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lunedì, settembre 06, 2010

Kroto e il pallone da calcio

Grazie alla genialità e fantasia di Google che per ogni evento mondiale cambia il suo logotipo dal nome "doodle", sabato tutti, anche i meno addentrati nella scienza, hanno conosciuto il Fullerene. La seconda O di Google si è trasformato in una struttura molecolare animata che si attivava al passaggio del mouse.

25 anni fa Harold Kroto (la presentazione in questo nostro post), Robert Curl e Richard Smalley scoprirono il C60 che venne prima battezzata soccerene dalla parola inglese "Soccer", infatti la molecola ricorda molto un pallone da calcio e poi nominata fullerene in omaggio a Richard Buckminster Fuller per l'assomiglianza alle cupole geodetiche . Per questa scoperta i tre scienziati nel 1996 ricevettero il premio Nobel per la chimica.

Nel campo medico il fullerene è stato utilizzato per legare specifici antibiotici e battere le resistenze di batteri e addirittura per colpire cellule tumorali come il melanoma.
 
Per approfondire:

martedì, luglio 27, 2010

Un pallone nello spazio

Un gruppo di astronomi dell’Università del Western Ontario ha individuato per la prima volta la presenza di fullereni nello spazio. Le molecole complesse formate da soli atomi di carbonio posti ai vertici del poliedro a facce esagonali ricordano molto la forma di un pallone da calcio.

La continua osservazione del telescopio Spitzer che ha analizzato lo spettro infrarosso della luce proveniente da Tc1 la nebulosa planetaria ha permesso questa scoperta.

I primi a sintetizzare i fullereni sono stati Robert Curl, Richard Smalley e Harold Kroto (Molecole su misura - Di Renzo Editore) nel 1985, un traguardo che valse ai tre scienziati il premio nobel per la chimica nel 1996.

Kroto ha dichiarato che questa scoperta emozionante, fornisce prove concrete e convincenti che i fullereni, come sospettato, esistono da molto tempo nella nostra galassia.

mercoledì, giugno 16, 2010

ESOF 2010

Una sessione d’apertura, quattro sessioni plenarie, 18 keynote lectures e 105 sessioni ordinarie. Questo il programma scientifico di “ESOF 2010″, la quarta edizione di Euroscience Open Forum, per la prima volta in Italia, dal 2 al 7 luglio prossimi, al Lingotto di Torino.

Piu’ di 500 i relatori, tra cui Premi Nobel come Ada Yonath, Peter Agre, Sir Harold Kroto, George Smoot, Gerard’t Hooft, Kurt Wuetrich, provenienti da 42 Paesi, che affronteranno i temi di questa edizione, il cui titolo e’ “Passion for Science”, per un pubblico in arrivo da oltre 76 Paesi.

Oltre allo “Scientific Programme”, ESOF2010 si articola in tre programmi: “Career Programme”, dedicato ai giovani ricercatori, protagonisti di questa edizione italiana; “Science to Business Programme”, vetrina per l’industria e gli istituti di ricerca e “Science in the City”, dedicato al grande pubblico, con oltre 80 appuntamenti al Lingotto Fiere, nei palazzi storici, nelle piazze e nelle strade della citta’. Al Lingotto vi sara’, inoltre, il “Research & Innovation Exhibition”, con oltre 50 espositori tra istituti di ricerca, universita’, aziende e fondazioni da tutto il mondo.

giovedì, marzo 11, 2010

Beatiful Minds

Da domani in edicola si potrà trovare una bella iniziativa de L'Espresso e La Repubblica. Venti DVD per raccontare la Scienza senza annoiare dal nome Beatiful Minds. Tra i numeri vorremo segnalare:

  • M.Hack - Tolomeo e Copernico Dalle stelle la misura dell'uomo in uscita il 26 marzo
  • E.Boncinelli - Charles Darwin L'uomo: evoluzione di un progetto? in uscita il 16 aprile
  • H. Kroto - Lavoisier e Medeleev Tra atomi e molecole: nasce la chimica moderna in uscita il 7 maggio
  • J. Nash - John Nash La teoria dei giochi in uscita il 2 luglio

lunedì, novembre 30, 2009

Un personaggio al mese - Sir Harold Kroto

Con questa nuova rubrica vogliamo dare spazio a personaggi fondamentali per la scienza. Il primo personaggio sarà Harold Kroto.

