelle. In più ovviamente la WFC3 verrà usata ancora moltissimo per cercare altre galassie in questa fase della loro vita per capire meglio quante si sono già formate a quell’epoca e in che forma. Tutto da scoprire quindi e tutti noi costruttori della WFC3 siamo orgogliosi della sua potenza e utilità scientifica e aspettiamo con ansia altre strepitose scoperte nei prossimi anni.

lunedì, gennaio 24, 2011

Recensione di "Marconi, mio padre".

Sono stata catturata da un libro che è un generoso omaggio di una figlia amorevole a suo padre, Guglielmo Marconi. In “Marconi mio padre” (Di Renzo Editore) Degna Marconi Paresce ci permette di addentrarci in un capitolo della sua saga familiare, e ci introduce alla scienza che sta dietro le invenzioni di suo padre, alla sua passione, alla sua caparbietà, al suo genio. Marconi è cresciuto a Bologna, sua madre al centro del suo universo. Senza un’istruzione formale, dotato e brillante, a Guglielmo fu permesso di crescere seguendo i propri ritmi. Ispirato da un libro su Benjamin Franklin, la sua immaginazione si infiammò, ed iniziò così a fare esperimenti con l'elettricità e la trasmissione di segnali su lunghe distanze. Più tardi, da giovane adulto in Gran Bretagna, Marconi , insieme ad un piccolo gruppo di uomini e scienziati dedicati e appassionati, fece delle sue idee una realtà di lavoro. Il resto è storia, e noi tutti ne siamo beneficiari.

Mentre la maggior parte di noi non è ancora in grado di capire come viaggiano i segnali, le idee e le invenzioni di Guglielmo Marconi sono diventate una realtà che ci ha trasformato la vita. La mia famiglia è disseminata in tutta Italia, ed ho diversi parenti sparsi in Canada e in Australia : mi inchino perciò al genio di Marconi, che con Il suo lavoro ci ha reso possibile di restare in contatto, rendendo le distanze più sopportabili. Questo libro è più interessante di qualsiasi fiction, e Degna Marconi scrive con un’ abilità letteraria eccezionale. Siamo più vicini alla comprensione dell’uomo Marconi quando leggiamo le sue parole “… il genio non esiste. Il genio, se proprio vuoi chiamarlo così, è soltanto la capacità dell’applicazione continua al proprio lavoro. Nient’altro.”

giovedì, dicembre 23, 2010

Marconi, la vita di un genio tra scienza, tecnologia e mercato.. e un modello da indicare ai giovani

Tre domande a Francesco Paresce.

Sono passati più di cento anni da quando mio nonno, allora appena ventisettenne, realizzò un’incredibile impresa tecnologica, e un notevole colpo pubblicitario, inviando e ricevendo, per la prima volta, un messaggio attraverso l’oceano, senza fili. Era allora l’azionista di maggioranza e il direttore scientifico di una società ben collocata e finanziariamente solida, la Marconi Wireless Telegraph Co., con un impianto industriale in Inghilterra, a Chelmsford. Era anche il proprietario di due importantissimi brevetti, in Inghilterra, relativi a un sistema di comunicazione senza fili, il che equivaleva a essere il padrone, di fatto, di un monopolio sulle comunicazioni senza fili in tutto l’impero britannico. Era inoltre oggetto di attenzione e stima da parte dell’opinione pubblica mondiale. Non male, per un giovane bolognese senza titoli di studio, con limitata conoscenza della fisica delle onde elettromagnetiche, che aveva impiegato una tecnologia che agli scienziati sarebbe sembrata artigianale e rudimentale, prestata, per lo più, da altri che lavoravano nel settore.

Allora, come arrivò Marconi a quell’incredibile, stupefacente successo? Quali furono gli elementi cruciali nello sviluppo di questa invenzione, realizzata in pochi anni, e quale il contesto dal quale si sviluppò? Che cosa spinse Marconi a sfidare il mondo rispetto a quello che sembrava un sogno impossibile? Fu, Marconi, uno di quei geni apparsi al posto giusto e al momento giusto con una ferrea ma donchisciottesca visione? Era forse nato con poteri soprannaturali, il mago delle onde o il mago dell’etere, come divenne noto nella sua nativa Italia? E,domanda ancora più importante: vi è una lezione che dovremmo trarre dal suo esempio che potrebbe essere utile per imprese tecnologiche equivalenti, nel nostro XXI secolo?

