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giovedì, gennaio 26, 2012

I viaggi di Luca Cavalli Sforza

Luca Cavalli Sforza è il più grande genetista italiano di fama mondiale che ha passato la sua vita a inseguire i grandi misteri umani mettendo insieme pezzi di DNA. Ha sempre sostenuto che la genetica è fondamentale per capire il presente e il futuro delle malattie, ma anche per capire la nostra storia, capire noi stessi, la genetica ci dice come siamo fatti.

Quasi tutte le sue scoperte genetiche nel campo dell’antropologia le ha fatte girando il mondo e il Comune di Milano ieri nel giorno del suo compleanno gli ha regalato una mostra dal titolo “I viaggi di Luca Cavalli Sforza. Ancora una volta ero io il curioso” che sarà aperta fino al 1 aprile 2012 presso l'Atrio dell'Aula Magna del Museo di Storia Naturale.

Fotografie e immagini raccontano non uno scienziato in camice ma un ricercatore avventuriero in divisa da esploratore con l’unico obiettivo di trovare le tracce delle migrazioni umane avvenute secoli fa e che gli hanno permesso di recuperare informazioni necessarie per ricostruire il passato dell’evoluzione umana.

Da dove veniamo? Perché siamo tutti africani? Davvero nelle nostre cellule ci sono ancora le tracce della prima donna che ci ha lasciato il suo Dna mitocondriale e del primo uomo che ci ha lasciato il suo cromosoma Y?

Queste sono le domande che invece si pongono a Roma dove è stata allestita un’altra mostra multimediale al Palazzo delle Esposizioni fino al 9 aprile dal titolo Homo Sapiens. 

Luca Cavalli Sforza ha elaborato il concetto di “geografia genetica” e tramite l’analisi del DNA ha delineato la storia dell’uomo e i suoi spostamenti dall’Africa fino alla colonizzazione del pianeta.

Per lui il concetto di “razze” non ha senso dato che i suoi studi stabiliscono che apparteniamo tutti ad un unico ceppo genetico, nel 1999 ha ricevuto il premio Balzan per le ricerche sulle origini dell’uomo.

Per approfondire
Il caso e la necessità
Ragioni e limiti della diversità genetica

lunedì, settembre 19, 2011

L'illusione dei sogni


Intervista ad Allan Hobson, l'anti - Freud

Sogni romantici, incubi spaventosi. Comunque misterioso frutto dell'inconscio, quell'incontrollata parte di noi che fuoriesce la notte e racconta, finalmente libera dalla censura della coscienza, la parte profonda del nostro io: paure, desideri irrealizzati o repressi, ansie e speranze. Sogni da leggere fra le righe. Come hanno fatto Freud, padre della psicoanalisi, che all'attività onirica ha dedicato il suo ponderoso Traumdeutung, e prima di lui i sacerdoti di Apollo dei Templi di Esculapio, nella Grecia antica, o nel II secolo dopo Cristo Artemidoro di Daldi, il primo a mettere per iscritto uri Interpretazione dei sogni. Ora cancelliamo tutte queste teorie. «Sì, gettatele nella toilette e tirate lo sciacquone».

martedì, agosto 23, 2011

Boncinelli al Festival della Mente

Edoardo Boncinelli sarà il grande protagonista dell'ottava edizione del Festival della Mente, il primo festival europeo dedicato alla creatività e ai processi creativi. Il festival si terrà a Sarzana (SP) dal 2 al 4 settembre. Il genetista italiano sarà impegnato in tutte e tre le date con tre conferenze.

Venerdì alle 19.30 nella Fortezza Firmafede terrà la conferenza Che cos’è la vita? Può esistere una vita artificiale? Lo scienziato statunitense Craig Venter ha annunciato di recente di aver costruito una vita artificiale, cioè sintetica. Quello che ha fatto è mettere un DNA sintetizzato da zero, sulla base di una sequenza immagazzinata in un computer, in una forma molto elementare di batterio, e notare come questo cambiava in un essere mai esistito prima. Questa forma di vita è quindi nuova e senza precedenti, ma è vita artificiale? Per rispondere alla domanda occorre chiedersi che cosa è la vita nella sua essenza. Boncinelli propone una definizione di vita e delle sue componenti fondamentali: la materia, l’energia e l’informazione. Ciò che domina negli esseri viventi è l’informazione, cioè l’ordine e il controllo di quanto vi accade. In questa ottica, quella creata da Venter è davvero una vita artificiale.

Sabato 3 settembre sempre alle ore 19.30 Che cos’è la vita? La vita è comunicazione. Analizziamo da vicino un essere vivente: come tutte le cose del mondo è fatto di materia, di energia e di informazione. L’informazione, quella cosa che misuriamo tutti i giorni in bit e byte, ha un’importanza fondamentale per quanto riguarda gli esseri viventi, che non sarebbero tali infatti senza una gestione molto particolare dell’informazione in essi contenuta. Informazione che parte dal DNA del loro genoma e si trasmette alla cellula che lo ospita e da questa a tutte le altre cellule del corpo in un continuo scambio di informazioni e comunicazione. L’informazione contenuta nel DNA però non basterebbe, se non ce ne procurassimo sempre di nuova, mangiando e respirando. Qualcuno ha definito “informìvori” gli esseri viventi, intendendo che quello di cui veramente non possiamo fare a meno è proprio l’informazione e la sua comunicazione.