Premio Nobel per la Chimica nel 1996, si è laureato in Chimica nel 1961 ed ha conseguito un PhD in Spettroscopia Molecolare nel 1964 all’ Università di Sheffield. Dopo il suo post-doc al Consiglio Nazionale di Ricerca di Ottawa dal 1964 al 1966, passa un anno ai Laboratori Bell di Murray Hill e nel 1967 inizia la sua carriera accademica all’ Università del Sussex a Brighton. Nel 1970 aveva già compiuto ricerche nei campi della spettroscopia elettronica dei radicali liberi in fase gassosa, del laser-Raman di interazioni nello stato liquido, e della chimica quantistica. Nel 1974 ha finalmente ottenuto uno spettrometro a microonde Hewlett Packard che aspettava da tempo, con cui la prima molecola studiata è stata la prima specie di lunga catena di atomi di carbonio, HC5N.

Studi di laboratorio e radioastronomici su questa molecola a catena lineare ed i suoi ancora più lunghi analoghi strutturali hanno portato alla sorprendente scoperta che sono presenti nello spazio interstellare insieme alle ‘buste’ di gas in espansione che circondano le stelle giganti rosse. Esperimenti di laboratorio con colleghi alla Rice University nel 1985, progettati per simulare le radiazioni chimiche nelle atmosfere di tali stelle, hanno mostrato che erano in effetti presenti. Ma hanno anche scoperto l’esistenza della molecola C60 – una scoperta del tutto inaspettata e casuale. La molecola C60 ha una struttura elegante con lo stesso disegno geometrico di un pallone da calcio, 12 facce pentagonali e 20 esagonali. Kroto l’ha chiamata Buckminsterfullerene in onore dell’ architetto Americano che aveva sviluppato l’ applicazione di questo fondamentale concetto strutturale per creare le cupole geodetiche che sono ormai la soluzione più diffusa per coprire aree molto grandi.

La scoperta del C60 ha comportato per Kroto l’ abbandono del suo sogno di creare uno studio di design grafico (attività che aveva svolto a livello semiprofessionale sin da quando era all’ università). Le eccezionali proprietà di questa molecola e di altre specie simili ad essa – la famiglia del Fullerene – lo hanno portato a concentrare i suoi sforzi sull’ esplorazione delle conseguenze fondamentali della molecola C60 e ad esplorare la chimica sintetica e le applicazioni nella scienza dei materiali. Nel 1991 gli è stato conferito un Royal Society Research Professorship che gli ha permesso di concentrarsi su questo programma di ricerca. Dal 1990 al 2000 è stato presidente del consiglio editoriale dei Chemical Society Reviews. Nel 1995 ha inaugurato il Vega Science Trust (http://www.vega.org.uk/) per creare film scientifici di qualità adeguata alla programmazione su reti televisive (BBC). Ha ora intrapreso un programma chiamato Global Educational Outreach (GEO) per creare una rete di siti Internet (portale: http://www.geoset.info/) con l’ obiettivo di permettere agli scienziati di creare e trasmettere i propri programmi scientifici via web ed in particolare aiutare gli insegnanti ad insegnare la Scienza, l’ Ingegneria e laTecnologia (Science, Engineering and Technology) il meglio possibile dando loro accesso al miglior materiale SET a livello mondiale. Nel 1996 è stato proclamato cavaliere per i suoi contributi alla chimica e nello stesso anno ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica, insieme a Robert Curl e Richard Smalley.

Per approfondire:

venerdì, novembre 13, 2009

Aspettando ESOF2010

Un vero e proprio “zoom sulla scienza”, realizzato in collaborazione con la Città di Torino e gli Enti e le Istituzioni cittadine che si occupano, appunto, della diffusione della scienza nei suoi vari e molteplici aspetti.