In realta’, recenti indagini mostrano come la sua storia personale, sebbene certamente particolare sotto molti aspetti, seguì una strada abbastanza prevedibile, laddove i suoi successi e insuccessi possono essere facilmente attribuiti a cause specifiche imputabili alla sua istruzione e al processo fondamentale dello sfruttamento commerciale dell’invenzione stessa. Importante,inoltre, e’ stato il ruolo assai complesso che Marconi giocò in quella regione di transizione tra la scienza, la tecnologia e il mercato, regione in cui anche oggi stesso si trovano e si dibattono moltissimi imprenditori bolognesi. Ci sono alcuni elementi significativi che caratterizzarono i suoi primi esperimenti a Pontecchio. Il primo è che egli riuscì a sviluppare senza interruzioni ai comuni obblighi scolastici e sociali degli altri ragazzi, come lezioni, esami, riunioni, e così via una destrezza manuale e notevoli capacità di sperimentazione e pratica di laboratorio che furono cruciali per i futuri esperimenti.

Questo comprende certamente una buona dose di tenace perseveranza anche di fronte alle avversità e, sopratutto una solida resistenza alle frustrazioni. Un altro elemento fondamentale, già ben chiaro nella sua mente sin dal suo primo approccio all’argomento, era il concetto della necessità di proteggere adeguatamente le proprie idee mediante i brevetti. Egli avvertì fortemente la necessità di sfruttare commercialmente in maniera efficace “ogni tipo di invenzione e scoperta” su cui aveva lavorato dall’età di quindici anni. Questo illustra quanto Guglielmo fosse stato influenzato dalla mentalità di suo padre bolognese, un uomo pratico, con i piedi per terra, caratteristica che gli tornerà utile più tardi, quando dovrà affrontare il duro compito di trasformare la sua invenzione in una impresa commerciale di successo. Questa trasformazione l’affronto’ in Inghilterra dove si reco’ ben presto dopo i primi esperimenti a Pontecchio dovendo convincere un ambiente inglese ben piu’ agguerrito di possedere l’asso nella manica in una situazione difficile, se non addirittura impossibile.

Io credo, semplicemente, perché era l’uomo giusto al posto giusto e al momento giusto. Era l’uomo giusto perché possedeva la combinazione ideale di caratteristiche personali per l’impresa: tenacia, coraggio, capacità tecnica, carisma e predisposizione alle relazioni pubbliche. Aveva quella comprensione sufficiente delle basi scientifiche necessarie per convincere gli scettici di non essere un inesperto, ma non così approfondita da venire intimidito dalla anticipazione dei molti ostacoli da superare. Era dotato di un approccio pratico, teso all’obiettivo della commercializzazione della propria invenzione, obiettivo portato avanti con incrollabile determinazione. In ultimo, in ordine di elencazione, ma non di importanza, possedeva una gran bella dose di coraggio. Nessun altro riunì in una sola persona una così speciale combinazione di caratteristiche.

E’ istruttivo riflettere su un altro episodio importante della sua vita e cioe’ quando gli divenne sempre più chiaro che costruire stazioni trasmittenti sempre più grandi e potenti non avrebbe prodotto quei miglioramenti fondamentali che egli si sarebbe aspettato. Iniziava dunque a diminuire il ritorno dei suoi investimenti, contemporaneamente a una specie di saturazione della capacità di aumentare la distanza di trasmissione, qualunque fosse la potenza che egli applicasse ai trasmettitori. Ora, questa certezza veniva lentamente ma definitivamente messa in crisi, sebbene allora sembrasse plausibile aspettarsi che onde lunghe, sempre più lunghe, si sarebbero incurvate più facilmente intorno a ostacoli, in un certo modo, anche se poco chiaro. Marconi era dunque arrivato a un’altra fase critica della sua vita quando, di fronte a un problema apparentemente insolubile, avrebbe dovuto trovare una soluzione rapida e praticabile, o affrontare il crollo del suo sogno di far arrivare le onde radio intorno al globo con il suo sistema di comunicazione senza fili efficiente ed economico, capace di fare concorrenza al cavo.

Ma come avrebbe potuto ottenere ciò, con un sistema che riusciva, per il momento, soltanto a coprire in modo stabile e sicuro la piccola distanza di poche migliaia di miglia, e solo di notte?

Un indizio utile e cruciale per una possibile soluzione gli veniva dal fatto che i radioamatori che operavano in bande di lunghezza d’onda più corte, sotto i 100 metri, ottenevano maggiori risultati di quanto non ci si sarebbe aspettato sulla base delle allora limitate conoscenze in merito alla propagazione delle onde radio.