Chiuderà domenica 4 settembre alle 19.30 con la conferenza Che cos’è la vita? Vita ieri, oggi e domani.
La vita è probabilmente un unico grande evento che va avanti da quasi quattro miliardi di anni, assumendo le forme più diverse e articolandosi in un numero impressionante di eventi particolari, ovvero i diversi individui, vissuti e viventi. Questa è un’ affermazione non nuovissima, ma non facile da accettare nel suo pieno significato. In altre parole il DNA del genoma di un organismo che inizia la sua vita non sarebbe che un “riassunto delle puntate precedenti”, come dire di tutto ciò che è accaduto fino a quel momento. D’altra parte, è il possesso di un genoma che fa di un essere vivente proprio un essere vivente: i sassi e le nuvole non ce l’hanno. In questo vasto panorama, c’è posto per nuovi eventi, cioè per una nuova vita? Se si prendono le dovute precauzioni sì, anche se in condizioni molto particolari.

Per approfondire: A caccia di geni - Di Renzo Editore

giovedì, luglio 28, 2011

Francisco José Ayala

Francisco José Ayala è nato il 12 marzo del 1934 a Madrid. E' un biologo spagnolo e filosofo americano presso la University of California, Irvine. Ex prete domenicano, ordinato sacerdote nel 1960 ha lasciato il sacerdozio lo stesso anno. Dopo la laurea presso l'Università di Salamanca, si trasferì negli Stati Uniti nel 1961 per un dottorato presso la Columbia University con il professor Theodosius Dobzhansky, laureandosi nel 1964. E' diventato cittadino americano nel 1971.

E' stato Presidente e Presidente del Consiglio della Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza. E’ docente universitario di Scienze Biologiche, Ecologia e Biologia Evoluzionistica (School of Biological Sciences), docente di Filosofia, (Facoltà di Lettere e Filosofia), e professore di Logica e Filosofia della scienza (Facoltà di Scienze Sociali).

Lavori e ricerche

E' conosciuto per le sue ricerche sulle popolazioni e la genetica evolutiva, ed è stato chiamato “l'Uomo del Rinascimento della Biologia Evoluzionistica". Le sue scoperte hanno aperto nuovi approcci alla prevenzione e trattamento delle malattie che colpiscono centinaia di milioni di individui in tutto il mondo. Attualmente è nel comitato consultivo della Campagna per difendere la Costituzione, un'organizzazione che ha incitato il Congresso a eliminare le restrizioni sui finanziamenti federali sulle cellule staminali embrionali. Ha frequentato il convegno Beyond Belief nel novembre 2006.

Premi ricevuti

Nel 2001, Ayala ha ricevuto la National Medal of Science. Il 13 aprile 2007, ha ricevuto la prima di 100 medaglie per il bicentenario dell'Università Mount Saint Mary per la sua conferenza dal titolo "le basi biologiche della morale".

Altri premi che ha ricevuto includono La Medaglia Mendel dell'Accademia ceca delle scienze, la medaglia d'oro della Accademia Nazionale dei Lincei, la medaglia d'oro della Stazione Zoologica di Napoli, Premio del Presidente della American Institute of Biological Sciences, la Freedom Scientific. Nel 2010 è stato insignito del Premio Templeton. La biblioteca di scienza a della UC I porta il suo nome.

Ayala è stato eletto membro dell'Accademia Americana delle Arti e delle Scienze nel 1977. E'membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti e della American Philosophical Society. E 'anche membro straniero dell'Accademia Russa delle Scienze, l'Accademia Nazionale dei Lincei a Roma, della Spanish Royal Academy delle Scienze, dell'Accademia Messicana delle Scienze e l'Accademia Serba delle Scienze e delle Arti.

Ha ricevuto lauree ad honorem dalle Università di Atene, l'Università di Bologna, l'Università di Barcellona, l'Università delle Isole Baleari, l'Università di León, l'Università di Madrid, l'Università di Salamanca, l'Università di Valencia, l'Università di Vigo, Estremo Oriente National University, Masaryk University e dell'Università di Varsavia.

Per approfondire:


mercoledì, settembre 08, 2010

Come funziona il cervello?

Il cervello è un organo costituito di cellule, o per meglio dire, di un grande numero di cellule. La sola corteccia cerebrale è composta da 100 miliardi de cellule nervose. Le cellule di cui è composto il cervello non sono certo cellule qualsiasi, né dal punto di vista strutturale né da quello funzionale. Si tratta di cellule fatte per comunicare e che si connettono fra di loro attraverso un numero altissimo di contatti, detti sinapsi. Ogni neurone del cervello contatta gli altri con una media di 10 mila connessioni. Moltiplicando il numero dei neuroni per il numero medio delle connessioni spettanti ad ogni singolo neurone si ottiene la cifra sbalorditiva di un milione di miliardi di connessioni. Nella sua essenza più profonda il cervello è un elaboratore di informazione che possiede un milione di miliardi di connessioni.

Chi determina tutti questi contatti? Una gran parte viene presumibilmente instaurata sulla base dell’informazione biologica codificata nel patrimonio genetico dell’individuo, mentre quelle restanti devono essere stabilite in qualche maniera su una base non genetica, come conseguenza diretta delle varie esperienze della nostra vita, incluso ovviamente l’apprendimento.