ESOF2010 intende far conoscere una parte importante di questo magnifico patrimonio anche, e soprattutto, attraverso le iniziative che andranno ad arricchire il calendario di Zoom Scienza, in attesa delle innumerevoli opportunità offerte dal mondo della ricerca scientifica e dell’innovazione di tutta Europa che si incontrerà a Torino nel luglio del 2010.
La mattina del 9 marzo 2010 nell’ambito degli appuntamenti della XXIV edizione di Giovedì Scienza Harold Kroto incontrerà oltre 1500 studenti delle scuole medie superiori presso il Teatro Colosseo per una lezione sul tema delle carriere scientifiche. Nel pomeriggio Kroto sarà di nuovo protagonista insieme ad alcuni giocatori di Juventus F.C.al PalaRuffini di un evento di scienza e sport questa volta rivolto ai bambini delle elementari.

lunedì, novembre 09, 2009

Science for Children

Con la collaborazione del premio Nobel per la chimica Harold Kroto, nella prossima primavera sarà aperto il primo centro europeo Science for Children italiano. La sede sarà nel capoluogo piemontese e è stato finanziato con due milioni di euro dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo.
Lo scopo del centro sarà quello di stimolare la creatività dei bambini tra i 5 e i 12 anni con esercizi ludici basati sui cinque sensi e varie sezioni dedicate alle misure, alla matematica, all’informatica e ai grandi scienziati, con esperimenti su illusioni ottiche per stimolare il senso del tatto e del movimento.

Un'affascinante esperimento sarà sicuramente quello eseguito all'interno della cabina anecoica dove i ragazzi saranno stimolati ad ascoltare il proprio corpo seguendo il battito cardiaco e il respiro. L'aspettativa è quella di vedere i piccoli visitatori scoprire la curiosità per la scienza giocando con gli oggetti che li circondano.

giovedì, ottobre 29, 2009

La curiosità dei bambini

Come si può suscitare la curiosità dei bambini verso la scienza? Ci pensano Harold Kroto e l'Exploratorium di San Francisco, ideato nel 1968 da Frank Oppenheimer. L’idea è quella di suscitare nei bambini lo stupore e la curiosità per i fenomeni scientifici attraverso il gioco e la scoperta, come fu quella bussola per Einstein.

Quando aveva sei anni lo scienziato tedesco, ammalato e costretto a stare a casa da scuola, iniziò a giocare con una bussola, che gli regalò il padre per non farlo annoiare troppo. Cercò di capire subito quale forza facesse muovere l’asticella e fu quella bussola che accese la sua curiosità per la fisica e scrisse il suo destino come scienziato.

Il gioco e la scoperta sono i due veicoli per invogliare la curiosità verso i fenomeni scientifici. I bambini impareranno a conoscere il mondo con i cinque sensi, per poi misurare ciò che li circonda in modo creativo.

«Il punto di partenza è la meraviglia di fronte a un fenomeno sconosciuto e inatteso - spiega Piero Bianucci, direttore del comitato scientifico - che si ottiene coinvolgendo il giovane visitatore in un esperimento». I bambini capiranno il meccanismo del metodo scientifico, che parte da una percezione della realtà fenomenica, passa per la misura, l’ipotesi interpretativa del fenomeno, l’esperimento per mettere alla prova l’ipotesi e la generalizzazione in un modello (una teoria).
D’altronde fino a quattro anni i bambini - a parità di condizioni ambientali, affettive ed economiche - sono uguali tra loro ed estremamente plastici. A otto anni non è più così: il modo in cui hanno appreso le prime nozioni influenza il modo di memorizzarne altre in futuro, alcuni aspetti della percezione dello spazio si consolida e si determina l’orientamento nei confronti del mondo. Superato un «periodo sensibile» tra i 5 e i 12 anni, l’insorgere di vocazioni scientifiche diventa molto meno probabile.

«Non c’è ancora nulla di simile in Italia - dice Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo - L’idea è di fornire a tutti e in primo luogo ai 200 istituti in rete con la Fondazione San Paolo, gli strumenti adeguati per l’insegnamento dell’educazione scientifica: il Science for Children potrebbe essere il giardino dei futuri Nobel».

martedì, luglio 21, 2009

Competizione e motivazioni

Sul blog Scienceblog.de in collaborazione con JoVe.com è stata inserita una bellissima intervista video al premio Nobel per la chimica Harold Kroto, dal titolo Competizione e motivazioni. Sir Harold Kroto ha vinto il Premio Nobel della Chimica nel 1996 per la scoperta dei fullereni. Abbiamo estrapolato il dialogo dal video che si può anche visionare sul sito http://www.vimeo.com/ e lo abbiamo tradotto per i nostri lettori. C'è veramente bisogno di competizione nel mondo della scienza? Serve per motivare i giovani a impegnarsi a fare le cose giuste? Buona lettura!!