Stranamente, Marconi non agì sulla base di questi indizi fino al 1923, ma quando lo fece agì nel suo stile caratteristico: rischiando il tutto per tutto abbandonando di colpo e senza rammarichi le onde lunghe e tutti gli apparati ivi connessi e affidando tutto il futuro suo e della sua compagnia alle onde corte. Sebbene afflitto da problemi di salute e gravi questioni personali, Marconi continuò tenacemente i suoi esperimenti fino alla morte. In questi anni, non vi furono grandi scoperte scientifiche o tecnologiche, tranne la sua scoperta casuale in merito all’effetto che gli oggetti metallici, nel fascio dell’antenna trasmettitrice, avevano sul ricevitore. In questo contesto, egli riuscì con successo a guidare in porto la sua nave da ricerca con un faro radio. Purtroppo, però, altri impegni e le sue cattive condizioni di salute, non gli permisero di dedicarsi ulteriormente a questi progetti. Il regime fascista, al potere in Italia, lo adottò come simbolo e come il più illustre dei suoi esponenti. Nacque così il culto della personalità che circondò Marconi in Italia, negli ultimi dieci anni della sua vita, un culto che, per molti versi, nel bene e nel male, vive ancora oggi. Non è chiaro quanto egli apprezzasse l’attenzione e l’adulazione di cui era oggetto, perché manteneva sempre un giudizio molto oggettivo su di sé. Per esempio, disse un giorno a mia madre: “Li senti parlare di genio, Degna? Non esiste il genio. Esiste, se vuoi chiamarlo così, il dono di saper portare avanti un impegno costante. E questo è tutto, io l’ho provato”. L’abbraccio fascista e romano rappresento’ pero’ per lui il problema piu’ significativo in questo periodo con la mancanza progressiva e definitiva del supporto tecnico e finanziario della sua compagnia in Inghilterra visto che le relazioni tra i due paesi si avviavano sempre piu’ a condizioni di estrema ostilita’. Questa frustrazione dovette pesare molto negativamente e sensibilmente sulle sue condizioni fisiche e psicologiche.

Quali insegnamenti trarre dal “caso Marconi”? Vi è un modo per assicurare che vi siano altri Marconi in questo secolo? E, se sì, come?

Ecco alcune mie considerazioni fondamentali. È ovvio che un’istruzione e metodi di insegnamento rigidi,antiquati e fossilizzati, sono incompatibili con lo sviluppo di personalità paragonabili alla sua. Al contrario, ben lungi dall’essere repressi, i giovani con un talento analogo a quello di Marconi dovrebbero essere incoraggiati, aiutati a sviluppare flessibilità e individualismo, sorretti soprattutto nell’apprendimento delle materie scientifiche. E ovviamente, benché sembri una banalità, occorrono degli ottimi insegnanti di scienze che, sappiano comunicare entusiasmo e il piacere della sfida. È senza dubbio fondamentale il sostegno, intellettuale e materiale, delle famiglie verso i loro ragazzi. È inoltre cruciale il ruolo della divulgazione scientifica, perché riviste, libri e materiale specifico e divulgativo esercitano un’enorme influenza sulla formazione dei giovani, favorendo lo sviluppo di scienziati e ingegneri già in giovane età. Per questo motivo, è necessario promuoverne la produzione e la diffusione. È anche molto importante che le figure professionali o accademiche più anziane, guardino con grande attenzione alle idee e alle aspirazioni dei giovani, nei loro settori, per quanto strane possano apparire in prima istanza alcune di queste idee. Inoltre, gli scienziati devono ascoltare gli ingegneri e viceversa. Questo sembra ovvio, ma accade molto raramente. In ultimo, il talento e l’uso appropriato delle pubbliche relazioni da parte di uomini di scienza, non dovrebbero mai essere considerati come prove di superficialità o ciarlataneria, ma come necessari ed efficaci strumenti per il progresso della tecnologia.

giovedì, dicembre 09, 2010

Guardo le stelle pensando a nonno Marconi

«La cosa più importante che mi ha lasciato mio nonno è il pensiero». Per Francesco Paresce, astrofisico di fama mondiale, il nonno Guglielmo Marconi è come una stella lontana e sconosciuta che riesce però a guidare anche il più avventuroso dei viandanti. Non si sono mai conosciuti, Marconi è morto tre anni prima della nascita del nipote.

Ma la passione per la scienza ha fatto incontrare l’inventore della radio e l’«uomo delle stelle». Paresce è infatti uno studioso molto noto nel campo dell’astronomia: ha lavorato per diverse missioni spaziali della NASA, ha ricoperto incarichi prestigiosi anche per l’Agenzia Spaziale Europea e oggi collabora con L’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna. Nato a Londra, ha trascorso parte dell’adolescenza negli Stati Uniti per poi frequentare l’università in Italia: «Per ironia della sorte, la facoltà di Fisica della Sapienza di Roma dove ho studiato è intitolata a mio nonno». Ma anche Bologna occupa una parte speciale della sua vita: «Da ragazzino ci venivo ogni estate. Ho frequentato spesso Villa Griffone (sede del museo e del mausoleo marconiano ndr) ma cosa più importante da cinque anni vivo a Osteria Grande, a pochi chilometri da Bologna».

lunedì, maggio 24, 2010

Trovare la stella più bella

La genesi della foto racconta di un piccolo capolavoro nato dall’impegno quotidiano: «Dietro quella fotografia c’è un lavoro lungo e interessante. È stata scattata nel novembre del 2009 ed è importante perché mostra delle stelle molto giovani. Ma la cosa più incredibile è che la nube continua a sfornare nuovi corpi celesti, aiutandoci così negli studi». Alla base di queste ricerche ci sono infatti lunghe indagini che aiutano a capire dove trovare materiale interessante ma che non assicurano la riuscita. La Nasa ha chiesto solo successivamente allo scienziato italiano di elaborare la foto per farne un oggetto di pubblicazione. Così è iniziata la seconda parte del lavoro, anch’essa dura ma gratificante: «Il risultato ha sbalordito anche me. All’inizio ero un po’ scettico perché sapevamo di essere in possesso di documenti importanti dal punto di vista scientifico ma non artistico. In effetti è una foto molto bella».



venerdì, maggio 21, 2010

Che fotografo!!