Approfondire

martedì, settembre 07, 2010

La deriva genetica

Più di trenta anni fa è comparso un bellissimo libro con questo titolo. Lo scrisse Jacques Monod, uno straordinario scienziato francese dell’Istituto Pasteur, premio Nobel nel 1965 per le sue scoperte su come gli organismi possono adattarsi in modo rapido ed economico al loro ambiente di vita, mettendosi a produrre le sostanze necessarie per digerire un alimento solo quando esso è disponibile. A differenza dei batteriologi del suo tempo, Monod aveva capito la genetica e la teoria darwiniana dell’evoluzione, e il suo libro “Le Hasard et la Necessité" non ha a che vedere direttamente con le sue scoperte, ma parla dei due meccanismi fondamentali dell’evoluzione: la mutazione e la selezione naturale. La parola Hasard, il caso, descrive la mutazione, cioè i cambiamenti ereditari, che sono rari e spontanei, e non sono diretti a risolvere in modo specifico i mille problemi che si presentano ad ogni specie di organismi viventi nel corso della loro vita, ma offrono delle novità che potrebbero essere utili, pur se non lo sono necessariamente. È la selezione naturale, che sceglie quale di queste novità viene adottata. Essa infatti promuove solo quelle mutazioni che aumentano la probabilità di un individuo di sopravvivere fino a potersi riprodurre, e quella di generare più figli meglio provveduti della media di tutti i viventi della stessa generazione. La Necessité è quindi la selezione naturale, che favorisce in modo interamente automatico chi è più in grado di continuare la specie, producendo figli che hanno maggior successo riproduttivo della media della popolazione di fronte alle difficoltà e ai pericoli che ogni specie incontra nell’ambiente in cui vive.

Questo titolo è una descrizione estremamente succinta ed elegante, quasi poetica, della vita. La ragione per usare di nuovo lo stesso titolo è che il libro di Monod ha un grave difetto: sottovaluta molto l’importanza del caso nell’evoluzione, che oggi sappiamo è molto più grande, e non viene solo dal fatto che la mutazione è un fenomeno casuale. Oltre ai due classici fattori di evoluzione descritti da Darwin esistono altri due molto importanti: uno si chiama “deriva genetica”, l’altro migrazione. Il primo di questi due è puro “caso” nel senso più stretto della parola, come la si usa nel calcolo della probabilità e dei giochi d’azzardo, come roulette, dadi e così via. Ai tempi in cui Monod scrisse il suo libro, i genetisti avevano definito la deriva genetica, ma non le davano ancora l’importanza che meritava. La mia prima ricerca di genetica umana fu proprio dedicata a valutare quantitativamente l’importanza di questo fattore evolutivo, e molto altro lavoro che feci poi, compreso quello relativo a uno degli ultimi articoli pubblicato circa un anno fa, cominciò a riconoscerne il giusto valore, che è almeno altrettanto grande quanto quello della selezione naturale. Per questo penso valga la pena di fare questa tardiva correzione a un bel libro, un classico, riutilizzandone l’eccellente titolo. Monod era una persona di grande valore umano oltre che ottimo scienziato, e avrebbe capito benissimo se avessi avuto occasione di parlargliene. Purtroppo morì presto.

Luigi Luca Cavalli Sforza - Il caso e la necessità - Di Renzo Editore

venerdì, luglio 30, 2010

La tristezza

L'infelicità non è una questione esclusiva per poeti o filosofi. Ognuno di noi ha avuto qualche esperienza di malinconia, tristezza e pena. Edoardo Boncinelli afferma che ci sono alcuni punti fermi, che l'infelicità non riguarda un solo ma migliaia di geni e che siamo tutti infelici cambia solamente la consapevolezza che uno ne ha.

Questa è la differenza che ci separa dagli animali, l'uomo ha più memoria e capacità di fare confronti e questo genera aspettative e rimpianti. Per ovviare a questo ci stordiamo uscendo il sabato e facendo shopping. L'infelicità e la tristezza spiegano però il progresso e come diceva Pascal "l’uomo non può stare rinchiuso in una stanza senza fare nulla".

giovedì, luglio 22, 2010

Festival della Mente

Con 40 mila presenze raggiunte nello scorso anno il Festival della Mente di Sarzana giunge alla settima edizione che si svolgerà dal 3 al 5 settembre 2010.

Come sempre la manifestazione sarà un luogo di incontri tra scrittori, scienziati, musicisti, artisti, neuro scienziati, psicoanalisti, storici, filosofi.

Il festival si articolerà in tre giornate all’insegna di conferenze, letture, spettacoli e performance tra le più varie oltre che workshop ed una sezione speciale di laboratori per bambini e ragazzi; a tutti i relatori della manifestazione si chiederà di narrare e descrivere il proprio lavoro, in cosa consiste ed anche il motivo per il quale hanno deciso intraprendere questo determinato percorso e questa particolare attività.

A chiudere le tre giornate della manifestazione sugli spalti della fortezza, il genetista Edoardo Boncinelli che presenterà una serie di incontri che avranno al centro le tre età della mente.

martedì, maggio 18, 2010

Il caso e la necessità

di: Mauro Mandrioli - da La mucca di Schrödinger - Facebook
Ci sono alcuni libri che più di altri influenzano le nostre vite ed “Il caso e la necessità” di Jacques Monod è per me uno dei più importanti. E’ stato quindi con grande curiosità che mi sono avvicinato all’ultimo libro di Luca Luigi Cavalli Sforza che riprende lo stesso titolo di Monod. La scelta di Cavalli Sforza è spiegata immediatamente all’inizio del libro ed è legata al fatto di voler dare al caso una valenza ed una importanza ancora maggiore rispetto a quella che Monod gli attribuiva nel 1970. Non sono certo che il libro si efficace in questo risultato, sebbene ampio spazio sia dato alla deriva genetica ed alle migrazioni ed alla loro importanza nell’evoluzione, rimane però che la versione de “Il caso e la necessità” di Cavalli Sforza è un efficace excursus sull’evoluzione umana e sui diversi contributi (biologici e culturali) di cui dobbiamo tenere conto per capirne pienamente le basi. Il libro è quindi un buon testo per avvicinarsi all’evoluzione umana senza tecnicismi e con la chiarezza e la semplicità che caratterizzano tutti i libri di Cavalli Sforza.