"Non credo che la competizione vada bene per tutti. Alcuni sono molto bravi, ad esempio i tennisti. Però anche i tennisti migliori a volte hanno dei momenti difficili in cui si trovano sotto pressione, e non giocano bene come potrebbero, mentre ci sono altri che reagiscono positivamente a quel tipo di pressione, e sono quelli che vincono. Magari non giocano necessariamente il tennis migliore. Credo si possa fare questa analogia.

Penso che alcune persone – come gli scienziati – farebbero meglio a fare ciò che vogliono senza entrare in competizione. Non che non mi piaccia la competizione, ma non penso che sia necessariamente un aiuto. Altri scienizati invece pensano che lo sia. Il mio collega, ad esempio, Rick Smalley, che è scomparso tre anni fa, lui diceva di amare la competizione. Era quel tipo di persona. Diceva che ne abbiamo bisogno per spingere i giovani a fare le cose giuste. Per me non è necessaria, non mi interessa cosa fanno gli altri, mi interessa solo cosa voglio fare io, e penso che se la gente è in competizione non deve necessariamente interessarmi perché mi interessa fare qualcosa che non interessa a nessun altro. Anche se gioco a tennis, che è uno sport competitivo. Sono stato un giocatore piuttosto bravo, ma non reagivo bene alla pressione. Penso si dovrebbe fare sport solo per divertimento e penso anche che quando si guarda qualche sport competitivo, comporta un qualcosa che non piacerebbe a nessun sportivo.

Credo che valga lo stesso per la scienza. Non faccio scienza per competere con qualcun altro per vincere dei premi. Faccio scienza perché è un bel modo di vivere, è qualcosa in cui sono abbastanza bravo, per la quale ho talento forse, qualcosa che mi diverto a fare. Non la faccio per vincere dei premi, non ho fatto quella scoperta per vincere il Premio Nobel, non mi è mai passato per la mente di vincere dei premi. Beh, in effetti era scienza decorosa, era accurata, e ho pensato, beh, forse mi merito un premio o una medaglia e poi, quando dopo un po’ abbiamo scoperto il C60, abbiamo pensato, beh, forse questo vincerà un premio. Ma non ha mai ostacolato il mio approccio alla scienza. In un certo senso è molto artificiale. Ne sono molto orgoglioso ovviamente – beh, l’orgoglio è un peccato – ma negli anni ci sono stati pro e contro del Premio. Sono molto felice di aver vinto il premio, ma non credo che sia stato tutto positivo. Ci sono stati anche molti aspetti negativi. Penso che i giovani non dovrebbero iniziare qualcosa solo per vincere dei premi. È per questo che non amo la competizione. Non mi piace che la gente faccia sport, l’atletica ad esempio, per vincere dei premi e che poi sia delusa se non vince le Olimpiadi. Credo che questo porti un aspetto negativo nello sport così come anche nella scienza, quando gli scienziati passano la vita a lamentarsi del fatto che non hanno vinto questo o quel premio, e questo mi preoccupa. "

Pressione sull’illuminismo
"Se non avessi vinto il Premio Nobel, forse le cose che avrei preferito fare sono l’arte e la grafica. Mi interessano molto ma non ho mai tempo da dedicarci. Il punto è che avendo vinto il Premio Nobel sento molto spesso una sorta di responsabilità di rappresentare una parte della comunità scientifica su questioni che ritengo importanti. E in particolare oggi, con questa straordinaria pressione sull’illuminismo, credo che il libero pensiero e queste tematiche siano molto importanti ma che siano minacciate. Sono ateo, qualunque cosa sia – ateo, agnostico, non ho mai approfondito. Ci sono pochi scienziati, meno del 10%, che credono in Dio. Gli scienziati più importanti, più del 90%, sono atei. E trasferiscono il proprio aspetto della scienza alla vita quotidiana, il che è una questione intellettuale per me.