C'è anche un italiano, l'astronomo Francesco Paresce dell'INAF di Bologna, fra gli autori delle dieci foto dallo Spazio più belle del 2009 pubblicate dal National Geographic.

L'immagine è una "ghirlanda fiorita" di giovani stelle nella Nube di Magellano ed è stata ottenuta grazie all'elaborazione dei dati provenienti dal telescopio spaziale Hubble.

Nei crediti dell'immagine figura anche l'ESA che è presente piú volte nella galleria del National Geographic delle dieci immagini piú belle anche con altre immagini. In particolare, è dell'ESA, in collaborazione con l'ente giapponese Jaxa, l'immagine Sahara "Terra di Terrore", uno spettacolare esempio nel campo dell'Osservazione della Terra.

sabato, aprile 24, 2010

Auguri Hubble

Lo sappiamo tutti che il più grande motore di ricerca al mondo celebra ogni volta un evento cambiando il proprio logotipo. Questa volta google vuole celebrare il 20° anniversario del lancio del più grande telescopio mai inventato dall'uomo. Hubble, celebrato da questo blog più di qualche volta grazie anche agli articoli del nostro amico Francesco Paresce, da venti anni ci rende partecipe di quello che succede nello spazio.
Le immagini che Hubble ci ha offerto da venti anni a questa parte sono straordinarie, e questo è stato permesso anche dalla mente geniale di Francesco Paresce che nel suo piccolo libro Tra razzi e telescopi (Di Renzo Editore), racconta oltre ad una sua breve biografia quali sono state le emozioni nel vedere un qualcosa di se lanciato nello spazio.

giovedì, febbraio 18, 2010

Guardare le stelle e a cercare di essere una di loro

Ogni anno gli incontri con l'autore che fanno parte del Progetto Lettura, porta nelle scuole vari personaggi che hanno pubblicato un libro con Di Renzo Editore. Il 30 novembre del 2009 Francesco Paresce si è recato a Fondi presso il liceo classico Gobetti e ha deliziato gli alunni con la sua grande semplicità di persona straordinaria. Di Renzo Editore da anni al progetto lettura ha affiancato il premio Giornalisti in Erba. I ragazzi vengono invitati a scrivere le sensazioni che hanno provato durante l'incontro e tra tutti quelli che giungono in redazione ne viene selezionato uno che riceve in premio tre libri della collana I Dialoghi. Complimenti a Placitelli Erika.
Il giorno 30 Novembre 2009 il fisico e astronomo Francesco Paresce è stato ospite del nostro liceo. Ci ha spiegato di come la scienza sia in grado di cercare continuamente nuove e sempre più esaustive risposte ai fenomeni che ci circondano.
In maniera molto semplice, ma soprattutto ironica, ha sottolineato la sua volontà di non sfruttare il suo legame di parentela con il nonno Guglielmo Marconi e infatti ha suggerito a noi alunni quanto sia importante affermarsi facendo appello unicamente alle nostre forze.

Il suo incontro ha avuto inizio con un riferimento a Galileo Galilei e a quello che quest'ultimo definiva "il grande libro della natura"e illustrandoci brevemente il metodo scientifico e l'esperimento che con la ragione ne costituisce la base. Ciò che subito mi ha colpita, è stata la sua decisa convinzione nell'affermare come non sia necessario essere un genio o conoscere a pieno la matematica per capire il mondo che ci circonda, al contrario si è mostrato convinto del fatto che sia più importante la capacità di usare la propria testa...Ampio spazio è inoltre stato concesso all'impresa del nonno Guglielmo Marconi che più di cento anni fa fu capace di inviare e ricevere per la prima volta un messaggio attraverso l'oceano, senza fili. Non male per un giovane che non possedeva alcun titolo di studio,e che aveva una limitata conoscenza delle onde elettromagnetiche. Sorprendente è inoltre stata la sua decisione di non arrendersi dinanzi alla distanza di 3400 km che dividevano le due sponde bagnate dall'Atlantico e davanti ad una montagna d'acqua alta circa 170 km a causa della curvatura della terra.
Personalmente ammiro molto tutto ciò che riguarda l'aspetto scientifico delle cose e di certo anche grazie alla mia scuola che è riuscita a farmi incontrare personalità così importanti come Paresce e Guidoni lo scorso anno, il mio futuro indirizzo di studio sarà relativo di certo a questo ambito.
Di sicuro non diventerò mai uno scienziato o così importante come loro, ma ho capito soprattutto grazie all'ultimo incontro, che non dovrò per forza essere Einstein per raggiungere i miei obiettivi ed interrogarmi su ciò che mi circonda...
Così chissà che un giorno non sarò anch'io in grado di trascorrere la mia vita tra "razzi e telescopi" a guardare le stelle e a cercare di essere una di loro...
Placitelli Erika III D Liceo Classico P. Gobetti di Fondi

