Visualizzazione post con etichetta fermi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fermi. Mostra tutti i post

lunedì, ottobre 31, 2011

I 100 anni di Luigi Broglio

Poco conosciuto è forse la persona più importante per la storia dell'aeronautica italiana e "creatore" della prima stazione spaziale equatoriale in Kenya. Luigi Broglio è stato l'artefice del lancio del primo satellite italiano nello spazio facendo così diventare l'Italia la terza nazione "spaziale" dopo USA e URSS.

mercoledì, settembre 07, 2011

Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina

"Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina", di Fabio Cardone e Roberto Mignani (Di Renzo Editore, 2000) è proprio un libro ben scritto, intendo dire nella forma: la prefazione di Eliano Pessa è molto chiara ed esaustiva; la descrizione dell'ottobre romano di fine millennio è così bella che fa venir voglia di andarci.

Inoltre il primo capitolo introduce, in perfetto stile letterario, la domanda a cui il libro-indagine cerca di dare risposta: "perchè mai fare l'esperimento nella vasca dei pesci rossi?". Perchè "i ragazzi di Via Panisperna", ovvero D'Agostino, Segré, Amaldi, Rasetti ed Enrico Fermi si comportarono in modo così illogico?

lunedì, settembre 05, 2011

Il caso Majorana non conosce fine

Sono passati tantissimi anni ma il mistero della scomparsa di Ettore Majorana non conosce fine, anzi viene alimentato sempre più da nuove notizie e indizi. Fugito, suicidato o cosa? All’interno del numero di Focus Storia Biografie di agosto, un interessante articolo ripercorre l’intera vicenda, dal suo ultimo messaggio scritto al suo collega Carrelli dove annunciava la sua “volontà” di suicidarsi, ai nuovi indizi che hanno fatto riaprire le indagini da parte della procura di Roma.

Sciascia nel 1975 scrisse un romanzo sulla scomparsa del fisico italiano e definì in pochissime parole il genio:

“[…] Aveva l’aria di chi in una serata tra amici si improvvisa giocoliere, prestigiatore, ma se ne ritrae appena scoppia l’applauso.”
La sua scomparsa ha inizio molto prima del suo ultimo messaggio. Nel 1933 affronta un viaggio studi in Germania dal quale torna con molti sintomi di stramberia e nei quattro anni seguenti esce raramente da casa facendosi vedere pochissimo anche all’istituto di fisica.

Quando arriva a Napoli, dove gli viene offerta la cattedra per “chiara fama” Majorana è totalmente alienato e il 25 marzo del 1938 si imbarca per Palermo alla ricerca di serenità, ma invia allo stesso tempo il messaggio a Carrelli della sua intenzione, per poi ritrattare con un’altra missiva il giorno dopo. Da quel momento Ettore Majorana diventa una leggenda. C’è chi lo vuole in Argentina a stretto contatto con i nazisti conosciuti in Germania. C’è chi lo identifica nel colto vagabondo che si aggirava a Mazzarra del Vallo e chi lo vuole rinchiuso in un convento nel napoletano.

Negli anni ’70 si ipotizzò fortemente la teoria che il genio italiano si trovasse sotto falso nome a Buenos Aires grazie a delle testimonianze di personaggi di spicco del mondo sud americano. Queste testimonianze furono raccolte da Erasmo Recami nel libro “Il caso Majorana. Epistolario, documenti, testimonianze – pubblicato dalla Di Renzo Editore.

Come si legge nell’articolo di Focus Storia Biografie, il biografo del fisico scomparso dichiara di aver trovato numerose conferme nelle testimonianze di Carlos Rivera (fisico cileno) e di Blanca de Mora (moglie di uno scrittore guatemalteco) sulla presenza di Ettore Majorana in Argentina.

L’ipotesi più affascinante invece è quella legata a Pirandello e al “il fu Mattia Pascal”. Come il protagonista del celebre romanzo, Majorana potrebbe aver inscenato la sua morte ma cambiando il finale.

martedì, giugno 07, 2011

Una foto di Ettore Majorana del 1955 riapre il caso del fisico scomparso

Dieci punti coincidenti e una compatibilità ereditaria. Una foto acquisita tre anni fa è stata comparata con altre di Ettore Majorana dai RIS di Roma che hanno così riaperto definitivamente il caso e i fascicoli sulla scomparsa dello scienziato che studiò insieme a Fermi le forze nucleari.

Il procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani che sta conducendo le indagini potrebbe essere ad una svolta. Quella foto significa che nel 1955 Ettore Majorana era ancora vivo. Questi sono indizi indispensabili per decidere di andare avanti nelle ricerche in Sudamerica, dove il fisico potrebbe essersi nascosto dietro nuova identità.