Non che non abbia bisogno di qualcosa di mistico nella vita, è solo che non lo accetto, e penso che chi lo accetta abbia uno terribile tallone d’Achille, nel senso che credono a qualunque cosa, a qualunque storia, ovunque provenga, di migliaia di anni fa, per la quale non ci sono prove. E queste persone mi preoccupano perchè si trovano in posizioni di potere e di responsabilità e quando la gente è pronta ad accettare una tra 20 o 30 storie di mille anni fa, mi chiedo cos’altro siano pronte ad accettare quando si arriva a decisioni che mi riguardano. Questa è una delle responsabilità e sento di trovarmi in una posizione per dire qualcosa al riguardo.

Un buon esempio, che farò anche mercoledì, è quello di un museo della creazione negli Stati Uniti, dove ai bambini viene detto che la terra ha solo 4.500 anni, quando è piuttosto chiaro che sia molto più antica, dalle misurazioni scientifiche che coincidono tutte da qualsiasi campo della scienza. Tutte indicano che la terra ha 4,5 milioni di anni. Dicono ai bambini che il Grand Canyon è stato scavato dal diluvio di Noè, 4350 anni fa. Sono un sacco di stronzate, una totale assurdità, eppure i bambini ci vanno e questo mi preoccupa. C’è un’intera generazione di bambini che è stata ingannata, da gente sulla quale non abbiamo alcun controllo. Ci sono gevernatori di alcuni stati USA che la pensano così e fanno delle leggi in modo che gli insegnanti debbano raccontare queste cose ai bambini.

Credo che il mondo si trovi ora in una situazione pericolosa, in cui questi lunatici stanno davvero prendendo il controllo dell’educazione, e di molti altri aspetti, anche qui nell’Unione europea, e questo mi preoccupa.
Io mi baso sempre sulle prove e non accetto nulla senza prove, ma nenache accetto prove senza esaminarle criticamente e dire, sì, mi sembra giusto, oppure in caso di tematiche complesse, sì, probabilmente è giusto. Una tematica complessa è ad esempio il riscaldamento globale, un tema molto complesso. Le prove ci suggeriscono che con la terra oggi abbiamo un problema. Non sono sicuro in maniera assoluta, però sono abbastanza sicuro, e quindi dico, ok, dobbiamo fare qualcosa, perché se è giusto siamo nella merda fino al collo. Voglio dire, probabilmente in grossi problemi, e penso che sia qui che gli scienziati debbano protestare. Questa è la responsabilità di chi ha vinto il Premio Nobel e si trova in una posizione di poter dire queste cose, perché quando le dici, alla gente non piace. Quando le privi del sostegno che aiuta qualche persona a sopravvivere, è un grande problema. Non voglio togliere il sostegno a quelle persone per cui è importante, non hanno influenza, ma penso si debba spazzar via il sostegno da sotto i governatori di quegli stati americani o da chi corre per la presidenza degli Stati Uniti.

Questo mi preoccupa molto, perché se sono pronti ad accettare certi dogmi religiosi, cos’altro sono pronti ad accettare? Sono pronti ad accettare o a credere senza prove che ci sono delle armi di distruzione di massa in Irak, come è accaduto? Credo che questo sia un esempio su cui la gente dovrebbe riflettere. "

lunedì, ottobre 22, 2007

CO2: colpevole o innocente? – Festival della Scienza di Genova


1 novembre 2007 - Per la prima volta nella storia della scienza, un gruppo internazionale di esperti ha reso un verdetto senza appello, affermando nell’ultimo rapporto che «il riscaldamento climatico è praticamente certo» e che «il principale responsabile è molto verosimilmente l’uomo». Questo processo all'anidride carbonica si propone di fare chiarezza, con la partecipazione di esperti e premi Nobel, tra dati scientifici, false conclusioni e piste da approfondire. Con G. Budillon, K. Carslaw, T. Georgiadis, V. Maggi, L. Mariani, P. Rivaro, J. Steinberger e i contributi registrati di Paul Crutzen e Harold Kroto (Molecole su misura, Di Renzo Editore), modera Paola Catapano.

Prenotazione consigliata.

Per informazioni: festivalscienza.it

Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio, P.zza Matteotti, ore 10.30, Genova