Il libro inizia ripercorrendo velocemente la vita e la carriera di Cavalli Sforza e certamente non passano inosservati i nomi di alcuni degli scienziati con cui Cavalli Sforza ha interagito: basti pensare, per citarne solo alcuni, ad Adriano Buzzati-Traverso, Ronald Fischer, Joshua Lederberg e James Watson. Così come colpisce vedere l’energia con cui Cavalli Sforza si dedica alla ricerca scientifica ed alla comunicazione della scienza: “..qualche volta mi stupisco di quanto insaziabile continui ad essere la molla che ha sempre mantenuto la mia ricerca, la curiosità”.

Nella prima parte del libro Cavalli Sforza parla del progetto “Human Genome Diversity Project” (HGDP), da lui intensamente voluto per capire l’origine della diversità delle popolazioni umane e l’evoluzione della nostra specie. “Vale la pena accennare - scrive Cavalli Sforza - agli ostacoli di natura etica e politica che abbiamo dovuto fronteggiare. Siamo stati accusati di rinforzare con le nostre ricerche il concetto di razza, proprio l’opposto delle nostre persuasioni. Ci hanno chiamato biocolonialisti, ritenendo immorale prelevare sangue a gente inerme come gli indigeni; come se noi intendessimo prelevarlo con la violenza. Ci hanno tacciato di sfruttarli e di volerci arricchire procacciandoci brevetti sul DNA delle popolazioni indigene, di violare le loro identità politiche perché il nostro metodo scientifico avrebbe avuto l’egemonia sulla costruzione dell’identità umana, di andare contro i miti di origine delle popolazioni aborigene e così via”. Nonostante numerose opposizioni e scarsi fondi il progetto è proseguito ed anche la rivista Nature Genetics ha dedicato a questo progetto ampio spazio mostrando le numerose potenzialità di un simile approccio allo studio della diversità umana.

L’altro aspetto che emerge prepotentemente dal libro di Cavalli Sforza è l’importanza degli studi multidisciplinari per comprendere pienamente l’evoluzione umana, perché “l’evoluzione umana non è una questione meramente genetica, ma anche culturale. Noi esseri umani abbiamo fatto della trasmissibilità delle nozioni culturali da una generazione all’altra il primo meccanismo adattativo della specie. Vi deve essere dunque una stretta correlazione tra la capacità umana di fare cultura e la selezione naturale. (…). L’esempio più immediato è quello del linguaggio: è infatti molto probabile che lo sviluppo del linguaggio sia legato all’aumento delle dimensioni del cervello umano, anche se è difficile dire esattamente come e perché. Ecco dunque che l’intervento di altre discipline – l’antropologia e la linguistica in questo caso – può risultare di aiuto al genetista”.

Cavalli Sforza ripercorre quindi gli studi condotti sul parallelismo tra l’evoluzione delle lingue e quella delle popolazioni umane, perché “ci sono infatti chiare analogie – sottolinea Cavalli Sforza – tra l’evoluzione genetica e quella linguistica”, sebbene “non ci si aspetti un correlazione perfetta, dato che il linguaggio (in quanto fenomeno culturale) tende a mutare e quindi anche evolvere in tempi molto più rapidi dei geni”. Altro aspetto importante dell’evoluzione umana è dato dalla cultura in genere, di cui il linguaggio è parte, ma che consiste di “quel patrimonio di conoscenze accumulato nel corso di generazioni (…) e che modella il nostro comportamento”. L’importanza della cultura nel suo complesso non può essere sottovalutata, poiché ci sono cambiamenti culturali che sono equivalenti alle mutazioni, come le invenzioni o le innovazioni, anche se si tratta di variazioni meno casuali rispetto alle mutazioni biologiche. La crescita demografica umana, ad esempio, è provato che sia stata influenzata “da innovazioni tecnologiche riguardanti la produzione di cibo, i trasporti, il potere militare e, in epoche più recenti, le comunicazioni, la matematica e le tecniche sperimentali. Con il trionfo della comunicazione l’evoluzione culturale è diventata il motore dell’evoluzione umana e probabilmente anche dell’evoluzione genetica”.

Questa duplice natura (biologica e culturale) della nostra evoluzione è facilmente osservabile tanto che “se prendiamo le migrazioni, non possiamo esimerci dall’ammettere che sono un fenomeno tanto genetico quanto culturale. Le migrazioni inseriscono nuovi geni, ma anche nuovi costumi e abitudini”. E’ tra l’altro interessante notare come sia proprio la componente culturale a rappresentare il principale elemento di differenze tra le popolazioni. “Ciò che è certo – scrive Cavalli Sforza- è che la variazione genetica è maggiore fra gli individui di una popolazione, che tra le popolazioni. Sul piano culturale avviene esattamente l’opposto: vi è più variazione culturale tra le diverse popolazioni che non all’interno di un solo gruppo”. Cavalli Sforza espresse questo concetto in modo molto chiaro in libri precedenti ad indicare che il razzismo non ha basi biologiche, ma solo culturali.