Nel 2008 al programma di Rai3 Chi l'ha visto? arriva una telefonata che conferma di aver frequentato Majorana che però si faceva chiamare Bini. Proprio questa persona riuscì a scattare una fotografia con il presunto fisico Italiano.

Di quella fotografia, un dettaglio del padiglione auricolare che piega leggermente verso l'interno ha fornito ai magistrati il tassello per decidere di affidare ai carabinieri verifiche ulteriori in Argentina e Venezuela.

Per saperne di più:

Il caso Majorana

epistolario, documenti, testimonianze
Erasmo Recami
Collana: Arcobaleno
ISBN: 9788883230280
Anno Edizione: 2002
Pagine: 296
Prezzo: 12.39 €
Note: Edizione: 2008

martedì, aprile 05, 2011

Luce sul caso Majorana

Esce dal mistero la sparizione di Majorana? Lo sperano gli storici e non solo. Certo è che Majorana, considerato da scienziati del calibro di Fermi il più dotato della sua generazione, non è l'unico genio della sua epoca finito in modo misterioso o tragico. La Procura di Roma riapre un'inchiesta sulla sua sparizione. I magistrati vogliono far luce sulla vicenda del fisico che sorprese il mondo scientifico con la sua intelligenza e lo sconvolse da fantasma. Fuggì in convento, si rifugiò dai tedeschi di Hitler per rivelare i segreti sulla bomba atomica, si suicidò, volle cadere nel dimenticatoio per sua scelta.

Un’intervista televisiva ad un ex ispettore di polizia che ha dichiarato di aver incontrato il fisico a Bueneos Aires durante gli anni della guerra, hanno riacceso nel procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani la voglia di riaprire le indagini dando ai carabinieri del Nucleo investigativo della capitale del colonnello Lorenzo Sabatino il via libera per ripercorrere la vita dello scienziato per arrivare a scrivere la vera storia definitiva.

martedì, dicembre 21, 2010

I dieci libri più venduti Online

Siamo arrivati quasi alla fine di un altro anno di duro lavoro. Fiere, presentazioni, congressi e progetto lettura. I libri vendono sempre più venduti e acquistati online. Ma quali sono i dieci libri più venduti sul nostro sito http://www.direnzo.it/ ?

Insomma, qual è la Top Ten? Possiamo cominciare a delineare una classifica temporanea che sicuramente, salvo qualche colpo di coda, dovrebbe essere anche quella definitiva.


  1. Il caso Majorana
  2. La sindrome degli antenati
  3. Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina
  4. Uscire dal lutto
  5. Il piacere di vivere
  6. Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?
  7. Lo psicodramma
  8. Cambiare il mondo in una notte
  9. La seduzione delle bugie
  10. Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico

martedì, novembre 02, 2010

Il mistero della scienza

Le sue scoperte diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della fisica moderna, ma le sue visioni sul mondo dell'antimateria erano addirittura troppo avanzate per il suo tempo. Forse per questo Majorana scomparve improvvisamente, era la primavera del 1938. La sua è una delle più emozionanti storie del '900 e non è ancora stata scritta la parola fine.

"Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi."
Sono queste le ultime parole scritte da Ettore Majorana prima di salire a bordo del traghetto che da Napoli era diretto a Palermo. La notte e il mare sono il teatro che uno dei più grandi fisici italiani sceglie per la propria scomparsa. Scomparsa che però conserva dei dubbi. Scomparsa che non avverrà quella notte e non su quella nave. Ettore Majorana scomparirà una sera di Marzo in circostanze incomprensibili. Ettore Majorana nasce a Catania nel 1906 e vive la sua infanzia in una famiglia di scienziati. Bambino prodigio che sbalordisce amici e famigliari con calcoli complessi, ed è un piccolo campione di scacchi. A soli 17 anni si iscrive alla facoltà di Ingegneria di Roma dove viene subito notato per la sua genialità. L'incontro con Enrico Fermi leader dei ragazzi di via panisperna è la collisione di due mondi diversi, se Fermi è l'immagine della solidità e dell'entusiasmo, Majorana è il suo esatto opposto, ombroso, schivo e contraddittorio.

Il suo genio matematico è indiscutibile, le sue intuizioni che scrive su pacchetti vuoti di sigarette finiscono puntualmente nei cestini dell'università con la disperazione di Fermi e colleghi che lo incitano a pubblicare invece i risultati. Dei pensieri di Majorana solamente una piccola parte verrà pubblicata, il resto sono intuizioni, visioni che non vorrà condividere con nessuno all'interno del mondo scientifico, un mondo che non sente suo. Tutto sembra ruotare in un mondo fantastico dove Ettore Majorana è il fulcro.

