mercoledì, agosto 25, 2010

Relatività e tempo immaginario

La fisica classica di Galilei-Newton viene costruita introducendo una spazio fisico euclideo (cioè infinito ed illimitato) ed un tempo infinito, che scorre indipendentemente. Poiché si suppone che la velocità della luce sia infinita, allora noi vediamo il presente, e tutti gli osservatori contemporanei avranno lo stesso passato (che non è più) e lo stesso futuro (che non è ancora). Otteniamo così il modello di Universo di Newton, cioè uno spazio-tempo a fogli tridimensionali, che ci danno lo spazio nei successivi istanti. In questo Universo le leggi fisiche sono le stesse in tutti i punti dello spazio, in ogni epoca e nei riferimenti inerziali (cioè dotate di moto rettilineo eduniforme rispetto alle stelle fisse. Vale allora il principio di relatività di Galilei, che si può enunciare in questo modo:

In tutti i sistemi inerziali : (a) le leggi della meccanica sono le stesse ; (b) la velocità della luce è costante (perché è infinita).

Poiché la velocità della luce, pur essendo grandissima (300.000 km/s) è finita, occorre perfezionare la fisica classica e passare alla relatività speciale di Einstein. Infatti noi vediamo le stelle, le galassie e le quasar come erano migliaia, milioni o miliardi di anni fa. Questo porta ad uno stretto legame tra lo spazio ed il tempo e ad un mescolamento tra passato, presente e futuro, che non sono più gli stessi per gli osservatori contemporanei.

Otteniamo così il modello di Universo di Minkowski, a quattro dimensioni, che perfeziona quello di Newton e che deve essere studiato con i metodi della geometria iperspaziale. Nella relatività speciale vale il principio di relatività di Einstein.

Tratto da "Zero, Infinito, Immaginario - Giuseppe Arcidiacono - Di Renzo Editore"

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