Per capire quindi l’evoluzione dell’uomo sottolinea Cavali Sforza è “necessario lo studio parallelo di taluni fenomeni attraverso discipline diverse, che vanno dalla genetica alla paleontologia, archeologia, storia, demografia, sociologia, antropologia culturale e fisica, linguistica, toponomastica e antroponimia”. L’ultima parte del libro è dedicata al futuro e Cavalli Sforza dedica spazio alle prospettive di applicazione all’uomo delle ricerche in ambito medico e ai margini di evoluzione della nostra specie, sottolineando il fatto che il futuro dell’uomo non potrà che essere influenzato dalle migrazioni che, sebbene causa di lamentele da parte di razzisti e xenofobi, non potranno che rendere più rosse le prospettive evolutive della nostra specie

mercoledì, maggio 05, 2010

La cultura come destino

Apre Dialoghi dell'uomo a Pistoia. Incontri, spettacoli, dialoghi per capire, conoscere e confrontarsi sul tema dell’identità, per parlare di noi e dell’altro, di razzismi e intolleranze, democrazia e giustizia, ma anche di Internet, letteratura e della nostra identità culturale.
Il festival dell’antropologia contemporanea.
La cultura intesa come conoscenza collettiva che si sviluppa e si rinnova continuamente è la vocazione e il destino dell’uomo. Probabilmente per ragioni biologiche, anche se il dettaglio di questa predestinazione ci sfugge. Tutti gli esseri viventi compiono gesti più o meno strettamente correlati alla sopravvivenza e alla riproduzione. In questo l’uomo non è diverso dagli altri,ma nelle strategie per la sopravvivenza include la consultazione e lo sfruttamento di una conoscenza collettiva che viene continuamente coltivata e accresciuta. Nell’uomo, più che in ogni altro animale superiore, si possono individuare due nascite, una biologica e una culturale. E’ la distanza fra i momenti di queste due nascite che ci colpisce particolarmente nella nostra specie. Si cercherà di darne una giustificazione se non una spiegazione.

Edoardo Boncinelli fisico e genetista, sarà presente Domenica 30 maggio alle ore 18.00 in piazza del Duomo. Boncinelli ha guidato per anni laboratori di biologia molecolare dello sviluppo e si è dedicato allo studio della genetica e della biologia molecolare degli animali superiori e dell’uomo. Insegna Fondamenti biologici della conoscenza presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Collabora a Le Scienze e al Corriere della Sera.

venerdì, agosto 21, 2009

Casualità, destino o genetica familiare?

Traumi familiari accadono ciclicamente all'interno delle famiglie, figli e figlie sono costretti loro malgrado a rivivere gli stessi traumi dei loro genitori o addirittura dei loro antenati. Tutto questo suona come incredibile eppure ci sono dei casi che fanno riflettere e di questi casi se ne occupa la professoressa Anne Ancelin Schützenberger. Stessi traumi, stesse date, stessi giorni. Casualità, destino o genetica familiare?
Nella vita di molti di noi esistono delle corrispondenze di fatti e di date inspiegabili. Forse coincidenze, ma scavando nel nostro passato e in quello della nostra famiglia, compariranno una serie di fatti curiosi che diventa difficile credere come semplice gioco del destino.
Esiste una memoria inconscia che si trasmette attraverso le generazioni e che crea paure, insicurezze, fragilità mentali e psichiche?
La professoressa Schützenberger con il suo libro “La sindrome degli antenati” arrivato alla quindicesima ristampa in Francia e Best Sellers in Italia, è un punto di riferimento per la psicologia trans generazionale, una disciplina che si propone di curare malattie fisiche e mentali andando a scavare nelle storie familiari.
La Schützenberger scoprì la sindrome da anniversario quando vide che molte famiglie vivevano gli stessi eventi sia negli stessi periodi dell’anno sia nelle stesse date e soprattutto negli stessi giorni. Esiste un’evidenza scientifica che mette in relazione i traumi familiari e le date in cui questi avvengono.
In alcuni casi la memoria inconscia si verificherebbe con fatti realmente accaduti che si ripeterebbero in date ricorrenti, infatti i portatori della sindrome degli antenati ne sarebbero del tutto inconsci.
Il campo in cui la scoperta della sindrome degli antenati si riscontra con maggiore frequenza è quello delle malattie. Perché certe patologie spesso incurabili, si replicano nelle famiglie con regolarità sbalorditive? Secondo alcuni studi, le cause vanno ricercate nella genetica e forse anche la nostra componente inconscia ha le sue responsabilità di importante rilievo.
Perché membri diversi della stessa famiglia, in epoche diverse si trovano a rivivere le stesse situazioni? Perché si verificano nello stesso periodo dell’anno e spesso negli stessi giorni?