lunedì, febbraio 08, 2010

Intervista a Francesco Paresce

In occasione del centenario del premio Nobel a Guglielmo Marconi, Elio Matarazzo incontra il nipote, Francesco Marconi Paresce, curatore della riedizione del libro "Marconi, mio padre" .

martedì, dicembre 22, 2009

Marconi, l'uomo

Il libro biografico Marconi, Mio Padre, scritto da Degna Marconi Paresce, figlia dello scienziato premio Nobel, si propone, oltre che di parlare delle scoperte e dei successi di Marconi come scienziato, anche e soprattutto di parlarne come uomo, descrivendone il carattere e la personalità. Perché, spesso, delle grandi figure, è proprio l’essenza umana, nascosta dai successi pubblici, a sfuggire, ad essere posta in secondo piano o a non venire considerata affatto. Il libro, diviso in tre parti, si apre con alcune considerazioni iniziali che l’autrice fa sulla figura del padre. Nei suoi primi ricordi era completamente preso dal perfezionamento della sua invenzione, poi era il più delle volte assente, sia di persona, sia con lo spirito, poiché la sua dedizione alla propria opera era assoluta; ma riconosce anche che prodigava un affetto continuo e devoto. La figura di Marconi appare, quindi, subito contrastata e divisa, e anche la sua formazione e la sua istruzione appaiono diverse da quelle che ci si aspetterebbe.

Gli studi che compie sono infatti frammentari e difficoltosi, anche a causa dei frequenti spostamenti della famiglia, ma questo non impedisce la nascita spontanea del suo interesse per la scienza, le prime sperimentazioni da autodidatta, chiuso nel laboratorio di Villa Griffone, e la vittoria che darà poi inizio al suo successo: la trasmissione di un messaggio al di là delle colline vicino casa. È da quel momento che la vita di Marconi cambia radicalmente. L’Italia non riconosce il valore della sua scoperta ed egli si sposta in Inghilterra, dove la madre, irlandese, aveva dei parenti in grado di aiutare lui e la sua invenzione. Sarà solo l’inizio di una vita che vivrà in gran parte da cittadino del mondo, e nella quale si susseguiranno difficoltà e successi: la vittoria nel tentativo di trasmettere per la prima volta un messaggio al di là dell’Oceano Atlantico, il matrimonio con Beatrice Inchiquin O’Brien, la nascita dei primi tre figli, il divorzio e il successivo matrimonio con Cristina Bezzi-Scali dalla quale avrà un’altra figlia. Aneddoti e particolari arricchiscono la narrazione e, parallelamente alla cronaca degli impegni scientifici, ricompongono, come pezzi di un puzzle, la figura umana di Marconi. Un uomo introverso e non troppo aperto, ma che sapeva e dichiarava senza imbarazzo di avere bisogno degli altri, che riconosceva il lavoro di chi l’aveva preceduto con un’umiltà che spesso meravigliava e con la consapevolezza dell’aiuto che ne aveva potuto trarre. Un uomo che preferiva dire noi, anziché io. Man mano che le vicende del libro vanno avanti si avvertono, poi, anche i cambiamenti di Marconi, quasi una maturazione, una crescita. Le difficoltà, le diffidenze del mondo scientifico, lo spingono ad abbandonare l’ingenuità della gioventù e ad assumere un comportamento difensivo e maggiormente distaccato. L’autrice descrive inoltre con lucidità anche gli aspetti meno nobili del padre. Il divorzio dalla prima moglie causato dalle relazioni che aveva con altre donne, la distanza che a volte prendeva dai figli, l’attitudine alla distrazione che stava quasi per provocare la morte della figlia più piccola avuta da Beatrice, Gioia. Le parole affettuose, ma sempre misurate dell’autrice, tracciano un ritratto dolce, a volte buffo, ma comunque vero e realistico, di uno degli scienziati più importanti che non l’Italia, ma il mondo, ha avuto. Un uomo come tanti, che non credeva nel genio, ma nella semplice volontà, nella costanza, nella passione. Di cui in fondo è l’esempio. Nessuno, né la sua famiglia né gli insegnanti che gli impartivano lezioni, forse nemmeno lui, avrebbe mai immaginato che fosse destinato a dare il via a quella rivoluzione tecnologica che, ancora oggi, a distanza di più di un secolo, va avanti. La possibilità di comunicare con chiunque, in qualunque luogo, in qualsiasi momento; la possibilità di infrangere le barriere naturali dello spazio e del tempo. Il libro Marconi, Mio Padre ha il potere di farci sentire più vicino un grande scienziato spesso mitizzato o più semplicemente liquidato come l'inventore della radio; ha il potere di farcelo conoscere davvero, come, forse, nessun’altra biografia può.