E' il 1933 Ettore Majorana si reca a Lipsia in una delle più prestigiose scuole di matematica della Germania nazista, dove incontrerà Heisenberg. Scrive alla famiglia entusiasta della nuova esperienza e che bisogna ricredersi su gran parte dei tedeschi. E' tenuto in grande considerazione da tutti gli scienziati tedeschi, ma quando torna a Roma è ancora più cupo e chiuso. Si rinchiude nel silenzio e comincia a studiare senza freni, disertando anche la sede di via panisperna. Di questi anni di studio intenso non esiste praticamente traccia, neanche una pubblicazione. Nel 1937 Fermi lo spinge a partecipare al concorso per la cattedra di fisica teorica di Napoli anche per spronarlo a contribuire alla ricerca. Dopo forti resistenze, Majorana decide di partecipare e vince la cattedra della facoltà di fisica.

Trasferitosi a Napoli, Majorana comincia a far giungere meno notizie alla famiglia fino a quando sparirà. Nel suo alloggio a Napoli chiede anche informazioni alla chiesa del nuovo Gesù come poter partecipare ad esperienze di ritiro religioso, ma l'ultima cosa che Majorana fa a Napoli è consegnare un plico contenente appunti ad una giovane allieva di nome Gilda Senatore il 25 marzo. Questi appunti non si troveranno mai.
Prima di salire sul postale che lo avrebbe riportato a Palermo il 25 Marzo ettore majorana, scrive al suo direttore di università annunciando la sua scomparsa, ma appena arrivato a Palermo dalla stanza di un albergo, Majorana scrive nuovamente al suo direttore:
"...il mare mi ha rifiutato, tornerò domani all'albergo Bologna di Napoli",
da questo momento in poi di Ettore Majorana si perdono le tracce. La misteriosa scomparsa, solleva da anni milioni di interrogativi, sopratutto perché il giorno di sparire Majorana ritira il suo passaporto e ritira una cospicua somma in denaro. Secondo Sciascia Majorana avrebbe scelto di legarsi alla vita religiosa, altri riportano che negli anni 50 lo avrebbero visto in argentina sotto falso nome, altri ancora invece lo riconoscono in Tommaso Lipari di Mazara del Vallo, un clochard che viveva per strada dando lezioni di matematica ai giovani del paese. In tutte queste ipotesi l'idea non condivisa dagli storici della scienza è che Majorana avrebbe intuito in anticipo che la ricerca scientifica di quegli anni avrebbe condotto alla costruzione della bomba atomica.

Un'altra pista però sembra portare ai servizi segreti. Durante quel periodo storico, la costruzione di un'arma di massa, una mente come quella di Majorana poteva essere decisiva. Un rapimento? Un omicidio? Per considerare il destino di Majorana bisogna studiare tutto il percorso esistenziale. La scelta finale di Majorana, non è un gesto improvviso, ma il frutto di una profonda riflessione filosofica e in particolare la frequentazione delle opere di Schopenhauer. E' una scelta che mette come suggello alla sua esistenza. Una sottrazione totale all'essere, una dispersione in mare. Majorana era arrivato ad un punto dove non è possibile tornare indietro.

giovedì, settembre 16, 2010

Il più grande fisico teorico

Ettore Majorana nasce a Catania il 5 agosto 1906 :il nonno era stato due volte ministro con Depretis, lo zio Angelo è ministro con Giolitti, lo zio Quirino – fisico sperimentale provetto – è presidente della Società Italiana di Fisica; tre degli zii (paterni) diverranno deputati e rettori dell’Università di Catania. La genialità in famiglia non manca: lo zio Angelo è maturo a dodici anni, libero docente a diciassette, professore universitario di ruolo a venti; e, come si è detto, sarà ministro (pure lui due volte) con Giolitti. Ettore fa le prime classi elementari in casa, con l’amato padre (che morirà nel 1934). Viene poi mandato in collegio a Roma. Dopo la maturità si iscrive a Ingegneria avendo come compagni i figli del filosofo Giovanni Gentile, del matematico e illustre epistemologo Federigo Enriques, e del sommo matematico Volterra. Passa quindi a Fisica, come stiamo per dire, entrando nel gruppo romano di Enrico Fermi. Per dare un’idea di cosa abbia significato per la cultura e la scienza italiane l’attività romana di Fermi e del suo gruppo, ricordiamo che la fisica italiana già una volta aveva conquistato una posizione di eccellenza a livello internazionale: con Galileo. Ma la condanna (22 luglio 1633) da parte del potere di allora, quello della Chiesa che, considerati i tempi, non ebbe in fondo conseguenze molto gravi per Galileo tagliò alle radici la scuola galileiana, la quale avrebbe potuto continuare ad essere la prima del mondo. È solo Fermi che, ben tre secoli dopo Galileo, riesce a generare di nuovo un esteso e moderno movimento in seno alle scienze fisiche italiane. Ad esempio l’articolo di Fermi che dà avvio alla teoria delle interazioni deboli (coronata dopo cinquant’anni, nel 1983, dalle scoperte di Carlo Rubbia e collaboratori) esce nel 1933: esattamente trecento anni dopo la condanna definitiva della teoria galileiana.