Nessuno sa perché, ma tutti sanno che accade, deriva dalla comune osservazione. La Schützenberger ha una ipotesi, impegni e doveri non finiti, rimangono nella nostra memoria e solitamente è qualcosa che non possiamo accettare, come una morte prematura o qualcosa che sentiamo ingiusto o la teoria del “se”. Se avessi chiamato prima il dottore, se fossi andato prima all’ospedale o se avessi detto quella cosa o se avessi agito in quella determinata maniera. Tutti questi se continuano a girare nella testa e fino a quando non si chiudono le storie, questi avvenimenti si ripetono all’infinito. Alle volte, per capire i comportamenti patologici di bambini molto piccoli si cerca di farli disegnare o sottoporli a prove poco invasive mentalmente, ma quando questo non è possibile si cerca di intervistare i propri genitori e spesso i nonni, e dalla vita, dagli eventi traumatici di questi si può capire qualcosa di più su quello che sta accadendo al bambino.
E’ veramente quindi il passato a determinare le paure irrazionali, le insicurezze delle generazioni future? Una tesi affascinante difficilmente dimostrabile, ciò che si sa però è che una trasmissione esiste, ma non si sa come questa avvenga. E’ come se su di noi agissero i fantasmi dei nostri antenati che in qualche modo attraverso l’inconscio riescono a condizionare la vita degli eredi da trascinarne i traumi all’interno delle loro vite. Forse è proprio partendo da una particolare concezione di spazio e tempo che si può approfondire il mistero della trasmissione inconscia tra le generazioni di fatti, pensieri ed emozioni? Ci troviamo quindi davanti un nuovo metodo per capire come funziona la nostra memoria e il nostro inconscio.
Come fa un neonato a contenere informazioni, i fatti, gli eventi di una famiglia se non li ha mai vissuti? E’ forse il cordone ombelicale che consegna le informazioni dell’inconscio dalla madre al figlio? Quello che emerge dalle ricerche delle trasmissioni generazionali è un valore matematico e numerico del nostro inconscio. Come se tutti noi fossimo delle tavole rase dove è possibile incidere la memoria di altre persone, come se nascessimo con un programma mentale inconsapevole in grado di marchiarci al livello di DNA. Quindi oltre alle caratteristiche genetiche, il DNA trasferirebbe anche la base della nostra psiche.
Quali meccanismi collegano i misteri dell’irrazionale, l’inconscio e la fisica? Gli studi della relatività di Einstein, quelli sulla fisica quantistica, stanno dando degli input a queste ricerche e si può mostrare come eventi del passato, del presente e quelli ancora non avvenuti possono essere spiegati a livello matematico come universi paralleli.

martedì, giugno 23, 2009

A caccia degli antenati


La definizione dei rapporti di parentela genetica fra specie richiede l'analisi di una quantità enorme di dati. Un nuovo sistema informatico riesce a farlo in tempi brevissimi.

Nel corso degli ultimi due decenni la costruzione di alberi filogenetici, un tempo basati solamente sull'analisi delle strutture morfologiche, ha subito un profondo processo di revisione e accelerazione grazie al ricorso alle analisi del DNA. Tuttavia, questo processo di revisione ha riguardato solamente una piccolissima parte degli 1,5 milioni di specie descritte. Ciò perché la definizione di questi rapporti richiede la considerazione e il confronto di una quantità enorme di dati relativi alle sequenze del DNA e delle proteine.
Fonte: Le Scienze

martedì, aprile 07, 2009

Arrivano i Robot scienziati

Quanto sono importanti i Robot per la scienza, o meglio sarebbe dire quanto sono importanti i robot nella ricerca?


Su Science (http://www.sciencemag.org/) è uscito un articolo che tratta di robot che sono in grado aiutare i ricercatori. Adam, questo il nome del robot specializzato in Biologia è riuscito a fare una scoperta per quanto riguarda la genomica. Adam, programmato da esperti delle universita' di Aberystwyth e Cambridge, e' riuscito a scoprire dati scientifici nuovi, seppure semplici, sul genoma del lievito Saccharomyces cerevisiae, un organismo che gli scienziati utilizzano come modello per studiare forme di vita piu' complesse.
Gli studiosi sono fiduciosi e sperano che Adam e la sua nuova compagna Eve, riescano ad essere la nuova frontiera per mettere a punto nuovi farmaci contro la malaria e la schistomiasi.

La genomica è una branca della biologia molecolare che si occupa dello studio del genoma degli organismi viventi. In particolare si occupa della struttura, contenuto, funzione ed evoluzione del genoma.
Per approfondire:

martedì, febbraio 10, 2009

Bicentenario Darwin

Sono molte le iniziative che riguardano i 200 anni dalla nascita di Darwin. Una delle più importanti figure dell'etologia e della difesa della natura, incontrerà la cittadinanza e gli studenti delle scuole superiori di Trento. Il racconto della sua fantastica vita passata in Tanzania tra gli scimpanzé, il suo continuo impegno nel mondo per diffondere pace e per portare la voce delle popolazioni afflitte da guerre e malattie. Jane Goodall parlerà delle attuali ricerche sugli scimpanzé al Gombe Stream Researh Centre in Tanzania, dei programmi per conservare il prezioso habitat forestale e migliorare le condizioni di vita degli abitanti della zona adiacente al Parco Nazionale.

Tratterà, inoltre, del Jane Goodall Institute e del suo programma Roots & Shoots, la campagna mondiale promossa per la diffusione di una nuova etica ambientale e umanitaria. Questo programma incoraggia lo scambio tra culture diverse, il rispetto per l’ambiente e gli altri animali e l’impegno verso la propria comunità. Come Messaggero di Pace per l’ONU discuterà infine delle ragioni che la inducono a sperare in questi tempi complessi e della viva consapevolezza che ognuno di noi possa contribuire e fare la differenza.

Di Renzo Editore, per celebrare l'evento attuerà uno sconto del 20% dal 12 febbraio al 14 febbraio su 4 titoli che trattano l'argomento.

Luigi Luca Cavalli Sforza (Il caso e la necessità - Ragioni e limiti della diversità geneta) è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica.

Francisco J. Ayala ( Le ragioni dell’evoluzione ) Professore di Scienze biologiche e Filosofia all’Università della California e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, è stato consigliere del Presidente degli Stati Uniti per la scienza e la tecnologia durante l’amministrazione Clinton.Si è occupato di ricerche di genetica evolutiva, in particolare delle diversità genetiche delle popolazioni, l’origine della malaria e l’orologio molecolare dell’evoluzione. Tra i suoi interessi figurano anche il confronto tra religione e scienza e le questioni epistemologiche, etiche e filosofiche legate alla biologia umana.