Simona Mincarini
4^C Liceo Linguistico
Istituto Magistrale Statale Guglielmo Marconi, Pescara

giovedì, dicembre 17, 2009

Appena in tempo per le feste natalizie

Una cartolina dal telescopio spaziale Hubble. Una foto di centinaia di stelle brillanti di un colore blu intenso. Il giovane raggruppamento di stelle denominato R136 ha pochi milioni di anni e si trova nella nebulosa 30 Doradus una regione della grande Nube di Magellano. Non esiste nessuna regione nota così prolifica come Doradus. La foto scattata da Hubble con l'ultravioletto restituisce agli astronomi informazioni molto importanti sulla nascita e l'evoluzione delle stelle.
Le stelle stanno "scavando" una cavità profonda nel materiale che le circondano fino a rilasciare una fortissima luce ultravioletta. L'immagine rivela un paesaggio fantastico di pilastri, creste e valli nonché una regione scura al centro molto simile al contorno di un albero di natale. Oltre a scolpire lo strato gassoso, le stelle brillanti possono anche contribuire a creare una nuova generazione di nuove stelle. Le immagini di Hubble sono state riprese tra il 20 e il 27 ottobre 2009. Il colore blu è la luce delle stelle più calde più massicce, il verde è dato dal bagliore di ossigeno mentre il rosso è dato da idrogeno fluorescente.

Abbiamo intervistato Francesco Paresce e questa volta abbiamo anche il video. Si è parlato del più e del meno, dieci minuti in simpatia e cercando di dare delel risposte alle tante domande che arrivano in redazione dalle persone curiose, studenti che hanno avuto la fortuna di incontrare una persona così gentile. Starlo ad ascoltare mentre ci spiegava a telecamere spente questa magnifica "fotografia" era come essere in aula magna e assistere ad una gradevole lezione.



lunedì, novembre 30, 2009

Il Marconi, per la scienza

Per ricordare il centenario del conferimento del Nobel a Guglielmo Marconi (dicembre 1909) il nostro Istituto ha ideato ed è stato protagonista di eventi culturali caratterizzati da iniziative didattiche integrate per la valorizzazione del pensiero scientifico. Tutte le manifestazioni in programma hanno consentito di sviluppare attività e percorsi pluridisciplinari con la partecipazione delle diverse figure professionali interne ed esterne alla struttura scolastica. I docenti dei laboratori artistico, di storia, scientifici, linguistico, teatrale e del settore legale hanno lavorato insieme agli studenti coinvolgendoli, ognuno per la propria competenza, in tutte le fasi delle iniziative proposte. Hanno contribuito in modo concreto e attivo anche diverse figure professionali esterne come i docenti dell’Istituto d’Arte “V.Bellisario” di Pescara, il Gen. Francesco Cremona con parte della sua collezione di cimeli marconiani (provenienti dal famoso museo di Colleferro), l’Associazione Marconi di Pescara, la Fondazione Guglielmo Marconi di Bologna, il Museo delle Genti d’Abruzzo che, eccezionalmente ha prolungato la durata della mostra su Marconi per soddisfare il gran numero di richieste e il professor Francesco Paresce, astrofisico di fama internazionale e nipote di Guglielmo Marconi.

L’ambizioso programma, nonostante i tempi ristretti legati al periodo di avvio dell’anno scolastico, si è gradualmente concretizzato ed è stato condiviso da gran parte del personale interno alla scuola, dalla cittadinanza e dalle altre scuole del territorio. In particolare il piano di comunicazione ha permesso di socializzare l’iniziativa in tutti gli appuntamenti programmati e realizzati: il progetto è stato presentato al pubblico mediante una conferenza stampa, tenuta presso la sala Consiliare del Comune di Pescara dalla nostra scuola e dal Presidente del Consiglio comunale, alla presenza delle principali testate giornalistiche e televisive locali. Gli altri momenti salienti si sono avuti con l’inaugurazione della mostra presso il Caffè Letterario del Museo delle Genti d’Abruzzo, con la presentazione del libro “Marconi mio padre” di Degna Marconi Paresce, a cura dell’Associazione Marconi di Pescara, presso l’Auditorium Petruzzi e con la Conferenza-dibattito, presso il Cinema Teatro Massimo, tenuta dallo scienziato Francesco Paresce, a cui ha partecipato anche Carlo Petracca, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Gli studenti sono stati protagonisti in tutte le manifestazioni mediante la lettura di brani tratti dal libro, mediante l’allestimento e la presentazione della mostra al pubblico e mediante la realizzazione di sculture dedicate all’evento. In molti stanno scrivendo articoli sulle esperienze vissute e recensioni sulla biografia di Marconi, in seguito alla lettura del libro. Gli elaborati prodotti verranno inviati per e-mail a Di Renzo Editore (che ha pubblicato il libro su Marconi e ha sostenuto l’iniziativa) che provvederà a pubblicarli sui blog culturali in rete. I migliori riceveranno il premio “Giornalisti in erba” che consiste nella fornitura di libri da parte del suddetto editore direttamente ai vincitori.