CON I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA

Proprio per far fare un nuovo salto di qualità alla fisica italiana, Orso Mario Corbino – fisico illuminato, Ministro dell’Educazione Nazionale nel primo governo Mussolini fa vincere una cattedra a Roma al venticinquenne Enrico Fermi. Corbino invita poi (nel 1927) gli studenti di ingegneria più dotati a passare a Fisica: vi passano Edoardo Amaldi [l’unico che resterà in Italia durante la guerra, a mantenere viva la scuola creata da Fermi] ed Emilio Segré [che prenderà poi un discusso premio Nobel negli USA], entrambi amici di Ettore. Convincono Majorana ad incontrare Fermi; ma Ettore, prima di passare a Fisica, fa un esame a Fermi... Incontratolo, Fermi parla del proprio modello tomico, ora noto come modello di Thomas-Fermi, il quale l’aveva portato a una difficile equazione differenziale che non aveva saputo risolvere se non numericamente. Ettore non si fida: va a casa e in poche ore risolve quella equazione analiticamente, seguendo due strade diverse (la seconda ancora ignota alle matematiche). Il giorno dopo torna e confronta i propri risultati con quelli di Fermi: scopre che essi coincidono e non può nascondere la propria meraviglia. Fermi aveva superato l’esame, e Majorana abbandona Ingegneria per Fisica agli inizi del 1928, e si laurea l’anno successivo, conseguendo la Libera Docenza in fisica teorica dopo altri tre anni, nel 1932. Le sue pubblicazioni ancora una miniera inesplorata (per non parlare dei manoscritti da lui lasciati inediti, e dei suoi lavori successivi al 1933 andati purtroppo perduti) – sono solo nove. Majorana pubblicava soltanto scoperte di altissimo livello, trascurando, come banali, risultati successivamente dati alle stampe da Premi Nobel. Sa usare da maestro le proprietà di simmetria degli stati quantistici, così da semplificare enormemente e rendere eleganti i più intricati problemi.

NON VUOLE PUBBLICARE

Non avendo noi modo di parlare qui delle dette pubblicazioni, accenniamo solo all’interessante genesi degli ultimi suoi due articoli, cominciando col lavoro n. 8. Nel 1932 giungono a Roma notizie sugli esperimenti dei Joliot-Curie: Ettore subito si avvede che hanno scoperto il “neutrone” [successivamente annunciato da Chadwick, che ricevette il premio Nobel]: «che stupidi – esclamò – hanno scoperto il protone neutro e non se ne sono accorti»... Concepisce all’istante una teoria del nucleo atomico che ne spiega la stabilità; ma non vuole pubblicarla, ritenendola un gioco da studenti. Detta teoria viene però pubblicata dal grande Heisenberg, di Lipsia, anche se in maniera imperfetta. Fermi allora obbliga Ettore ad andare a Lipsia con una borsa di studio del CNR [i primi soldi ricevuti da E.M.]. A Lipsia Ettore diviene amico del fisico-filosofo Heisenberg, il quale convince Majorana a pubblicare infine la sua teoria, migliore di quella di Heisenberg. Questo lavoro è l’unico a venire subito notato e compreso, per la propaganda fattane da Heisenberg (che riceverà il premio Nobel pochi mesi dopo). La teoria dei nuclei atomici si basa tuttora sulle «forze di scambio di Heinsenberg-Majorana». Molto belle sono le lettere scritte da E.M. da Lipsia. Molto belle, e umoristiche anche le lettere che aveva scritto d’estate, sull’Etna, dalla casa di campagna della famiglia, al compagno di studi e amico Pique’. Tutte sono state da noi riportate nel nostro libro biografico sul Majorana, ma qui non abbiamo spazio per esse. Sono stati pubblicati presso Bibliopolis (Napoli) anche gli appunti di lezione da lui preparati, per amore dei suoi studenti, durante il periodo delle proprie lezioni a Napoli: da gennaio a marzo del 1938 (scomparirà il 26 marzo 1938, non dopo aver consegnato alla sua bella allieva Gilda Senatore una cartelletta con numerosi fogli: «li tenga: poi ne parleremo»), periodo durante il quale riceve il suo primo stipendio regolare. Pure gli appunti per la sua Prolusione al corso sono stati da noi ritrovati, e ancora posseduti in originale, e restano a disposizione. Infine, abbiamo contribuito a pubblicare nel 2006 (Zanichelli, Bologna) i suoi appunti «di studio» (o «Volumetti»); e una selezione dei suoi appunti «di ricerca scientifica» (i «Quaderni») nel 2009 presso la Springer (Berlino): ma si tratta di materiale altamente scientifico. Rientrato da Lipsia, alla fine del 1933, Ettore abbandona il gruppo di Fermi (Fermi, Rasetti, Pontecorvo, Segré, Amaldi, D’Agostino): che nel 1934 produrrà la reazione a catena, senza capirla: senza che nessuno al mondo se ne rendesse conto. Majorana aveva capito? Possibile, ma non era ciò motivo per abbandonare la famiglia, o la vita...Ettore, comunque, continua a fare ricerca in Fisica anche dopo il 1933, e mostra un vivo interesse per l’insegnamento: per tre anni tra il 1933 e il 1936, chiede alla Università di Roma di potere tenere corsi gratuiti (diritto che gli proveniva dalla Libera Docenza). Non pubblica più, però, neanche l’articolo – su una teoria generale delle particelle elementari della materia, ancora inesistente –, che durante il periodo di Lipsia aveva annunciato in varie lettere come già pronto, in lingua tedesca (la lingua, allora, della fisica), e sul punto di essere spedito a una delle più prestigiose riviste (tedesche) del tempo. Né pubblica i risultati dei suoi studi casalinghi sulla teoria quantistico-relativistica dell’elettromagnetismo (studi che confessa nel 1936 in una missiva allo zio Quirino).