Jane Goodall ( Cambiare il mondo in una notte ) primatologa, etologa e naturalista di fama internazionale, messaggera di pace per l’ONU, è nota in tutto il mondo per i suoi studi sugli scimpanzé. Ha fondato il Gombe National Park e il Jane Goodall Institute, che si occupa di numerosi progetti a favore degli animali, dell’ambiente e del continente africano.

Irenäus Eibl-Eibesfeldt ( Dall’animale all’uomo ) ha studiato biologia con Konrad Lorenz e Wilhelm von Marinelli e dal 1963 ha insegnato all’Università di Monaco.

lunedì, novembre 10, 2008

Che cos'è la vita?

Il nostro scienziato Edoardo Boncinelli, domani, 11 novembre 2008 leggerà un famoso libro degli anni 40 dal titolo "Che cos'è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico" di Erwin Schrödinger. Come questo libro, Edoardo Boncinelli, ha dato una importante scossa alla ricerca biologica e genetica e anche lui insieme ad altri illustri personaggi della scinza italiana, sono a favore di un grande sostegno alla ricerca italiana.
Con questo appuntamento si avvia al termine il progetto "Ottobre piovono libri" promosso dalla biblioteca napoletana e dall'associazione Azimut
L’ultimo incontro di questo evento sarà con Dacia Maraini che proporrà un racconto, dalla forte identità femminile, "Casa Paterna" di un’autrice siciliana vissuta nella prima parte del Novecento e quasi sconosciuta, Maria Messina.

giovedì, novembre 06, 2008

Stop al razzismo

Se l’Italia torna a mostrare il suo volto razzista, la scienza ha ormai escluso la possibilità di divedere l’umanità in razze: gli studi nel campo della genetica di popolazione hanno contribuito a togliere ogni fondamento scientifico al razzismo. Sedna ne discute con il genetista Luca Cavalli Sforza, il primo a dimostrare che le razze non esistono, autore di molti saggi tra cui Il caso e la necessità. Ragioni e limiti della diversità genetica (Di Renzo editore 2007).

L’intervista è andata in onda su Radio Fragola di Trieste.


Razzismo e genetica, la scienza ha escluso la possibilità di dividere l’umanità in razze, e proprio Cavalli Sforza con i suoi studi nel campo della genetica, ha contribuito a togliere ogni fondamento scientifico alle tesi razziste. Qual è la soluzione però per sfatare i luoghi comuni, falsi miti e i pregiudizi che ancora rafforzano il razzismo?


Secondo Luca Cavalli Sforza, bisogna approfondire la ricerca per far capire che le razze non esistono, esistono invece le difficoltà nel comprendersi perché ci sono almeno seimila lingue al mondo e questo comporterebbe al non capirsi e a respingere ciò che non si capisce.


Le differenze tra popolazioni sono solo genetiche, come il colore della pelle o tollerare più o meno il latte e questo lo si può notare anche in Italia tra abitanti del nord e abitanti del sud, ma quello che ci colpisce di più è l’aspetto estetico e in Europa si è sviluppato una specie di disprezzo per il colore diverso della pelle. Ad amplificare questa paura o disprezzo per le popolazioni nere, c’è anche il fatto del loro tardivo sviluppo causato da vari eventi. Questo permette a qualche sprovveduto di pensare ancora come essere appartenente ad una razza superiore, senza invece aver approfondito le ricerche.

Le differenze genetiche però, non permettono comunque una integrazione tra persone diverse. Le razze non esistono ed è la psicologia a individuare le diversità, per la genetica il colore della pelle è solamente un segno di un clima profondamente diverso dal nostro.


Ma dopo tutto, che cos’è che alimenta ancora il razzismo nei giovani? Alla domanda lo scienziato italiano risponde con molta semplicità e chiarezza. La trasmissione culturale, la trasmissione delle conoscenze. Cioè quello che si impara in famiglia, al mantenimento delle tradizioni ma anche dei pregiudizi.

giovedì, ottobre 30, 2008

Geni e comportamenti

"Il ruolo dei comportamenti è fondamentale in quanto sono in grado di cambiare alcune delle condizioni su cui si esercita la selezione naturale, questa circostanza è il frutto di una o più mutazioni in punti particolari del genoma che ha consentito, in un’ epoca relativamente antica (l’ultima glaciazione circa 13.000 anni fa) e in territori con scarso cibo, di nutrirsi da una abbondante fonte di calorie e nutrienti come il latte. Questo dimostra la validità della teoria della selezione naturale (solo gli individui con la mutazione favorevole sono sopravvissuti in ambienti con scarsità di cibo e abbondanza di latte) e anche che un comportamento (decidere di consumare il latte degli animali allevati) può dirigere l’evoluzione biologica".

L’esempio più noto riguarda il gene che comanda la produzione dell’enzima che digerisce il lattosio. È noto che soprattutto in Italia centro-meridionale molte persone sono intolleranti al lattosio accusando numerosi disturbi. La causa di ciò è che nell’uomo, come in tutti i mammiferi, dopo il secondo anno di vita, il gene smette di funzionare: l’enzima non viene più prodotto e il lattosio non viene digerito. Ma noi sappiamo che, per esempio, quasi il 100% degli abitanti della penisola scandinava hanno l’enzima attivo anche in età adulta.