Per la realizzazione di questo progetto sono state indispensabili notevoli energie: sia in termini di risorse economiche sia come disponibilità e tempo da parte delle professionalità coinvolte. Si è trattato di un esperimento che ha riscosso un successo inaspettato. Un successo dovuto soprattutto all’aver risvegliato motivazione e creatività in tutti gli operatori culturali che hanno partecipato, includendo in questa categoria, a pieno merito, gli studenti. La risposta positiva dei nostri ragazzi ci induce a continuare a lavorare in questo senso: didattica laboratoriale, apprendimento cooperativo e collaborazione a tutti i livelli rappresentano la strada giusta per riportare la scuola “al passo con i tempi” e per promuovere la cultura scientifica e tecnologica.

Fiorella D’Amico

giovedì, novembre 26, 2009

2012, la fine del mondo

Giorni fa, abbiamo pubblicato l'articolo sullo sciame meteorico avvistato nel cielo dello Utah e ci siamo chiesti: perché non chiedere spiegazioni a un personaggio che di stelle se ne intende ed è sempre disponibile a chiarimenti sull'accaduto e sulla fine del mondo nel 2012 a causa di un meteorite?

Ci siamo rivolti a Francesco Paresce e gli abbiamo sottoposto questi quesiti.

Una fantomatica previsione Maya da per scontato che nel 2012 ci sarà la fine del mondo e questa catastrofe avverrà per un meteorite che si schianterà sulla terra. Margherita Hack ha assicurato che non è vero nulla, ma che ci sarà un rischio per il 2036 quando Apophis un asteroide di 390 metri potrebbe cadere sulla terra. Osservando il cielo come si potrebbe scongiurare questo evento?


"D'accordo con Margherita per la fine del mondo nel 2012. Se ci deve essere la fine del mondo non sarà certo a causa di una meteora o che non sarà mai grande abbastanza per crearci problemi. Ci vorrà un asteroide di diametro di almeno vari kilometri per arrivare a tanto. Di questi non ce ne sono che conosciamo che abbiano una traiettoria che intersechi l'orbita della terra. Per far sì che questo avvenga ci vorrebbe una stella che ci passasse abbastanza vicino per deviare un asteroide dalla sua orbita verso il sole e quindi con potenziale collisione con la terra. Poco probabile? Direi.

Quindi il rischio di Apophis c'e' ma secondo me non si tratterebbe comunque della fine del mondo solo una catastrofe che a secondo dove cadrebbe se in mare o in terra avrebbe delle conseguenze relativamente limitate. Dico relativamente perché si tratterebbe comunque dello sterminio di qualche milione di persone ma la terra si riprenderebbe abbastanza presto. Essendo però un pericolo pubblico non proprio trascurabile per noi, varrebbe la pena studiare modi per evitarlo. Questo si sta facendo da noi in vari modi principalmente mettendo in opera un sistema di osservazione continuata del cielo da vari osservatori astronomici per mettere in evidenza possibili oggetti con traiettoria di collisione come Apophis in tempo utile per trovare modi efficaci di evitarli. Molte strategie sono state studiate quasi tutte generalmente che prevedono il lancio di un potente razzo che, mandato a sbattere con violenza contro l'oggetto, riesca a spostarlo dalla sua traiettoria pericolosa. Questo ovviamente non e' così semplice come sembra a prima vista per varie ragioni le più serie delle quali e' il tempo necessario per preparare la missione e la difficoltà di prevedere con la necessaria accuratezza la traiettoria del bolide. Infatti, l'oggetto e' sottoposto nel suo movimento nello spazio ad una forza gravitazionale da parte dal sole e da tutti i pianeti vicini che e' assai complessa e variabile e quindi difficilissima a prevedere bene fino all'ultimo momento."


Sciami di meteore che riescono a illuminare intere città americane, a quanti metri passano dalla crosta terrestre e perché si hanno fenomeni così vistosi in alcuni periodi dell'anno?