IL ‘NEUTRINO’

Nel 1937 c’è un concorso a cattedre di fisica teorica: Ettore, sempre interessato all’insegnamento, vi partecipa. La commissione, presieduta da Fermi, dichiara al Ministro dell’Educazione Nazionale Bottai di esitare ad applicare ad una personalità come Majorana le usuali procedure dei concorsi universitari; e a lui propone – cosa subito accettata – che Majorana riceva una cattedra, al di fuori del concorso, «per l’alta fama di singolare perizia a cui Ella è pervenuta» (come gli scriverà il ministro). Dovendo dimostrare di essere ancora attivo, in occasione del Concorso per nostra fortuna Ettore aveva tirato fuori da un cassetto un articolo pronto dal 1932-33, nel quale introduce il suo «neutrino di Majorana»: tuttora sono in corso colossali e importanti esperimenti [sotto il Gran Sasso, in Usa, in Giappone] per verificare se i neutrini sono quelli «di Dirac» o quelli «di Majorana». Tale questione è una delle maggiori attualmente affrontate dalla fisica sperimentale delle alte energie (ovvero, delle particelle elementari). Il venerdì 25 marzo (dopo la consegna delle sue carte non all’Accademia, ma all’allieva Senatore), E.M. scrive al direttore, Carrelli, della Fisica di Napoli, con calligrafia tranquillissima: «Caro Carrelli, ho preso una decisione che era oramai inevitabile. Non c’è in essa un solo granello di egoismo... Di tutti conserverò un caro ricordo, almeno fino alle 11 di questa sera». A quanto si sa, prende poi la nave Napoli-Palermo delle 10:30 della sera. Il 26 marzo, sabato, manda, su carta eccezionalmente) intestata dell’Hotel Sole di Palermo, un espresso a Carrelli, che viene consegnato al destinatario la domenica mattina: «Il mare mi ha rifiutato, e ritornerò... Non mi prendere per una ragazza ibseniana, perché il caso è differente...». Questo è l’ultimo documento scritto da Majorana che si possegga (l’ultimo manoscritto, forse, di una sua «macchinazione»?).

UN ‘GIALLO’ SENZA SOLUZIONE

Ettore alfine si uccise? Non lo crediamo. Andò in un convento? Può darsi. I documenti più seri parlano però di una sua fuga in Argentina: fuga, probabilmente, dai propri «pupi» pirandelliani di membro regolare di un gruppo di ricerca in fisica (quando in fisica teorica superava di dieci lunghezze tutti gli altri), e di bravo figlio di una famiglia del Sud Italia con una madre di carattere dominante. Ettore aveva sul comodino libri di Shakespeare, di Shopenauer, e di Pirandello. E Pirandello, nel 1904, aveva fatto dire a Matteo Pascal: «Chissà quanti sono come me... Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove». Il direttore dell’Istituto di fisica dell’Università Cattolica di Santiago del Cile [ci sono due filmati al riguardo, ai quali abbiamo collaborato] dichiara di avere avuto a Buenos Aires, due volte, prove indirette della presenza di E.M. dalle parti di Buenos Aires. La vedova del premio Nobel quatemalteco, Asturias, conferma. Lo stesso Leonardo Sciascia, in una sua lettera a noi spedita, dà credito all’ipotesi “Argentina”. Ma i documenti (riportati nel nostro libro) non sono conclusivi.