Questo è stato l'intervento di Luca Cavalli Sforza tenuto il 24 ottobre al convegno "GENI E COMPORTAMENTI. ARTE E SCIENZA DELLA VITA"

martedì, ottobre 28, 2008

Morale e Genetica

Oggi 28 ottobre alle 17.30 alla Loggia dei Mercanti prende il via la nuova edizione de Le ragioni della parola, incontri filosofici organizzato dal comune di di Ancona. La manifestazione partirà oggi e terminerà il 12 dicembre e vedrà impegnati molti personaggi della scienza e filosofia che investigheranno su Il pensiero responsabile- etica e dintorni nella società plurale.

Il primo relatore di oggi sarà Edoardo Boncinelli, genetista di fama mondiale e autore del libro A caccia di geni, che si confronterà con il pubblico presente su Genetica e morale: quale rapporto?

Riconoscere i confini mobili e complessi che separano le possibilità della ricerca scientifica dalle convinzioni dell’etica comporta riflettere su questo problema in termini di apertura dialogica tra i diversi approcci alla questione, a partire dalla scienza.

Edoardo Boncinelli è nato a Rodi nel 1941, è genetista di fama mondiale: a lui e al suo gruppo di lavoro si devono alcune delle più importanti scoperte della biologia contemporanea come l’individuazione di una famiglia di geni, detti «omeogeni», che controllano il corretto sviluppo del corpo. Ordinario di Biologia e Genetica all’Università San Raffaele di Milano, dove è anche direttore del Laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo, è stato presidente della Società Internazionale di Biofisica e Biologia Molecolare, e della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.

Tra le sue opere, ricordiamo la breve autobiografia A caccia di geni (Di Renzo Editore 1996) e i volumi più recenti: Le forme della vita (Einaudi 2007), L’etica della vita. Siamo uomini o embrioni (Rizzoli 2008), Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza (Mondadori 2007), Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell’anima (Laterza 2006), Il posto della scienza (mondatori 2004), Magia della scienza (Archinto 2006); da ultimo ha pubblicato un libro che è diventato subito un best seller: Come nascono le idee (Laterza 2008); ricordiamo infine due libri in collaborazione con filosofi: quello con Umberto Galimberti (e Giovanni M. Pace) E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (Einaudi 2000) e con Emanuele Severino, un Dialogo su etica e scienza (San Raffaele 2008).

lunedì, ottobre 27, 2008

Progetto Genoma Italia

Nel 2009 potrebbero essere resi disponibili i primi risultati del Progetto Genoma Italia, la mappatura del Dna degli italiani attualmente in corso con la collaborazione dell'AVIS e della societa' Biogenomic Technology Italia (BGT) di Porto Torres. Questi risultati preliminari, per ora sul Dna di mille individui, inizieranno a svelare molti segreti su origine e malattie della popolazione italiana. A dare l'annuncio, nel corso del congresso della Societa' italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia, e' stato Luca Cavalli Sforza, genetista emerito della Stanford University in California.
Finanziato dal Ministero dell'Universita' e ricerca scientifica, il progetto prevede di coinvolgere dai 6 ai 10 mila donatori di sangue dell'Avis in tutta Italia per giungere, partendo dal Dna di individui i cui cognomi sono maggiormente ricorrenti fra gli abitanti di ogni provincia, ad una mappatura del genoma degli italiani.
Nell'ambito del progetto finora sono gia' stati stati raccolti campioni di sangue di mille individui di diverse Avis territoriali ma si conta di raccoglierne molti altri: la scelta, ha ricordato Cavalli Sforza, deve ricadere su abitanti indigeni di ogni provincia, italiani 'doc', insoma, che saranno scovati tra paesini e villaggi di montagna dove moltissimi abitanti hanno in comune il cognome.
Infatti c'e' una relazione precisa fra cognome, affinita' e diversita' genetiche.
Cominciato diversi anni fa da Bergamo, il progetto prevede lo studio, ha ricordato lo scienziato, di una parte significativa del Dna degli italiani per ottenere informazioni sulle nostre origini ed anche sulle nostre malattie.

giovedì, ottobre 16, 2008

Geni e cultura camminano insieme

Luigi Luca Cavalli Sforza, uno dei massimi genetisti viventi, ha deciso di rientrare definitivamente in Italia dopo 37 anni passati negli Stati Uniti, alla Facoltà di Medicina della Stanford University, dove è stato professore e poi professore emerito di Genetica. Il prossimo 24 ottobre a Roma aprirà il Congresso nazionale della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia con una lezione magistrale su "Geni e cultura: il ruolo dei comportamenti nell'evoluzione umana". Il caso e la necessità È qui la peculiarità della ricerca di Cavalli Sforza e, al tempo stesso, il coraggio di un'indagine necessariamente interdisciplinare, che presuppone una contaminazione tra scienze biologiche e scienze cosiddette umanistiche.
"Il primo vantaggio che si può trarre da questo approccio multidisciplinare", scrive in un suo recente libro "Il caso e la necessità", Di Renzo Editore, Roma 2007, "è il piacere intellettuale di trovare somiglianze e concordanze tra ambiti di studio così disparati e solitamente presentati come opposti, come la scienza e le discipline umanistiche".
Ma il libro che ha fatto più scalpore sull'argomento lo pubblicò nel 1981 assieme al genetista di popolazione Marcus W. Feldman, con il titolo "Cultural transmission and evolution", Princeton University Press, dove introdusse il concetto di "evoluzione culturale" che, al pari di quella biologica, obbedisce alla stessa necessità: l'adattamento della specie."L'evoluzione culturale è un'invenzione, o meglio, una manifestazione dell'evoluzione genetica, una delle tante. Non è unica dell'uomo. Vi sono manifestazioni "sociali" anche nei batteri che qualcuno equipara a fenomeni culturali.
Tratto da La Repubblica del 16 ottobre 2008