"Sciami di meteore sono fenomeni naturali e ripetuti che sono ben conosciuti già dall'antichità'. Si tratta letteralmente dei pezzi o detriti di asteroidi o comete defunte che hanno subito o un lento sgretolamento oppure una collisione catastrofica con un altro oggetto simile. Questi detriti poi con il tempo si allontanano dalla posizione dell'urto popolando tutta la vecchia orbita del genitore. Una o due volte all'anno la Terra attraversa questa orbita che generalmente e' molto più ellittica della nostra e incontrando lo sciame che interagisce con la nostra atmosfera da luogo al fenomeno luminoso di cui si parla. Se per caso uno dei pezzi e' abbastanza grande come evidentemente era quello discusso ieri allora il bagliore e' tanto più grande e spettacolare. Questi oggetti comunque incontrano la terra in vari modi ma generalmente solo sfiorando la nostra atmosfera ad almeno varie decine di kilometri di altezza e bruciano a causa dell'attrito con l'aria. Bruciando, spesso si rompono in molti pezzi più piccoli che poi riescono a cadere a terra diventando meteoriti che si trovano abbondanti sulla superficie della terra in zone remote."


Con il passaggio di queste meteore ci sono rischi per l'umanità e quali sono i loro effetti sulla terra?

"Pericolo direi quasi zero salvo quei rarissimi casi quando cadono su una casa com'e' successo certe volte. Che io sappia mai nessuno e'stato ucciso da questi oggetti fortunatamente ma e' certo che con l'avanzare della nostra civiltà che ricopre sempre più spazio sulla superficie della terra il pericolo aumenterà. Ma francamente la probabilità di essere colpiti a terra da un meteorite sarà sempre insignificante rispetto a tutti gli altri modi che abbiamo inventato per farci del male."
Francesco Paresce - Tra razzi e telescopi - Di Renzo Editore

martedì, novembre 24, 2009

Gli studenti spiegano Marconi

L'11 dicembre 1909 Gu­glielmo Marconi fu il pri­mo italiano a ricevere il No­bel per la scienza: l'istituto magistrale di Pescara, a lui intitolato dal 1938, celebra il centesimo anniversario con la sua prima, grande manifestazione, che coin­volge attivamente i suoi 1600 iscritti.


Con «Il Marco­ni per la scienza» si apre sabato 21 una dieci giorni di sensibilizzazione alla tecnologia e all'autentico per­corso scientifico, con tutte le sue fasi di osservazione, teoria e lavoro sperimenta­le. Alle 10 di sabato verrà inaugurata al Caffè Lettera­rio una mostra che sarà ospitata fino al 29 dal Mu­seo delle Genti d'Abruzzo e che verrà realizzata gra­zie alla collaborazione del generale Francesco Cremo­na, esperto collezionista dei cimeli di Guglielmo Marconi.


La mostra sarà il­lustrata da più di 30 stu­denti tutor, che faranno da guide alle scolaresche delle scuole secondarie di primo e secondo grado che sono state invitate. «L'obiettivo è valorizzare la cultura scientifica e tecnologica e restituire agli studenti una scienza che non sia solo esercizio mnemonico», spiega Angelo Lucio Rossi, dirigente scolastico dell'isti­tuto che nel giro di un an­no diventerà liceo statale. «Conoscere gli aspetti più umani di Marconi e sapere che lavorava molto con la manualità - aggiungono Fiorella D'Amico e Cesidia Bruno, coordinatrici del progetto - avvicina i ragaz­zi alla figura dello scienzia­to».

Anche per questo moti­vo martedì 24 alle 16.30 la scrittrice Luisa Gasbarri in­tervisterà Francesco Paresce, nipote di Marconi, du­rante la presentazione del libro «Marconi mio padre», scritto da sua madre De­gna. Lo stesso Paresce sarà il protagonista di una conferenza - dibattito la matti­na del 25 novembre al cine­ma Massimo su «L'uomo e lo scienziato - i giovani e la scienza». Gli studenti dell' istituto reciteranno brani tratti dal libro di Degna Marconi Paresce. La mani­festazione gode del patroci­nio della Provincia, dell'Uf­ficio Scolastico Regionale e delle presidenze dei consi­gli regionale e comunale.


Il centenario dalla conse­gna del premio Nobel rappre­senta un'occasione per pro­muovere l'apporto della scienza e della tecnica tra le giovani generazioni. «È da 35 anni che le indagini compara­tive internazionali segnala­no gravi carenze nell'appren­dimento della fisica e della matematica», denuncia il di­rigente scolastico Angelo Lucio Rossi, «la scienza si è trasformata in puro eserci­zio mnemonico, mettendo da parte l'osservazione, l'espe­rienza e la teoria».


Una figura leggendaria e complessa, quella del mar­chese Guglielmo Marconi, che i ragazzi hanno imparato a conoscere anche attraver­so la descrizione della prima figlia Degna Paresce nel vo­lume «Marconi mio padre»: «Non esiste il genio, esiste il dono di saper portare avanti un impegno costante», si leg­ge nel libro, edito da Di Ren­zo Editore, sarà presentato martedì 24, alle 16,30, al museo delle Genti d'Abruzzo.