I fratelli di Ettore, raccomandati da Giovanni Gentile, vennero ricevuti in Roma dal Capo della Polizia, sen. Bocchini; il quale inviò a tutti i Questori del Regno un importante cablogramma. All’interno della straordinaria storia del Majorana, iniziò così anche un “giallo” di alto spessore culturale. Enrico Fermi, il 27 luglio 1938 (dopo la scomparsa di Majorana, avvenuta il sabato 26 marzo 1938), scrivendo da Roma al primo ministro Mussolini onde chiedere una intensificazione delle ricerche di Ettore, affermò: «Io non esito a dichiararVi… che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito». E Giuseppe Cocconi, dal CERN il 31.12.86 testimoniò ad E. Amaldi che, quando a Roma si seppe della scomparsa del Majorana, Enrico Fermi volle spiegargli: «Vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati: gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza... Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli …».

Se Ettore Majorana non fosse scomparso, ed avesse anzi creato una propria Scuola, le conseguenze per la fisica teorica italiana (la quale, va detto, non è stata comunque seconda a nessuna nel mondo, fino a pochi anni fa, cioè fino a quando non è stata ripetutamente percossa dagli interventi distruttivi degli ultimi 4 o 5 Governi) sarebbero state enormi, addirittura impensabili.


Erasmo Recami
Scritto ispirato ai documenti e alla ricostruzione contenuti nel libro Il Caso Majorana: Epistolario, Documenti, Testimonianze, di E. Recami, Mondadori, Milano 1987, 1991; Di Renzo Editore, Roma, 2000, 2002, 2008, www.direnzo.it (collana Arcobaleno); materiale tutto protetto da copyright a favore dell’autore e di Maria Majorana.

lunedì, settembre 13, 2010

I ragazzi di via Panisperna

Sul finire degli anni Venti si raccolse attorno alla figura di Enrico Fermi un gruppo di giovani fisici dando vita a quello che tutti conoscono con il nome dei “ragazzi di via Panisperna”.

La voglia di osservazione e la forte personalità di Fermi portarono già dal 1929 alla trasformazione dell’istituto di fisica in un moderno centro di ricerca per il settore sperimentale. Il gruppo di Fermi era composto da Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, il chimico Oscar D’Agostino, e nel campo teorico si distingueva la figura di Ettore Majorana.

La voglia e la capacità portano i ragazzi di via Panisperna scoprono le proprietà dei neutroni lenti, arrivando ad ottenere quella fissione.

Le dure leggi razziali portano nel 1938 Enrico Fermi in America perché la moglie ebrea e il gruppo si scioglie e ogni grande scienziato prosegue per la propria strada tranne uno. Ettore Majorana scompare in un alone di mistero ancora oggi irrisolto.

Approfondire

martedì, novembre 24, 2009

Ettore Majorana e il semplice buon senso

La figura di Ettore Majorana, quella dell'uomo e dello scienziato, è stata "scolpita" da una splendida testimonianza di Giuseppe Cocconi, fisico di fama internazionale che ha voluto ricordare il giovane collega scomparso, con le parole di Enrico Fermi: "Fu allora che Fermi, cercando di farmi capire che cosa significasse tale perdita, si espresse in un modo al quanto insolito, lui che era così serenamente severo quando si trattava di giudicare il prossimo. Ed a questo punto vorrei ripetere le sue parole così come da allora me le sento risuonare nella memoria. [Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore Majorana era uno di quelli. Majorana aveva quello che nessun'altro al mondo ha: sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso].

Erasmo Recami, docente di fisica teorica prima all'università di Catania, adesso, dell'università statale di Bergamo, ha scritto con l'aiuto e l'appoggio indispensabile di Maria Majorana, sorella minore di Ettore, uno straordinario libro "Il caso Majorana", (Di Renzo Editore) che raccoglie documenti, lettere e testimonianze che ridanno alla vita dello scienziato catanese un ordine e un significato che prima non aveva.


Ettore Majorana scomparve da Palermo sabato 26 marzo 1938, aveva trentuno anni, essendo nato a Catania il 5 agosto 1906; questa è l'ultima data che è possibile rintracciare, attraverso una lettera indirizzata ad Antonio Carrelli, direttore dell'istituto di fisica sperimentale di Napoli dove lo scienziato siciliano insegnava fisica teorica, avendo ottenuto dal Ministro la nomina "... nella facoltà di scienze della regia università di Napoli, per l'alta fama di singolare perizia a cui Ella è pervenuta".


Con Majorana, quindi, svanisce la possibilità che i "ragazzi di via Panisperna", ovvero dell'istituto di fisica sperimentale di Roma, cattedra creata da Orso Mario Corbino, fisico siciliano, laureatosi a Palermo, docente a Messina e, poi, a Roma, direttore dell'istituto di fisica di via Panisperna, possano fruire del contributo, della capacità speculativa che, a dar retta ad Enrico Fermi, poteva essere fornita da uno dei più grandi geni nati nel suolo italiano, ovvero Ettore Majorana.


Enrico Fermi, come è a tutti noto, viene messo in cattedra da Corbino che inventa a Roma l'istituto di fisica teorica: a venticinque anni è ordinario a Roma; premio Nobel nel 1938 a trentasette anni; Fermi entra nella leggenda nel 1942 a Chicago quando scoprì, novello Prometeo, poco più che quarantenne il primo reattore nucleare che produceva energia controllata. Eppure questo straordinario scienziato, parliamo di Fermi che riusciva a contemperare la speculazione teorica con la sperimentazione, dopo aver costruito con Corbino un team di grandissimi fisici, che non era secondo neanche al gruppo di Lipsia di Heisenberg, anche lui premio Nobel nel 1932 ed inventore del principio di indeterminazione in fisica nucleare, non riuscì a salvare la intelligenza irripetibile di Ettore Majorana dall'annientamento.
Scrivendo a Mussolini il 27 luglio 1938 dopo la scomparsa del giovane scienziato siciliano cosi si esprimeva: "Io non esito a dichiararVi, e non lo dico quale espressione iperbolica, che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito''.


Lo stesso Bruno Pontecorvo che con Ettore Arnaldi, Giuseppe Cocconi, Franco Rosetti, Enrico Fermi erano parte fondamentale dell'istituto di fisica di via Panisperna testimonio che: "Majorana possedeva già una erudizione tale ed aveva raggiunto un tale livello di comprensione della fisica da poter parlare con Fermi di problemi da pari a pari". "Se un problema è già posto, nessuno al mondo lo può risolvere meglio di Majorana” Fermi ai suoi colleghi. Immagini il lettore lo sgomento di Fermi ma dello stesso Heisenberg alla notizia della scomparsa di Majorana, il fatto è che non soltanto l'uomo e lo scienziato erano assurdamente dileguati, ma che Majorana avesse portato con sé buona parte del futuro sviluppo della fisica nucleare è abbastanza probabile, infatti Fermi e Heisenberg erano stati gli unici ad indurlo a scrivere alcuni articoli relative alle sue scoperte. Al contrario molte delle intuizioni avute da Majorana sono scomparse con lui.


Recami in questo straordinario scritto, tra le altre cose, va alla ricerca dell'uomo ma anche a indagare sulla straordinaria intelligenza scientifica di Ettore Majorana che con ogni probabilità ha prodotto, molto di più di ciò che è stato ritrovato.


[Angelo Mattone - I Vespri]

giovedì, luglio 30, 2009

Una misteriosa scomparsa

"Li lasciò non a chi rappresentava l'Accademia, ma nelle mani di chi per lui probabilmente rappresentava la vita, la sua attiva e affascinante studentessa".
Gilda Senatore è stata l'ultima persona ad aver visto in vita Ettore Majorana. Nata oltre novant'anni fa , vive fra Napoli e Capri, e fu la persona che Ettore Majorana scelse per consegnare quello che forse era il suo "testamento scientifico". Quelle carte cosa contenevano? La chiara e sintetica esposizione della teoria sulla relatività speciale tanto cara a Albert Einstein. Quelle carte sono sparite una volta che Francesco Cennamo, il marito di Gilda Senatore le consegnò al direttore dell'Istituto di Fisica.

Di quelle carte, l'unica cosa che rimane sono degli appunti che uno studente di Majorana prese durante i suoi studi. In un periodo in cui la storia fu movimentata dallo sbarco a Napoli di Bruno Mussolini, la morte di Gabriele D'Annunzio e la visita del Führer, Ettore Majorana fa perdere le sue tracce il 25 Marzo 1938 dopo aver consegnato le famose carte alla sua studentessa preferita "Tenga queste carte, questi appunti poi ne parleremo". Majorana si allontana subito, nonostante il "Ma professore..." della Senatore e continua a ripetere "Ne parleremo, quando ci vedremo."

giovedì, aprile 09, 2009

Processo alla sora Cesarina

Una scoperta scientifica destinata a cambiare il mondo, fruttando al fisico Enrico Fermi il premio Nobel, il 22 ottobre 1934. Un’équipe di giovani scienziati, nota come “i ragazzi di via Panisperna”, nella quotidianità del lavoro di sperimentazione e ricerca. E una semplice portinaia romana del Regio Istituto di Fisica, voce narrante di uno straordinario frammento di Storia colto da un’angolazione ordinaria ed eccentrica: la storia minima, lo sguardo descrittivo e l’insight genuino di una popolana attenta a dettagli in apparenza irrilevanti, eppure capaci di donare una luce e una prospettiva diversa agli eventi più grandi di lei ai quali assiste e partecipa.

È un originale, vivace e avvincente monologo il “Processo alla sora Cesarina” di Mariapina Settineri, capace di costruire con uno svelamento progressivo e un registro linguistico dialettale sapientemente dosato una pièce che sarebbe calzata alla perfezione ad un’attrice come Ave Ninchi. Con arguzia e leggerezza, l’autrice ci restituisce così personaggi ormai leggendari (Fermi “il papa”, Rasetti il “cardinale vicario”, il senatore Corbino, Segré, Amaldi, D’Agostino, Majorana) e pagine di storia non soltanto italiana, filtrandoli attraverso la bonaria quotidianità di rapporti umani, troppo umani destinati ad essere segnati dalla banalità (e ineluttabilità) del male.

Con queste parole la giuria del Co_scienze, Concorso di drammaturgia scientifica, il teatro per sollecitare,diffondere, comunicare, ha aggiudicato il primo premio a Mariapina Settineri di Roma.
Per approfondire:

giovedì, marzo 19, 2009

Lo scienziato del mistero

Il premio Templeton 2009 è stato assegnato al fisico francese Bernard d’Espagnat che ha centrato le sue ricerche per trovare la risposta alla domanda “cos’è la realtà”. Per anni ha indagato con strumenti scientifici e pensieri filosofici, le condizioni che rendono possibile all'uomo l'accesso alla realtà.
Il percorso dello scienziato francese è stato un'eterna sfida ma ha anche avuto il modo di approfondire i risultati raggiunti da alcuni dei massimi esponenti della fisica come Enrico Fermi con cui ha collaborato come assistente a Chicago.
Ha cominciato la sua carriera incentrando tutta la ricerca sulla teoria delle particelle dette "elementari" per poi spostare lo sguardo ai fondamenti concettuali della meccanica quantistica, fino ad arrivare alle questioni filosofiche legate alla nozioni di realtà.
All'età di 88 anni, dopo una carriera ricca di soddisfazioni è giunto al tragurado del premio istituito da sir John Templeton per il progresso della ricerca nel campo dei rapporti fra scienza e religione. Come per altri illustri personaggi del pensiero contemporaneo, il premio gli verrà consegnato il 5 maggio a Londra durante una cerimonia solenne a Buckingham Palace.
Tra i predecessori del fisico francese, possiamo annoverare Madre Teresa di Calcutta, Freeman Dyson, George Ellis, Paul Davies giusto per citarne alcuni.
Per approfondire:

mercoledì, ottobre 08, 2008

Premio Nobel 2008

Il Nobel per la fisica 2008 va a due giapponesi ed un americano di origini giapponesi. Si tratta di Makoto Kobayashi dell’organizzazione KEK, per la ricerca sugli accelleratori di particelle e Toshihide Maskawa dell’istituto di Fisica teorica dell’università di Kyoto.

“Hanno scoperto l’origine della rottura della simmetria che predice l’esistenza di almeno tre famiglie di quark in natura”. Yoichiro Nambu, nato nel 1921 a Tokio ma attivo presso l’istituto Enrico Fermi dell’università di Chicago negli Stati Uniti è stato premiato per “la scoperta del meccanismo di rottura spontanea della simmetria nella fisica subatomica”.

Tanta amarezza però nella comunita' dei fisici per la mancata assegnazione del Premio Nobel a Nicola Cabibbo, presidente della Ponteficie Accademia delle Scienze. Nicola Cabibbo fisico italiano noto per l'introduzione nella fisica delle particelle dell'angolo di Cabibbo. I suoi studi sull'interazione debole, nati per spiegare il comportamento delle particelle strane, hanno permesso, grazie all'ampliamento dell'idea originaria da lui proposta nel 1963, di formulare l'ipotesi dell'esistenza di almeno tre famiglie di quark. Questa ipotesi fu utlizzata per spiegare, grazie all'introduzione della Matrice CKM, la violazione della simmetria CP.

Ha ricevuto diversi premi tra i quali nel 1979 il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica italiana per la classe di scienze fisiche dell'accademia dei Lincei e nel 2003 il premio Enrico Fermi della Società Italiana di Fisica "per la sua teoria del miscelamento dei quark down e strange nei decadimenti deboli, in cui svolge un ruolo fondamentale il noto parametro detto «angolo di Cabibbo»